Caso Boffo, “velina patacca”?

di Angela Gennaro 1

Scrive Gabriele Villa nell’articolo della polemica che coinvolge il direttore di Avvenire, Dino Boffo. Direttore che, in base alle “prove” in mano a Il Giornale, è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela..:

Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia

Dopo l’articolo di Villa e l’inizio della polemica, sempre su Il Giornale compare oggi la notizia che il 65% degli italiani, secondo un sondaggio condotto da SkyTg24, starebbe, in questa strana battaglia di fine estate, con il foglio di Feltri.

Ma un’altra è la notizia della giornata: l’informativa cui fa appello il quotidiano della famiglia Berlusconi per costruire la sua notizia su Boffo non sarebbe nel fascicolo giudiziario del tribunale di Terni. Sarebbe, dice il direttore di Avvenire, un’emerita patacca.

Scrive Boffo oggi:

Rimane però il mistero iniziale: come avrà mai fatto il primo degli astuti a non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un’«informativa» che proviene da un fascicolo giudiziario oppure è una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale? Perché, collega Feltri, questa domandina facile facile non te la sei posta? Ma se te la fossi fatta, sei proprio sicuro di avere vicino a te le persone e le competenze giuste per compiere i passi a seconda della gamba? Non sei corso troppo precipitosamente a inaugurare la tua nuova stagione al timone di quello che non è più un foglio corsaro ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio, che ti paga credo lautamente?

L’informativa non ci sarebbe, nè ci sarebbe mai stata. In quel processo non c’è alcun riferimento – né esplicito né implicito – alla presunta “omosessualità” di Dino Boffo. L’informazione potrebbe diventare ufficiale già domani, quando il procuratore della Repubblica di Terni, Fausto Cardella, rientrerà in ufficio e verificherà direttamente gli atti. Nel frattempo il ministro Roberto Maroni ha telefonato al direttore del quotidiano cattolico, per manifestargli solidarietà e assicurargli tutte le verifiche. Di sua compateenza in qualità di titolare degli Interni.

Boffo ha dato voce alle inquietudini del mondo cattolico per lo stile di vita di Silvio Berlusconi, dicono. E dicono che in questo ci sarebbe la ragione di quanto accaduto in questi giorni. L’accusa si basa sulla famosa “nota”, che però ha delle “incongruenze tecniche”. Le seguenti: l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari non è mai “accompagnata” da una “nota informativa”. La spiegazione riportata dall’articolo de Il Giornale non può tecnicamente essere una “nota” che accompagna l’ordinanza del giudice. Il “riepilogo” non può essere un documento delle indagini preliminari, quindi non sarebbe agli atti del fascicolo giudiziario. Né esiste – lo ha verificato Maroni stesso – fascicolo nelle questure in cui lo si definisce “noto omosessuale”.

E allora cos’è questa velina? Quale il gioco dietro? Un gioco pericoloso. Toccare la Chiesa l’intoccabile, e neppure, apparentemente, a ragione…

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