Vai al contenuto
Home » Iraq » Riuscirà Prodi a salvarsi dalla crisi?

Riuscirà Prodi a salvarsi dalla crisi?



Si riceve e si pubblica un comunicato stampa del Codacons. La Rai non trasmette le comunicazioni che il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha appena svolto alla Camera dei Deputati sulla crisi di Governo. Un fatto scandaloso per un’azienda che dovrebbe svolgere un servizio pubblico. Evidentemente per la Rai la crisi di Governo è stata già sufficientemente trattata ieri da “Porta a porta” e non è, quindi, necessario verificare che ne pensa il Parlamento italiano. I complimenti vivissimi del Codacons alla Rai e alla Commissione di vigilanza!


Ha appena finito il suo discorso, concludendo con la richiesta di fiducia a Camera e Senato. E’ stanco, il Professore. Gli ci mancava solo la crisi aperta da Clemente Mastella.

L’intervento di Prodi è cominciato ringraziando Mastella per il lavoro svolto come ministro della Giustizia. Certo, le battute su questo si sprecherebbero. Il Premier ha poi voluto e dovuto sottolineare che l’ex Guardasigilli non è stato lasciato solo dopo le sue vicende giudiziarie.


Scusate, tutti quelli pesantemente accusati di corruzione beneficiano dell’applauso e della solidarietà istituzionale, vero? Fosse questa non l’Italia, ma un qualunque altro paese civilizzato, i guai di Mastella sarebbero stati i guai di Mastella, si sarebbe dimesso discretamente e con la coda tra le gambe, e quando un giorno di lui si sarebbe dimostrata l’eventuale innocenza, pace e dignità per tutti. No. Qui no. Qui gran caciara e crisi di governo.


Tornando alle prodiane parole, e alla gran caciara, il Premier vacillante ha dovuto anche rimembrare le crisi degli ultimi 15 anni tra politica e magistratura, sottolineando, bontà sua, che la politica non deve sentirsi irresponsabile mentre la magistratura deve sottoporsi con lealtà al rispetto delle regole. Condizione, quest’ultima, che veramente, per logica, dovrebbe essere richiamata ad entrambe le parti del binomio.


L’opposizione, facendo il suo lavoro, gridava in aula elezioni. La maggioranza provava a comunicare invece un po’ di calore, applaudendo. E qui Romano Prodi ha rivendicato i meriti del suo governo ad oggi.


Nato con un programma elettorale firmato e condiviso da tutti i partiti dell’Unione. Tempi lontani. Ma Prodi è accorato, convinto: Questo è un governo che ha saputo rimettere in piedi il Paese e gli ha permesso di riprendere il cammino facendolo uscire dalle emergenze. Questo è un governo che ha riconquistato la fiducia in Europa come ha espressamente certificato il commissario Almunia, che ha riconquistato credibilità sui mercati e nelle istituzioni istituzionali, che ha saputo riconquistare all’Italia il posto che le spetta nello scenario internazionale, che ha saputo chiudere senza sbavature l’avventura in Iraq, che ha guidato il processo per la missione Libano, ed è presente con determinazione e umanità ovunque nel mondo la pace è in pericolo. Un governo che ha saputo combattere la criminalità organizzata, diffondere la cultura del rispetto, e far condannare nel mondo la pena di morte.


I meriti elencati non sono pochi. Questo è un governo che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva, che ha combattuto la precarietà, la disoccupazione, che ha investito sui giovani. Un governo che ha saputo liberalizzare i servizi, combattere le corporazioni, che ha messo la casa al centro delle politiche tagliando l’Ici e agevolando gli affitti. Un governo che ha creduto e crede nell’ambiente e nella sua tutela, e anche quando ci siamo trovati di fronte a emergenze come quella dei rifiuti, non abbiamo cercato di addossare ad altri le responsabilità storiche, come sarebbe stato facile, ma ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo affrontato concretamente il problema. Un lavoro che sta producendo i suoi frutti e che, ne sono certo, ne produrrà anche in futuro. Questi sono i risultati che presento con orgoglio al Parlamento.


Forte dei meriti così accoratamente elencati, il Presidente del Consiglio ha chiesto alla Camera e al Senato di votare la fiducia al suo governo. Tocca all’aula assumersi ogni responsabilità. Insomma, al Parlamento e non all’arena mediatica.


Voto che, alla Camera, è previsto per domani. Alle 15, a Montecitorio, inizieranno le dichiarazioni di voto e alle 17 si andrà alle votazioni sulla fiducia, per la quali Prodi si è detto fiducioso. Il suo discorso, durato non più di mezz’ora, è stato più volte interrotto da urla e mugugni dell’opposizione.


La Cdl definisce inevitabili le dimissioni del Premier. Silvio Berlusconi dichiara: il fatto di voler portare alle Camere la crisi è un formalismo inutile, a meno che non nasconda qualche trappola. Prodi è pervicacemente attaccato al potere, e anche stanotte nella riunione della sua parte politica si è proposto candidato. Secondo lui il leader non deve essere Walter Veltroni ma egli stesso. Sarà, ma seembra tanto di ascoltare il bue che dice cornuto all’asino.