Giustizia, Alfano: seguite le indicazioni del Quirinale. Ma le opposizioni non ci stanno.

di Luca Fiorucci Commenta

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano si è recato oggi al Quirinale  per presentare la bozza di riforma della giustizia che il Consiglio dei ministri si appresta a discutere già da domani. Al termine del colloquio, di un paio d’ ore, il Guardasigilli si è mostrato ottimista e si è detto “soddisfatto dell’ incontro”, mentre Napolitano si sarebbe limitato a “prendere atto” in maniera “formale” della volontà del governo, ascoltando quanto illustrato da Alfano, e auspicando, comunque, che per la riforma della giustizia si possa arrivare a “larghe intese” con l’ opposizione.
Secondo le indiscrezioni, l’ ultima bozza presentata dal ministro della Giustizia prevederebbe, fra l’ altro, che “I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti”, e quindi il cittadino potrà citare direttamente loro in giudizio, anzichè lo Stato, come è previsto ora. Verrebbe poi aggiunto, all’ articolo 113 della Costituzione, l’ art. 113 bis, sulla “responsabilità civile dei magistrati” per i “casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale”.
Si introdurrebbero quindi due CSM, che sarebbero entrambi presieduti dal Capo dello Stato (diversamente dall’ ipotesi che prevedeva a capo del CSM dei magistrati requirenti il Procuratore generale della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune su indicazione del CSM). Cambierebbe poi l’ obbligatorietà dell’ azione penale, che andrebbe esercitata “secondo i criteri stabiliti dalla legge”.

Il capogruppo del PDL Maurizio Gasparri ha spiegato come la riforma della giustizia punterebbe “alla separazione delle carriere” e “alla riduzione del tasso di politicizzazione delle toghe sopratutto nel CSM” (un ritornello, quest’ ultimo, su cui il premier sembra avere impostato buona parte della linea difensiva nei processi che lo vedono imputato), oltre che “per parlare di responsabilità civile”.
Dall’ opposizione, per adesso, arrivano segnali di chiusura. Il segretario del PD Pierluigi Bersani teme che si miri ad un “aggiustamento delle leggi ad personam”, continuando a “non parlare dei problemi seri della giustizia”, e aggiunge: “Vedremo le carte, ma le premesse non sono buone. E’ un treno senza stazione”. Inoltre, il leader PD ricorda che il suo partito ha presentato le sue proposte per migliorare la giustizia, ma il governo propone solo leggi “ad personam” o “riforme costituzionali negative”.
Con un’ immagine efficace, il leader di SEL Nichi Vendola parla di una riforma che mira a blindare “il potere di un sovrano modernamente medievale come l’ inquilino di palazzo Chigi”. Duro anche il commento del leader dell’ IDV Antonio Di Pietro, per il quale, con la riforma, si vuole “intervenire sull’ indipendenza della magistratura“.
Da Futuro e Libertà, invece, giungono segnali di una timida apertura, con Italo Bocchino che afferma: “Non c’ è un nostro no preventivo, perchè il Paese ha bisogno di una riforma della giustizia”.

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