Russia, allarme incendi – paura nucleare: 50 morti e 200 mila ettari in fumo. “E’ volontà divina”

di Joel 2

Brucia la Russia e, concettualmente, è un’immagine cui non si è abituati. Perchè l’ondata di calore mai vista che sta interessando lo Stato orientale è per l’appunto un’anomalia per una Nazione per nulla avvezza a fare i conti con gli incendi. Eppure: gli almeno 50 morti e i 200 mila ettari andati in fumo (limitandoci a dati che sono ufficiali ma che potrebbero essere parziali) consentono di prendere visione di una fotografia drammatica che interessa la Russia e in maniera non più superficiale anche l’Ucraina (dove, in 24 ore, le ultime, sono stati domati 425 incendi). Altri numeri a rendere l’entità del momento: già utilizzati 16.000 uomini del ministero delle Emergenze e 8.000 dell’esercito oltre all’intero corpo dei vigili del fuoco.

Dichiarato lo stato di emergenza che ha costretto il Presidente Dmitry Medvedev a un rientro anticipato dalle ferie per gestire un imprevisto che rischia di mietere assai più danni di quelli per ora registrati: il motivo è semplice e rimanda al fitto numero di centrali nucleari che insistono su territorio russo, specie nella sua parte europea che – a conti fatti – è anche quella su cui si constano i maggiori danni.

E’ proprio attorno alle aree nuclearizzate (a Sarov è stato sedato un incendio), alle basi militari e alle installazioni strategiche che Medvedev ha ordinato un infittimento di controlli e sicurezza. Fanno seguito inevitabili e conseguenziali problemi di visibilità (Mosca avvolta da cappe di fumo) e di respirazione (nubi tossiche che danno parecchie difficoltà). Gli ultimi due decessi sono avvenuti a Nizhni Novgorod e Voronezh (entrambe a 500 km dalla Capitale).

Come sempre, la popolazione vive gli avvenimenti sulla scia di emotività e suggestione: stando a quanto afferma Zurab Keklidze, referente del centro nazionale psichiatrico Serbski, parte dei russi affronta la vicenda con la convinzione di essere giunti a poca distanza dalla fine del mondo e, anzichè riconoscere la straordinarietà del fenomeno naturale (quello del caldo record), attribuiscono a quanto accade una volontà divina: “Dicono che è la punizione di Dio, l’inizio della fine del mondo, e i loro discorsi alimentano un sacco di voci, preoccupazioni, paure“.

Altri ancora – ed è la tesi avvallata anche da Andrei Areshev, vice capo della fondazione Cultura strategica – ritengono che il fenomeno vada attribuito all’utilizzo di sofisticate armi climatiche. Sopravvivere alla cappa creata che abbraccia Mosca, intanto, significa indossare mascherine protettive attraverso cui inspirare ed espirare.

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