Haiti, caos inevitabile

di IsayStaff 13

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Haiti nel caos. L’isola, dopo il disastroso terremoto di una settimana fa, fa i conti oggi con le violenze, il pericolo (estremamente concreto) di epidemie. Cadaveri da seppellire, mentre è presumibilmente ormai troppo tardi per salvare altre persone. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Port-au-Prince, la capitale di questo che è, oggi più di ieri, tra i paesi più poveri del mondo. Gli occhi, e le telecamere di tutto il mondo non stanno – al di là di alcune incursioni – al di là dei confini (pure molto pericolosi) di quella capitale.

Ed ecco che si immagina, si sa, si scrive, ma poco si può fare, per le tragedie del resto del paese. Cento bambini sepolti sotto una scuola, a pochi passi dall’epicentro del terremoto. Un’immagine agghiacciante, un’immagine che dalla nostra lontananza occidentale comoda e accomodata, O storie di miseria, morte e speriamo ancora vita ordinarie in questi giorni di straordinario orrore.
Haiti non è Thaiti, scriveva in tempi non sospetti ABC onlus. Le foto della scuola Sibert, che l’associazione gestisce (gestiva, nel senso che il terremoto è passato anche qui) sono qui. Fanno molto male. Il caos è “inevitabile”, dice il presidente René Preval all’inviato dell’Espresso. Viene in mente Marlon Brando in Apocalypse Now. L’orrore.

L’Italia (che ha annunciato la cancellazione del debito di 40 milioni di euro che Haiti ha con lo Stivale) e tutto il popolo italiano hanno dimostrato una profonda sensibilità e vicinanza alle vittime del popolo haitiano, attivandosi in tempi rapidi a sostegno della popolazione e intervenendo con i primi soccorsi, dicono i politici oggi. Con donazioni, finchè e come si può. Non solo l’Italia, ma tutto il mondo, certo. Aiuto che, però, ed è evidente, ha necessità impellenti, già ormai tardive, di organizzazione e di coordinamento. Dell’Unione Europea, prima di tutto. Le questioni diplomatiche, piccola guerra di fronte ad un bombardamento epocale da parte della natura, lasciano il tempo che trovano.

Ancora pochi giorni, e il mondo ricomincerà a pensare ad altro. Mentre Haiti rimarrà di fronte a sè stessa.

Commenti (13)

  1. L’UOMO COME UN VIRUS

    Immaginiamo il pianeta terra, come una delle infinite cellule del sistema universo, vista al microscopio, dall’occhio di un attento ricercatore. Noterà immediatamente che, a differenza delle altre cellule, la terra, presenta alcune evidenti anomalie e patologie di natura iperplasica e ipertrofica. Una disfunzione che sta mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza. Ad una prima e sommaria osservazione, lo scienziato si limiterà a constatare la presenza di un sostanza semisolida e appiccicosa di colore grigiastro, prodotta dalla cellula in questione (la terra) e che, la stessa, non é più in grado di sintetizzare. Questo elemento, in precedenza estraneo, si accumula sul tessuto connettivo della cellula, alterandola in maniera strutturale e irreversibile e comportando la perdita di qualsiasi funzione vitale. Il nostro ricercatore ipotizza che, diversamente da un tempo, si sia prodotto nella cellula un difetto di funzionamento (corto circuito, intoppo), del suo processo primitivo. Questo incidente di percorso, ha compromesso irrimediabilmente la sopravvivenza della cellula che, in virtù di un intrinseco e necessario processo di necrosi, cercherà di auto sopprimersi, previa il rischio di contaminazione delle altre cellule. Ad un più attento esame, il ricercatore individuerà poi, un congruo numero di elementi oblunghi, con due appendici alla base della loro estremità e una rotondità alla sommità e che, intuisce, possano rivelarsi i virus responsabili di una tale patologia.
    La sostanza appiccicosa e grigiastra, individuata dal ricercatore e riportata alla nostra realtà quotidiana, rappresenta tutta quella montagna di rifiuti industriali, tossici, cancerogeni e radioattivi che, il nostro sistema economico, rigurgita sul pianeta, 24 ore su 24. L’uomo, é il paradigma del virus letale. “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, è un principio che potrebbe avere (forse) una sua coerenza nello spazio di un tempo infinito e relativo ma, impossibile da applicare, alla realtà del presente. In attesa della trasformazione, saremo già tutti morti di cancro e di stenti, sommersi da una marea di rifiuti e soffocati dai loro miasmi.
    Il pianeta terra che, per rendere più comprensibile a tutti, ho trasfigurato in cellula, non va interpretato come metafora ma (fatte le debite proporzioni), come paradigma assoluto del rapporto che esiste fra la causa dei nostri comportamenti e l’effetto sulla nostra realtà. E questo, vale in assoluto per qualsiasi cosa. Se al più presto, non saremo in grado di riconvertire le nostre abitudini, in altre più consone, compatibili e pertinenti la vera natura dell’uomo, e liberarci per sempre da tutte quelle dipendenze e debolezze che alimentano il Sistema Bestia e il suo potere, saremo gli ignari spettatori e i testimoni oculari della più grande tragedia dell’umanità.

