Caso Montecarlo, i finiani su Lavitola: “Il falso documento è opera sua”

di IsayStaff Commenta


La casa di Montecarlo, nella quale Gian Carlo Tulliani vive in affitto, sarebbe in realtà di proprietà del cognato di Gianfranco Fini. E’ quanto trapela dai documenti pubblicati da due giornali di Santo Domingo – e ripresi da Il Giornale e da Libero – secondo cui, dietro le due società off shore, ci sarebbe il fratello della consorte del Presidente della Camera.

Lo stesso documento sarebbe stato redatto dal ministero preposto dello Stato di Santa Lucia: Fini si è affrettato a smentire la versione dei fatti, i finiani hanno parlato di azione di killeraggio da parte dei servizi segreti italiani, manovrati a suon di milioni dall’Esecutivo nazionale.

Scalpore, clamore, confusione ai massimi storici: ci si capisce poco ma, tra accuse e smentite, è stato individuato colui che sarebbe responsabile del “falso”: risponde, stando a repubblica.it e alla tesi sostenuta dai referenti di Futuro e Libertà, al nome di Valter Lavitola, direttore dell’Avanti e parlamentare PdL.

Italo Bocchino (Fli): “Lavitola sarebbe uno degli uomini che ha lavorato a questa patacca per consegnarla al premier. E’ stato con Berlusconi nel recente viaggio in Centro e Sud America. Il dossier è stato prodotto ad arte da un persona molto vicina a Berlusconi“.

La replica dell’accusato: “Ho appreso pochi minuti fa di questa folle presunzione. Sono un giornalista, direttore di un quotidiano che benché storico purtroppo è poco letto e quindi ho cercato di mettermi sulle tracce di chi fosse il titolare di queste due società off-shore per cercare di saperlo“.

Palazzo Chigi in una nota: “Le illazioni, le voci e le congetture apparse su alcuni quotidiani in relazione ad una presunta attività di dossieraggio sono assolutamente false, diffamatorie e destituite di ogni fondamento. I Servizi segreti nelle loro diverse articolazioni e la Guardia di Finanza hanno già provveduto a smentire, non avendo mai svolto alcuna attività, né diretta né indiretta, né in Italia né all’estero, in relazione a queste voci. Di fronte alla gravità di queste insinuazioni la Presidenza del Consiglio non può non denunciare la totale irresponsabilità di chi diffonde voci siffatte solo per ragioni di polemica politica, ben sapendo che esse non hanno il minimo fondamento“.

Fabio Granata (Fli): “Hanno scoperto che quel documento è una patacca, una fotocopia: siamo a un killeraggio gestito da due giornali, di cui uno di proprietà della famiglia del premier“.

Infine, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una smentita della stamperia dello Stato di Santa Lucia: “Il documento Tulliani non è nostro“.
TO BE CONTINUED…

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