Riforma della Giustizia, i punti principali

di Luca Fiorucci Commenta

Foto: AP/LaPresse

Il consiglio dei ministri ha approvato ieri all’ unanimità la riforma della giustizia, salutandola con un applauso al ministro Angelino Alfano. Adesso, toccherà al Parlamento pronunciarsi, e, trattandosi di una riforma costituzionale, per essere approvata, deve essere sottoposta a doppia votazione per ogni camera, e approvata con una maggioranza dei due terzi, altrimenti sarà necessario ricorrere a un referendum confermativo. Quest’ ultima circo è la più probabile, in quanto le opposizioni si sono dette per lo più contrarie alla riforma. Vediamo, quindi, i punti salienti del disegno di legge varato dal governo.
Il nodo centrale, sui cui si basano gli altri aspetti della riforma, è quello della separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, per la quale le toghe, all’ inizio della carriera, dovranno decidere se diventare pubblici ministeri, che hanno il ruolo dell’ accusa e sarebbero così quasi equiparati agli avvocati della difesa, o svolgere la funzione di giudice, Da ciò discenderebbe la divisione del CSM (Consiglio superiore della magistratura) in due CSM,  uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Il CSM dei giudici sarà presieduto dal presidente della Repubblica, e sarà composto per metà da membri “togati” (scelti dai giudici) e per metà da membri “laici” (eletti dal Parlamento), e anche il vicepresidente sarà scelto fra i membri”laici”.
Anche il CSM dei pubblici ministeri sarà presieduto dal presidente della Repubblica  e composto per metà da membri “togati” (eletti dai pubblici ministeri) e per metà da membri “laici”, fra cui anche il vicepresidente.
Ai due CSM andrebbero compiti sostanzialmente simili a quelli del CSM attuale, anche se verrebbe esplicitamente previsto che “non possono adottare atti di indirizzo politico, nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione”. I magistrati sarebbero poi giudicati non più, come è adesso, dalla sezione disciplinare del CSM, bensì da un altro organo, l’ “alta corte di giustizia”, anch’ essa divisa in due. Verrebbe inoltre introdotta la responsabilità civile per i giudici.

 Sia l’ uso della polizia giudiziaria che l’ obbligatorietà dell’ azione penale andranno invece esercitati “secondo criteri stabiliti dalla legge”, e anche
 le sentenze di proscioglimento saranno appellabili solamente “nei casi previsti dalla legge”, Infine, la riforma non sarebbe retroattiva, e quindi non si applicherebbe ai processi in corso.
Il ministro Alfano ha spiegato come, con la riforma, si avrà “il pm e il cittadino allo stesso livello”, mentre per il premier Berlusconi non si tratta di una legge “ad personam”, bensì di una riforma “nell’ interesse di tutti”, e non è influenzata dal “caso Ruby”, poichè “pensata dal ’94”.  Anche se la legge non venisse applicata ai processi che attualmente riguardano il premier, rimane però difficile pensare che questa riforma sia stata ispirata esclusivamente dall’ intento di “snellire” il funzionamento della giustizia, e non vi sia, invece, anche la volontà di ledere in qualche modo l’ indipendenza della magistratura, se non anche qualche intento “punitivo” nei confronti di essa.

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