A Rita Atria e Adolfo Parmaliana

di IsayStaff Commenta



Nuovo quesito. Cosa vi dice il nome di Rita Atria?

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.
Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta


Questa era Rita. Questo il suo testamento.


L’Italia fa i suoi martiri. Agli italiani, in fondo, piacciono. Si fanno i martiri, e poi li si compiangono. Il procedimento, in fondo, è assai semplice, e affatto faticoso.


Sono passati in un lampo i 15 minuti di celebrità per Adolfo Parmaliana, professore antimafia di Messina. Suicida. Si è gettato da un cavalcavia. Da solo? Chissà. Si è suicidato – questa la versione ufficiale dei fatti – come nel 1992 si è suicidata Rita Atria, testimone di Borsellino, dopo la morte del magistrato. Un salto nel vuoto.

Gesto estremo, luce mediatica, poi buio totale. Dopo, come prima.


Adolfo Parmaliana era l’uomo che, con le sue denunce, aveva portato allo scioglimento del consiglio comunale di Terme Vigliatore per mafia.


Risultato? Il Professore da accusatore ad accusato, e rinviato a giudizio per diffamazione: forse per un volantino in cui recitava “Giustizia è fatta” dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa.


Dopo la mia morte voglio un funerale con pochissime persone, solo le persone che mi hanno aiutato a fare giustizia per la morte di mio padre e di mio fratello; mia madre non dovrà venire per nessuna ragione al mio funerale. Dovrà essere un funerale con molti fiori, ma non voglio fiori di colore bianco; la bara sarà nera o bianca e sopra la bara dovrà essere posata solo una rosa. Sono sicura che non avrò una lunga vita sia se sarò uccisa dalle persone che accuserò durante il processo, che per una promessa del destino


Così scriveva Rita Atria, il cui nome è sfrecciato come stella cadente nella notizia del suicidio del professore universitario. La sua storia è legata inscindibilmente a Piera Aiello, cognata vedova. Il fratello di Rita, marito di Piera, è morto sotto gli occhi della moglie. Una vita segnata, un impegno – quello di entrambe – di collaboratori di giustizia. Sono esistenze segnate da Paolo Borsellino. Rita aveva solo 18 anni.


La storia di Rita è qui. Rita ha rinunciato a tutto. Anche alla madre: la donna la ripudiò, e dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate. Questo punto della storia da un’impressione agghiacciante.


E’ di ieri la notizia di un altro assassinio. Stanislao Cantelli, di 60 anni, zio del collaboratore di giustizia Luigi Diana: ucciso, indovinate un po’, ieri a Casal di Principe. Stava giocando a carte.



Forse un mondo onesto non esisterà mai. Forse, se ognuno di noi… Forse ce la faremo

Rita aveva solo 18 anni. Piera resiste ancora. Paolo è morto. Adolfo anche.


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