    Gianni Tirelli

  2. UNA SINISTRA SENZA SPINA DORSALE

    E poi ci domandiamo per quale motivo, di fronte all’implosione del modello berlusconiano, questa sinistra (inverosimilmente), non guadagni consensi! Ci indigniamo tanto (e a ragione), della vergognosa sudditanza di questa cricca al governo verso il re taumaturgo e, quando lo stesso, irrompe in uno dei programmi televisivi della sua personale lista di proscrizione, tutti ammutoliscono o, al più, ostentano poco convinti sorrisetti di finto sarcasmo e meraviglia. Ma come pensiamo di potere detronizzare il Nano malefico e corte, se oltre al suo potere mediatico, può contare sulla codardia e il buonismo mieloso di una opposizione senza spina dorsale?
    Di quali altre vergogne, soprusi e crimini, si dovrebbe ancora macchiare, un Primo Ministro, piduista e in odore di mafia, dalle frequentazioni agghiaccianti (Gelli, Dell’Utri, Mangano, Cosentino, ecc), e consumato da uno stile di vita degno solo di un pappone di quart’ordine, perché questa maledetta sinistra, pusillanime e smarrita, trovi la forza, il coraggio e la dignità, necessari per abbattere quel muro di omertà e apatia, innalzato a mascherare la sua pachidermica immobilità da prepensionamento? Noi elettori delusi e, oramai, sfiancati sostenitori di una coalizione trasfigurata in orpello, nella quale abbiamo riposto tutte le nostre speranze, siamo arrivati allo stremo. Consumati da una frustrazione repressa e costante che, da oltre quindici anni, ci umilia e ci ferisce. E’ tempo di suonare la carica. Una chiamata alle armi convinta e responsabile che risvegli gli animi dormienti, l’orgoglio ferito e quella passione sociale e politica che, da sempre, fa vibrare le corde del nostro cuore.

    Gianni Tirelli

  3. LA TERRA DEI FIORI

    Se per crescita e sviluppo del Sud, significa trasformare il meridione in quell’immondezzaio caotico di rifiuti tossici e miasmi velenosi, che riflette l’immagine desolante del nord Italia, dove il tasso di inquinamento di fiumi, laghi e falde acquifere, ha oramai raggiunto livelli tali, da rendere necessaria una dichiarazione di stato di emergenza, dove tradizione e solidarietà non sono che l’insegna, il simulacro, il geroglifico, i fantasmi di un passato defunto, e dove la gioia, per lo più, è assente, allora, sarebbe meglio lasciare inascoltate le subdole e seducenti lusinghe della modernità, per restituire a questa terra dei fiori, la sua originaria identità e incomparabile bellezza.
    E per i suoi figli, noi chiediamo libertà e non licenza, qualità e non contraffazione, preferendo la verità alla mistificazione e, dignità e onore, alla schiavitù delle fabbriche della morte.
    Meglio sarebbe per il sud, allora, tornare a coltivare i campi e a pascolare le pecore. “E a notti, calara i rizzi ‘nto mara, e u jornu u bardasciuni, pe piscara, surici, trigghi, pruppi e calamari”.

