Mentana: “La7, Tg libero e completo: si guardi al post berlusconismo”

di IsayStaff 1

Enrico Mentana, direttore del Tg di La7 dallo scorso 2 luglio, torna a parlare di informazione (e della sua mancanza) in un contesto nel quale l’Italia vive una situazione politica quantomeno delicata e nella quale anche il fruscio di un capello potrebbe far saltare gli equilibri da un momento all’altro. La tenuta del Governo in occasione della mozione di sfiducia presentata da Pd e IdV nei confronti di Giacomo Caliendo (respinta con 299 voti contrari: sono bastati ma sono ben lontani dalla maggioranza assoluta di 316 per vivere con tranquillità nella Camera) è in realtà la dimostrazione evidente di un equilibrio precario che andrebbe raccontato passo dopo passo:

Non è importante ridare spazio o meno ai talk show, semmai individuare una maniera adatta per informare il cittadino sulla politica. Mi capita sempre più spesso di incontrare persone che aborrano la presenza di Bruno Vespa quando c’è e poi – quelle stesse persone – fanno parte del novero di chi aborra il fatto che non ci sia. Qualcosa non torna. Qual è il senso di interrompere i dibattiti da giugno a settembre?“.

Ed è la prima osservazione che il meneghino, ex direttore del Tg5, palesa sulle pagine de Il Fatto quotidiano con la garanzia che i numeri che contano (quelli dell’auditel) sono tutti dalla sua (l’edizione del telegiornale delle ore venti di La7 è riuscita nell’impresa di superare il 5% di share rosicchiando spettatori tanto a RaiUno quanto a Canale5):

Non mi permetterei di offendere, ma dicono che i due principali Tg tendano a sfumare le notizie più importanti: allora, se di contro possono optare per una alternativa che sappia essere esaustiva perchè libera e completa, il gioco è fatto“.

Storie di numeri che l’ideatore ed ex conduttore di Matrix conosce bene (è stato dipendente Rai dal 1980 al 1991, il passaggio a Mediaset l’anno dopo):

Perchè un’azienda come la Rai, con 13 mila dipendenti e oltre mille giornalisti affida programmi a esterni? Io ho deciso di puntare forte su un Tg che viene trasmesso da una rete che di suo è già riferimento per chi ha voglia di approfondire: In Onda e omnibus, poi L’Infedele, Exit, Otto e Mezzo e altro ancora“.

Con la ricetta tra le dita, Mentana sa cosa cucinare, a prescindere dal gradimento degli invitati: “Sembra che il clima nel quale si è costretti a vivere sia quello, suriscaldato, del pro o contro Berlusconi. Perchè non provare a intraprendere semplicemente un post berlusconismo? Tra l’altro, anche a intenderla dal punto di vista politico, il limite della polarizzazione “berlusconismo – anti berlusconismo” sta nel fatto che, in tutti questi anni, a fare male a Berlusconi è sempre stato un alleato, mai un avversario“.

Sembrano dunque lontani i tempi in cui (era lì, un attimo fa: 9 febbraio 2009) Mentana annunciò le dimissioni da Direttore del Tg5 con l’accusa riviolta alla rete di non aver modificato il palinsesto in occcasione della morte di Eluana Englaro, sopraggiunta a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale. in quel periodo il giornalista avrebbe detto: “Mediaset si era trasformata in un comitato elettorale, dove i dipendenti festeggiavano per il buon lavoro, portato a termine non tramite la giusta informazione o gli ascolti, ma basandosi sulle preferenze accordate dagli italiani a Silvio Berlusconi“.
Sembra un secolo e mezzo fa. In realtà, il tempo utile a cambiare datore di lavoro.

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