Trattativa Stato – Mafia accolto ricorso Quirinale

di Roberto Rossi Commenta

 I giudici della Consulta hanno accolto il ricorso sulle intercettazioni indirette di quattro conversazioni che avevano come protagonista il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Mancino. La Corte Costituzionale ha così accolto le richieste del Quirinale, nel conflitto di attribuzioni con la Procura della Repubblica di Palermo, affermando – in sintesi – che non spettava alla Procura siciliana valutare la rilevanza delle intercettazioni, o omettere di chiedere al giudice l’immediata distruzione, ai sensi di quanto stabilito dall’art. 271 del codice di procedura penale.

In merito, la Consulta ha dichiarato come “la Corte costituzionale in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell’ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271, 3° comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.

Insomma, la Consulta ha stabilito come i pm non avrebbero dovuto valutare le conversazioni intercettate del presidente della Repubblica, né omettere di richiedere la distruzione, seguendo l’iter per le c.d. “intercettazioni vietate”.

L’art. 271 del Codice di procedura penale

L’art. 271 del Codice di procedura penale, che abbiamo ricordato nel nostro approfondimento, sancisce che il giudice può – in ogni grado del processo – disporre la distruzione delle registrazioni che coinvolgono soggetti che risultano non essere intercettabili in funzione del proprio ruolo, come il difensore, il confessore, il medico e, in proposito, il Presidente della Repubblica.

In questo modo, tuttavia, si rischia di strappare un tassello potenzialmente significativo nella ricostruzione delle trattative che hanno coinvolto i massimi vertici del Paese e le organizzazioni mafiose. Cosa ne pensate?

Lascia un commento