    Gianni Tirelli

  4. SILVIO BERLUSCONI – UN AUTENTICO CIALTRONE

    Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento. Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo. “Faremo la fine della Grecia”, dichiara, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.

    Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco.
    Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica) di avere introdotto la moralità nella politica.
    Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.

    Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo. Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.

    Gianni Tirelli

  5. LA LIBERTA’ IN VENDITA

    Per il Presidente del Consiglio, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che, di scomodo o incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, il popolo delle libertà, i circoli della libertà e, ultimi, i team della libertà” fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza e di buon senso, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali. Dentro il caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica, corroborata da una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue, sacrificio e rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato o, macchiandoli di impostura, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto in causa, di alcuna rilevanza etica e morale, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato, uno slogan mirato e poi, via con la propaganda. Come non essere d’accordo con lo psicanalista Mancia, quando lo invita a curarsi?

    Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale, mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta a spada tratta.

    Gianni Tirelli

  6. IL PIT-STOP NATALIZIO

    E’ Natale e la nostra cara TV, colta da folgorazione divina, inonda i suoi canali, un tempo sanguinari, con candidi film su infinite storie d’amore, di pace e solidarietà. Il tutto, ben condito con mielose musichette, e una passerella infinita di beati, di santi e di martiri. I vari conduttori bene educati e camuffati da preti di provincia, hanno assunto un’aria melanconica, e a voce bassa e, con parole misurate, ci raccontano di slanci di bontà, di perdoni impossibili e di religiosi appelli all’umiltà e al pentimento.
    Solo la voce dissonante del nostro Papa arringa ai mali di questo secolo nefasto, pregno di relativismo, materialismo, consumismo, indicandoli come i veri responsabili dello sconvolgimento morale e spirituale del mondo moderno. Presto le festività finiranno e, come per incantamento, tutto si dissolverà nell’oblio. Sangue, dolore e morte si rimpossesseranno dei loro posti di comando e volgarità e pornografia, cariche di nuova energia, saranno il “live motive” di una televisione sempre più becera, ipocrita assurta al rango di Grande Diseducatore.

    Gianni Tirelli

  7. BERLUSCONI: UN BUON PAGATORE

    Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
    In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a regola relazionale e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. La contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.
    Violazione e profanazione sono sinonimi di scienza e conoscenza, e l’accanimento terapeutico, di diritto alla vita. Sono i cattolici divorziati, estremi sostenitori e paladini della famiglia, amici di merende del Clero secolare. Rappresentano il più spregevole agglomerato umano di questo paese che, in Silvio Berlusconi, raggiunge il suo culmine. Il professor Mancia, autorevole psicanalista, traccia di lui, in maniera sintetica, un profilo disarmante: “Un uomo piccolo con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui la bugia costituisce una pratica relazionale e la sua introiezione proiettiva lo porta ad attribuire agli avversari tutti i suoi difetti, a cominciare dalla menzogna. C’è da augurarsi che senta il bisogno di farsi curare”. Una vera sentenza!!

    Un Primo Ministro che paga i giudici per manipolare le sentenze, le donne per soddisfare i suoi irrefrenabili e morbosi impulsi sessuali, i senatori per ottenere la fiducia al suo governo, i giornali per delegittimare i suoi avversari e ogni cosa che, nella sua mente bacata, immagina possa delegittimare la sua persona e compromettere il suo potere, è l’esempio più degradante, vergognoso e destabilizzante che, una società civile e democratica possa immaginare di meritarsi.
    Oggi, colui, che più di ogni altro, si è macchiato indelebilmente la coscienza, per essere venuto meno agli impegni solennemente assunti e le sbandierate promesse, violando la fede data e mortificando la fiducia dei cittadini, grida al tradimento. Lui, il traditore della patria, traditore fra i traditori sigilla, con l’ennesimo atto di infamia, la sua sconfitta politica, morale e umana.

