UdC, Casini: “Berlusconi si dimetta”

di Joel 1

La soluzione ideale per sostituire i finiani e consentire all’Esecutivo di disporre di una maggioranza necessaria per durare senza difficoltà fino a fine legislatura, Silvio Berlusconi l’aveva individuata. Reclutare gli ex alleati dell’Unione di Centro, reintegrare Pier Ferdinando Casini e garantire al Governo una compattezza numerica indispensabile.

Stando alle parole del leader dell’UdC, il Premier avrebbe messo sul piatto tutto quello che gli era politicamente possibile: un corteggiamento serrato che, a quanto si apprende, è servito solo a far vacillare alcuni esponenti dell’area centrista, non certo il suo riferimento principale.

La linea di Casini, infatti, è rimasta la stessa di sempre: quella cioè di aprire a una fase nuova – quella di un Governo tecnico – solo in un passaggio successivo alle dimissioni del fondatore del Popolo delle Libertà. Eventualità che a Berlusconi non passa neppure per la testa: ha continuato a testare il terreno per capire quanto l’opera di convincimento potesse almeno fare breccia su alcune individualità dell’UdC e, nonostante il noto dissenso della Lega Nord di Umberto Bossi (che a Casini, ma è reciprocco, non ha mai mandato a dirle), si è speso in prima persona al fine di allargare l’alleanza maggioritaria.

Da Chianciano, dove si è svolta la festa dell’UdC, è stato proprio Casini a chiudere le file e annunciare pubblicamente la via maestra. “Il governo deve prima dimettersi e poi si potrà anche aprire una nuova stagione politica. Per entrare in maggioranza, Berlusconi ci ha offerto di tutto ma, essendo il frutto di una linea politica dettagliata e rigorosa, ribadisco che non siamo ai saldi di fine stagione. Berlusconi apra gli occhi: passi dal delirio di autosufficienza al riconoscimento che non ha più una maggioranza e si dimetta. Quello che possiamo invece garantire è una possibile convergenza sulle buone leggi. Approfitto infine per rilanciare l’idea di un governo di responsabilità nazionale. La politica del’aggiungi un posto a tavola non ci interessa“.

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