Repubblicane sexy, democratiche come cani: quando l’America esporta – male – il made in Italy

di IsayStaff Commenta

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Quelle come Mara Carfagna: belle, giovani. La politica, in Italia, ha cominciato ad avere, soprattutto negli ultimi tempi, anche e sempre più i connotati e le caratteristiche fisiche del Ministro per le pari opportunità. Giovani, si diceva. Belle da spaccare lo schermo, incantare lo sguardo. Poi, per carità, dietro tale grazia occorrerebbe forse dimostrare di avere un cervello.

Chi ci riesce, chi ci prova, chi nemmeno si sforza. Tanto, prerogativa essenziale rimane sempre e solo quella: essere giovani. Essere belle. Sembrava regola tacita di parte della politica tricolore ma pare che tra un chilo di pasta Barilla e un tubo di Baci Perugina lo stivale abbia cominciato a esportare anche tale prassi. Ovvero, battersi in agoni, una parte contro l’altra. Solo che.

A consentire l’accumulo di frecce nell’arco non sembrano più essere le conoscenze specifiche, la preparazione settoriale, la lungimiranza. Macchè. Semmai: cosce, natiche, seni, corpo nel suo insieme, viso e bocca. Ci si sfida a duello nel nome della bellezza, provando a convincere l’elettore che tanto possa bastare per governare e amministrare la cosa pubblica. pensavamo che fosse peculiarità italiana e invece. Pigli un aereo, ti ritrovi in America e scopri che nel Minnesota la politica viene costruita allo stesso identico modo: a colpi di trucco, abiti succinti, curve mozzafiato.

Certo, non si commetta l’errore consueto di sposare il mozartiano “così fan tutti” perchè non corrisponderebbe a verità. La trasposizione delle scuole per “giovani e belle aspiranti politiche” assemblate dal Popolo delle Libertà precedentemente rispetto alle recenti elezioni diventano nello Stato statunitense slogan elettorali in cui i repubblicani sembrano aver copiato uno dei segreti del successo del PdL. “Our women are just hotter“: le nostre donne sono più sexy.

A lanciare lo slogan, il sito del partito che ha sfornato un video in cui immagini ben riuscite di donne repubblicane (da Michelle Malkin a Michele Bachmann passando per Bo Dereck) scorrono sulle note di “She’s a lady” di Tom Jones mentre in rassegna con in sottofondo “Who Let the Dogs Out” (titolo eloquente, chi ha sciolto i cani) ci finiscono foto meno gradevoli delle donne democratiche (spazio anche per Michelle Obama e Hillary Clinton).

In seguito alla messa in rete e anche grazie alla protesta di altre donne repubblicane, il video è stato rimosso tra accuse reciproche. “Sessisti offensivi”, hanno gridato dai banche democratici; “negate l’evidenza”, hanno replicato gli altri. Che, a questo punto, per quanto abbiano potuto e saputo prendere spunto non sono riusciti nemmeno lontanamente ad avvicinare da noi. Che poi – dicono – la politica italiana non primeggia in nulla… Venissero, vedessero e facessero il piacere: da noi. Quante ne vogliono: giovani, belle. Poi, vabbè: chi ci riesce, chi ci prova, chi nemmeno si sforza. Tanto, prerogativa essenziale rimane sempre e solo quella: essere giovani. Essere belle.

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