    Gianni Tirelli

  8. GIOIA E DOLORE

    L’infinito amore che ho per la vita, è ciò che di più grande, io abbia ricevuto in dote al momento della mia apparizione in questo mondo, e va oltre ogni altro sentimento umano. Gioia e dolore, hanno posseduto il mio cuore, il giorno e la notte, e li ho amati entrambi, figli di una stessa anima, fratelli di sangue, amici leali e complementari. Consapevole dei loro diritti, e dei bisogni di ognuno a volte, sono rimasto ad osservarli, al fine di cogliere i motivi della loro alternanza dentro mio cuore, anche se in diverse circostanze, il senso mi appariva oscuro. Spinto, così, dal bisogno insaziabile di sapere, ho attinto alle risorse del mio spirito, che ha risposto agli interrogativi della mia mente, spesso, serva delle sue rudimentali logiche e di azzardate conclusioni costruite sulla parola. È necessario ascoltare in silenzio, se vogliamo le risposte ai nostri perché. Gioia e dolore, non intervengono nella nostra vita in maniera arbitraria, ma sono la risultante dei nostri comportamenti e dei pensieri. Come spie luminose dentro il nostro cuore, si accendono e si spengono, segnalando le nostre vittorie e i nostri errori per poi comprenderne le ragioni. Gioia e dolore, sono inseparabili. “Essi giungono insieme, e se l’una vi siede accanto alla mensa, ricordatevi che l’altro sul vostro letto dorme”. Gibran, da “Il Profeta”

    Gianni Tirelli

  9. UNA PERICOLOSA INDIGESTIONE

    Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata.
Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare.
L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità del ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario, dalla consapevolezza e ragionevolezza.
Quando, oggi, sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanità.

    Gianni Tirelli

  10. COMUNISMO E ANTICOMUNISMO SECONDO SILVIO BERLUSCONI

    Tutto ciò che, secondo Silvio Berlusconi, si frappone a destabilizzare (in un modo o in un altro) le logiche dei suoi interessi particolari, si identifica in un progetto eversivo e ideologico, di stampo Staliniano.
    In verità, il nano cialtrone, omette volutamente il fatto che, la pappa pronta della libertà, servita su di un piatto d’argento, gli è stata consegnata “brevi manu” proprio da quelli che lui persiste (con l’intento di offendere e dividere ) a chiamare, “i comunisti.”
    Una tale libertà, conquistata al costo di vite umane, privazioni e sacrifici è, nel tempo, degenerata in licenza sistematica, assunta, poi, a normale pratica relazionale. E’ in questo modo che il sig. Berlusconi ha costruito il suo impero e dato vita al suo perverso progetto politico!
    Se ci attenessimo alle sue dichiarazioni, l’Italia sarebbe un covo di comunisti e terroristi rossi, e non si capirebbe, quindi, il motivo del suo successo imprenditoriale e politico.
    Ma a onor del vero e per onestà intellettuale, voglio anche elencare alcune delle eccezioni che, secondo il Cavaliere, non rientrano in tali categorie che, nei fatti e nei comportamenti, si dissocianano da ogni possibile o sospetta appartenenza.

    COSA NON E’COMUNISMO PER SILVIO BERLUSCONIi:

    La massoneria, la mafia, il fascismo, lo Ior, il grande fratello, amici, la catastrofe ambientale, la criminalità organizzata, la speculazione, la collusione, la corruzione, l’intimidazione, il raggiro, il ricatto, la minaccia, la menzogna e il denaro.

    I PALADINI DELL’ANTICOMUNISMO SECONDO SILVIO BERLUSCONI:

    Licio Gelli, Dell’utri, Andreotti, Previti, Scapagnini, Cosentino, Vittorio Mangano, Don Verzé, Don Gelmini, Lele Mora, Emilio Fede, Minzolini, Signorini, Maria De Filippi, Tarantini, Verdini, Scaiola, Ricucci, Fitto, De Gregorio, De Girolamo, Brancher, Romani, Ciarrapico, Cuffaro, Luigi Grillo, Galati, Pecorella, Lele Mora; e mi fermo qui!

    Non c’è nulla da aggiungere!!

