Primarie USA: Quando Bill perde la testa

di IsayStaff Commenta

Spread the love

Quante volte succede, anche in Italia ovviamente, che un determinato candidato, quando ha finito completamente le cartucce da sparare cerca di affidarsi ad un qualsiasi personaggio di spicco per poter rialzare il proprio nome.

Spesso accade volontariamente, in fondo sfruttare il volto di personaggi amati dal pubblico è un’ottima trovata pubblicitaria; altre volte invece sono proprio i personaggi famosi, i VIP, a scendere in campo spontaneamente, magari presi da pietà per il loro candidato preferito, per sperare che in fondo la loro scelta divenga la scelta di tutti.

Naturalmente da questa manovra mediatica non potevano esimersi gli Stati Uniti, il paese numero uno per quanto concerne il potere dei mezzi di informazione. E quale poteva essere il massimo sostenitore per la campagna elettorale di Hillary Clinton? Ma certo, la risposta non poteva essere che lui, ovvero “The former president” (l’ex presidente tradotto) Bill Clinton.

Conoscendo il proprio potere all’interno della lobby democratica, il buon Bill ha pensato bene di incontrare, in seduta privata, tutti i delegati della California per illustrare loro l’importanza di votare e sostenere Hillary durante le primarie in quello stato.

Come era prevedibile la fazione Pro-Obama non sarebbe rimasta a guardare. Ma la sua risposta è arrivata in maniera molto, molto silenziosa. In contrapposizione a Bill, infatti, troviamo Bill Richardson, rivale in queste presidenziali sia di Obama sia di Hillary, ma che si è successivamente ritirato dichiarando il suo aperto sostegno alla campagna elettorale di Barack Obama.

La rabbia di Bill, esplosa poi completamente durante la conferenza stampa rilasciata dopo l’evento, nei confronti di Richardson e del suo sostegno ad Obama. Sostegno che potrebbe causare una vittoria, seppur di piccola misura, nei confronti della moglie.

Un volto quello di Bill quasi fuori dal comune. Una rabbia, una grinta incontrollata. Come se fosse stato colpito nell’orgoglio, come se ci fosse lui candidato e non la moglie.

Sarà che forse i Clinton (ormai c’è da pensare che la loro è una bi-candidatura) pensavano che Bill Richardson li avrebbe supportati; fatto sta che dalla controparte arrivano messaggi che fanno comprendere tutto il contrario, anzi dimostrano che da parte di Richardson non sono mai arrivati segnali di sostegno alla Clinton.

In questa campagna democratica c’è chi parla ma è muto, c’è chi è sordo ma in realtà ci sente benissimo. Una corsa, quella in casa democratica, che sta mostrando tutte le debolezze di un partito completamente diviso tra il potere del passato (i Clinton) e il potere del nuovo (Obama).

Dire parenti serpenti è dire poco.

Lascia un commento