In ricordo di Peppino Impastato

Sono passati 32 anni. La storia di Peppino Impastato ve l’ha raccontata due anni fa, egregiamente, Francesco qui. Per rileggerla e non perderla. Ce n’è ancora troppo bisogno, di quei cento passi.

Report, la banca dei numeri uno

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Report andrà in onda stasera, domenica 15 novembre, alle 21.30 su Rai Tre. La puntata si intitola ”La banca dei numeri uno” di Paolo Mondani.

Ecco la Sinossi:
Con lo scudo fiscale del 2001, poi prolungato fino al 2003, sono stati messi in regola circa 78 miliardi di euro. A fronte di questa enorme massa di denaro sono state inviate circa 90 segnalazioni di operazioni sospette, di cui nessuna che riguardava la Sicilia. Le banche hanno evidenziato poco o nulla proprio grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge. E quindi non è stato possibile intercettare il denaro sporco frutto di reati di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità.

Stato-Mafia, Grasso intervistato dal Tg3

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La parole della settimana è papello. Peccato che non se ne stia praticamente già più parlando. I contenuti sono noti. Analizzarli e farne contenuto dell’agenda politica? Perplime l’ipotesi. Eppure chi si è veramente stupito del papello? Del sentirsi dire: la trattativa Stato-Mafia…

Eppure il procuratore nazionale antimafia, intervistato dal Tg3, parla.

Il momento era terribile, e bisognava cercare di bloccare questa deriva stragista che era cominciata con la strage di Falcone

La trattativa con la mafia nei primi anni 90 c’è stata. Cosa nostra aveva capito di poter ricattare lo Stato. Alla Procura di Palermo, il figlio di Vito Ciancimino ha consegnato, nei giorni scorsi, quello che assicura essere il “papello” elaborato da Riina per avviare la trattativa tra Stato e mafia. Aizzando – assolutamente non abbastanza – la polemica, e lasciando molti dubbi e interrogativi aperti con l’indagine della Procura di Palermo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e i riscontri sull’attendibilità del celebre pezzo di carta in oggetto (per l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, quello pubblicato da l’Espresso è una “bufala”).

A Rita Atria e Adolfo Parmaliana

Nuovo quesito. Cosa vi dice il nome di Rita Atria?

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.
Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta

Questa era Rita. Questo il suo testamento.
L’Italia fa i suoi martiri. Agli italiani, in fondo, piacciono. Si fanno i martiri, e poi li si compiangono. Il procedimento, in fondo, è assai semplice, e affatto faticoso.
Sono passati in un lampo i 15 minuti di celebrità per Adolfo Parmaliana, professore antimafia di Messina. Suicida. Si è gettato da un cavalcavia. Da solo? Chissà. Si è suicidato – questa la versione ufficiale dei fatti – come nel 1992 si è suicidata Rita Atria, testimone di Borsellino, dopo la morte del magistrato. Un salto nel vuoto.

Peppino Impastato, un eroe moderno

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Trent’anni e un giorno fa, il 9 maggio 1978, veniva ritrovato il cadavere del presidente Moro nella ormai celebre Renault 4 rossa, in via Caetani. Dopo due mesi di “processo del popolo”, l’allora presidente della Democrazia Cristiana veniva condannato a morte dalle Brigate Rosse. Come allora, ancora oggi non sono poche le ombre che avvolgono quel rapimento e la sua uccisione. Le lettere scritte da Moro nel carcere del popolo, le ricerche dei covi brigatisti, prima e dopo il ritrovamento del cadavere, il ruolo dei servizi americani durante la crisi, il silenzio della politica. Sono solo alcuni degli aspetti di una faccenda che è entrata a pieno titolo, e da subito, nell’alveo dei grandi misteri italiani. E sì che ce ne sono parecchi. Ma questa è un’altra storia.
Su molte prime pagine dei giornali del 9 maggio 1978 – ma non tutte – faceva poi capolino la notizia di un altro fatto di cronaca nera. A Cinisi, in provincia di Agrigento, veniva trovato ucciso, dilaniato da una carica di tritolo sui binari della ferrovia, Giuseppe Impastato. Per gli amici Peppino. Esempio insuperato di impegno civile nella lotta alla mafia, Peppino aveva esagerato. E lo misero a tacere. Per chi ha visto il film, I cento passi di Marco Tullio Giordana, il nome e la storia del personaggio non risulteranno nuovi ma c’è qualcosa, della storia di Peppino, che nè il film nè i media che ne hanno nei mesi seguenti cavalcato l’audience, sono riusciti a descrivere efficacemente.
E che forse ci consente di aggiungere un ulteriore tassello nel tentativo di ricostruzione della memoria su come eravamo trent’anni fa. E com’era l’Italia. Il tassello mancante è rappresentato del silenzio, lo stesso che ha soffocato la voglia di verità di due famiglie, quella del presidente Moro e quella di Peppino.