Il caso Ruby alla giunta per le autorizzazioni della Camera

di IsayStaff 1

Foto: AP/LaPresse

La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha inziato a riunirsi oggi, tra le polemiche, per decidere in merito alla richiesta del tribunale di Milano di perquisire gli uffici del tesoriere di Silvio Berlusconi. Nella sua relazione, il relatore di maggioranza Antonio Leone, del PDL, ha chiesto che venisse negata l’ autorizzazione a procedere, in quanto vi sarebbe l’ evidenza di un “fumus persecutionis“, un “intento persecutorio“, dei pm nei confronti del premier.

Di diverso parere i gruppi dell’ opposizione, del PD, dell’ IDV e del Terzo Polo, per i quali “la relazione di Leone è tutta improntata su questioni procedurali, cavilli e tatticismi disattesi sia dalle norme che dalle pronuncie della Corte Costituzionale”, senza, aggiungono, “nessun accenno ai gravissimi fatti che hanno dato origine a questa vicenda giudiziaria”. Il dibattito si avvierà domani, mentre il voto arriverà entro giovedì.

Gli avvocati di Berlusconi hanno integrato la documentazione con 29 verbali degli interrogatori condotti nel corso delle indagini difensive. Il PD si è mostrato però critico con le scelte dei legali del premier, con la capogruppo in commissione giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, che ha dichiarato: “La giunta per le autorizzazioni della Camera è chiamata a verificare l’ esistenza del fumus persecutionis, non certo ad entrare nel merito di una indagine in corso. Il tentativo degli avvocati del premier di parlamentarizzare il caso Ruby è pertanto inaccettabile. La sede competente è la Procura di Milano.”

I pm di Milano, intanto, hanno concluso oggi l’ esame degli esiti delle indagini difensive, ascoltando quindi le oltre venti testimonianze raccolte dagli avvocati di Berlusconi, compresa quella della minorenne Ruby, che avrebbe negato di aver mai avuto rapporti sessuali con il premier, nè di essere stata pagata, nè di aver mentito sulla sua età.

La ragazza, inoltre, avrebbe detto lei stessa a Berlusconi di essere “figlia di una nota cantante egiziana e nipote del presidente Mubarak, che pure non avrebbe avuto buoni rapporti con mia madre” , aggiungendo  di essere in “condizione di difficoltà per essere stata ripudiata” dalla sua famiglia di origine dopo che lei si era “convertita al cattolicesimo”, e ricorda di aver conosciuto il premier il 14 febbraio 2010, dopo essere “stata invitata” ha spiegato ” da Lele Mora a presenziare a una cena presso l’ abitazione di una persona che non mi fu indicata”. La ragazza avrebbe comunque ammesso di aver “ricevuto come forma d’ aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà, alcune somme di denaro (nonchè qualche regalo).”

Il tesoriere del premier Giuseppe Spinelli avrebbe detto infatti agli stessi legali Ghedini e Longo di aver dato alla ragazza almeno 8500 euro. Per quel che riguarda l’ inchiesta, poi, secondo quanto trapelato dalla Procura di Milano, gli accertamenti svolti non avrebbero riguardato la cella telefonica di Arcore, mentre tutti i luoghi dove sarebbero state effettuate le intercettazioni, secondo gli avvocati del PDl, sarebbero luoghi di pertinenza della segreteria politica del presidente del Consiglio, e si sarebbe dovuta chiedere l’ autorizzazione per analizzare la cella  di Arcore.

Commenti (1)

  1. Come siamo caduti in basso!
    sempre più in basso!
    una intera classe politica da cancellare – che vergogna – scene patetiche pagate con il sudore di chi lavora veramente!

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