    Gianni Tirelli

  11. CARO BERLUSCA: L’AMERICA E’ FINITA

    Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento.

    Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo.

    “Faremo la fine della Grecia”, ha dichiarato tempo addietro, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.
    Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco. Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica): “un’altra cosa a fatto questo governo! Abbiamo introdotto la moralità nella politica.” Da non crederci!!!!

    Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.

    Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo.

    Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.

    Gianni Tirelli

  12. L’IGNORANTE MODERNO: UN INDIVIDUO SENZA VOLONTA’

    L’uomo senza volontà è costantemente riverso su se stesso, relegato dentro un labirinto di parole in virtù delle quali si prefigge, attraverso un’analisi introspettiva di natura opportunistica, di trovare una motivazione logica alla sua condizione di parassita della società. L’uomo senza volontà è un essere monco, incompiuto che, all’azione e ai fatti, ha sostituito le attenuanti e l’auto-commiserazione al fine di prescrivere ed assolvere la sua inettitudine fisica e morale e rendere legittime ogni debolezza, dipendenza e paura.
    Questo individuo, oltre ad essere un peso per la comunità, è un esempio negativo per il suo stesso nucleo famigliare che, per emulazione, assimilerà l’immagine distorta di un tale atteggiamento, come legittima e auspicabile.
    L’uomo privo di volontà, è incline al servilismo, alla diffamazione e al tradimento, tratti caratteriali di un’indole epurata da ogni oggettivo parametro di riferimento, scale di valori e buon senso.
    Quest’uomo non è capace di veri sentimenti ai quali, da esperto commediante logorroico, predilige una grottesca messinscena, permeata di enfasi, costernata commozione e sentita preoccupazione. Per questo genere di individui, in stato di dissociazione perenne, il confine fra la finzione e la realtà (con il tempo e la pratica costante), viene azzerato, incorrendo così, nel serio rischio, di non sapere più distinguere l’una dall’altra. Del resto, anche la qualità e la forza delle emozioni sono il risultato di impegno, di consapevolezza e discernimento, e tutte, fanno capo a quell’impulso rigeneratore e rivoluzionario che trasforma l’uomo in credente: la volontà.

    L’intelligenza, è un valore che, oggi, in molti credono di possedere, peggiorando, ulteriormente, la loro condizione di somari. Furbizia non è intelligenza ma la sua contraffazione.
    L’ignorante moderno, è un individuo pigro, sia sotto il profilo mentale, che dell’attività fisica, affetto da menzogna cronica e da un tipo di logorrea, ad innesco automatico. La sua pigrizia, è inversamente proporzionale alla quantità di parole che riesce ad emettere. L’ignorante puro, riesce a parlare per ore, senza un vero motivo razionale e razionabile. Contesta qualsiasi cosa, non avendo, lui, nulla da proporre. Trascorre la sua vita, aspettando una preda alla quale contrapporre il suo dissenso.
    Atteggiamento tipico dell’ignorante, è quello di lamentarsi in continuazione per il troppo lavoro, per gli impegni che lo sommergono, per un’infinità di problemi inesistenti, per stanchezza, mal di testa, acidità di stomaco e cose del genere. In verità, è dedito all’ozio, al piccolo vizio e alla commedia. L’ignorante tipo basic, al contrario, è innocuo; anzi, come certo colesterolo, apporta benefici all’intricato sistema sociale e ai suoi fragilissimi equilibri. L’ignoranza, non è specifica caratteristica di una classe sociale ma, nelle moderne società industrializzate, esprime la sua massima virulenza nella rappresentazione del potere politico, economico e mediatico.
    L’ignorante, è un “uomo preconcetto” per natura, condizione che gli deriva dal suo analfabetismo esistenziale. E alla fine: ignorante non è chi non sa scrivere e non sa leggere, ma chi non sa zappare, seminare e raccogliere. Ignorante è chi non sa interpretare il cielo, le onde del mare, e il vento di maestrale. Ignorante è l’uomo che cerca prove fra la sabbia del deserto. Perché ignorante, non è chi è stato, ma chi é.

    Gianni Tirelli

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