Obama agli Usa: “Iraq, war is over” VIDEO. Ma in Afghanistan è terrore

La guerra è finita: le truppe americane lasciano l’Iraq e il Presidente a stelle e strisce, Barack Obama, annuncia alla Nazione di aver mantenuto la promessa. La guerra è finita: non una coda ad libitum di qualche canzone (da John Lennon ai Baustelle, scorrono generazioni di artisti che hanno musicato una frase di tale contenuto) ma il proclama dell’uomo della speranza nel momento in cui le case degli americani hanno ospitato l’intervento di Obama dallo Studio Ovale della Casa Bianca.

L’incipit: “L’Operazione Iraqi Freedom è chiusa. Da questo momento sono gli iracheni ad avere la responsabilità della sicurezza del loro paese. Questo fu il mio impegno da candidato. Dissi che avrei ritirato tutte le truppe da combattimento e l’ho fatto. Quasi centomila dei nostri soldati hanno lasciato l’Iraq“. Senza dimenticare le vittime di sette anni di conflitto inaugurato dall’amministrazione George Bush jr.: i morti statunitensi sono 4.427, tra feriti e mutilati restano coinvolti altri 34.000 soldati.

Non usa toni autocelebrativi nè evidenzia tutta la voglia di pace che aveva mostrato nel corso della campagna elettorale: un Obama pacato e serio, nessun trionfalismo ma la constatazione oggettiva dei dati di fatto: “Non si celebrano vittorie. Gli Stati Uniti hanno pagato, in vite umane e in risorse economiche, un prezzo altissimo per mettere il futuro dell’Iraq nelle mani del suo popolo, dare un nuovo inizio a questa culla della civiltà umana. Dopo un capitolo eccezionale nella storia, abbiamo assolto la nostra responsabilità, adesso è tempo di voltare pagina“.

Telebavaglio: Perina VS Agende rosse

Ed ecco qui oggi la nuova puntata, la seconda, di Telebavaglio, su ilfattoquotidiano.it e su Current Tv, canale 130 di Sky. Conducono Carlo Tecce e Silvia Truzzi. Flavia Perina, direttore del Secolo d’Italia e deputata finiana, e Martina Di Gianfelice, ventenne, del movimento delle Agende rosse. Che chiede: Fini già nel 1993, quando erano in corso le inchieste su Dell’Utri e Publitalia diceva che non c’era un complotto politico della magistratura come invece già si diceva allora. Perché poi è entrato nella stessa maggioranza politica con quelle persone lì? Con Dell’Utri e Berlusconi?. La Perina risponde: Abbiamo provato a contagiare positivamente il Pdl trasformandolo in un centrodestra europeo sui temi della legalità e dell’integrazione. Purtroppo abbiamo scoperto che all’interno del partito c’è una propensione a criminalizzare le opinioni.
Buona visione

Italia, parto cesareo: percentuale più alta di tutta Europa

La lettura delle statistiche riportate da più di un quotidiano in edicola stamane consentono di dire che, senza dubbio, sull’ecccessivo ricorso al parto cesareo nella penisola (la media di più di uno ogni tre gravidanze, il 38%) va individuato anche un fattore – importante, presente – legato al retaggio culturale e alle tradizioni.

E’ anche così che assume fisionomie visibili la forbice che divide la realtà del settentrione (dove la percentuale di cesarei maggiore si registra in Liguria con il 35.7% mentre la minore si attesta in Friuli Venezia Giulia dove ogni 100 parti sono 23.9 i cesarei) da quella centro meridionale (si sfora il 60% in Campania, attorno al 53% in Sicilia). Non solo l’aspetto culturale, certo: contribuiscono in maniera significativa anche la struttura e l’organizzazione ospedaliera nonchè il livello di preparazione dei medici e la paura degli stessi di incappare in eventuali cause civili.

E’ quanto emerge dall’incrocio tra i pareri rilasciati da professionisti (tra tutti, Giorgio Vittori, presidente della Sigo, società italiana di ginecologia e ostetricia) e i dati messi a disposizione dal Ministero della Salute a cui spetta il compito – arduo, complesso – di adeguare i parametri italiani a quelli richiesti dalla Oms (i cesarei non devono superare il 15% del totale).

ParoLario: Dell’Utri abbandona Como al grido di “Mafioso” – VIDEO

Marcello Dell’Utri non ha neppure avuto il tempo di introdurre l’intervento: insulti, grida, spintoni, protesta veemente e crescente. Ingredienti che hanno fatto di Como – nello specifico, era piazza cavour – un piccolo covo dal quale il senatore PdL è stato costretto a fuggire.

Era tifo organizzato, sembravano ultrà da stadio: ho presentato i diari altre volte e non mi è mai successo che mi impedissero di parlare quelli che si riempiono la bocca della parola libertà“: queste le parole di Dell’Utri qualche ora dopo. Non gli hanno risparmiato nulla: “Vergogna”, “Mafioso”, “Devi andare in carcere”, “Fuori la mafia dallo Stato”, “Altro che in galera, devi essere appeso per i piedi”.

Si deve essere pentito di aver accettato l’invito degli organizzatori della rassegna “ParoLario“, a cui era evidentemente parso uno spunto interessante quello di riprendere il contenuto de diari di Mussolini (di cui Dell’Utri sarebbe in possesso) per presentarlo alla platea prima della loro pubblicazione (casa editrice Bompiani).

Livia Turco (Pd): “Berlusconi è cattolico quando gli conviene”

La visita del Colonnello Gheddafi a Roma ha sparigliato i piani della maggioranza di Governo, chiamata a una tregua nel nome della continuità dell’Esecutivo: Silvio Berlusconi ha dovuto spendersi in prima persona per ribadire il feeling tra il leader libico e l’Italia mentre Gheddafi pare avercela messa tutta per suscitare le ire di più di un soggetto, Istuituzionale e non.

Le lezioni di Corano, la spettacolarizzazione (eccessiva?) della sua presenza nella Capitale, la sfilata di centinaia di giovani donne in tacchi alti e gonnella: polemiche trasversali – i finiani, le opposizioni, la Chiesa cattolica, i media – che Livia Turco, esponente del Partito democratico, ha provato a riassumere in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano.

Bersani – D’Alema: “Riforma elettorale e voto”

Il Partito Democratico torna a farsi sentire: si riapre dopo le ferie (l’ex segretario Ds le ha passate sulla barca) e Massimo D’Alema si unisce al coro di Pier Luigi Bersani. Per entrambi, personaggi di spicco dell’opposizione, portavoce di una linea che appare sempre più congiunta e parallela, l’obiettivo è quello di arrivare al voto (anticipato, lo pensano tutti e due) dopo aver modificato la legge elettorale.

Utilizzano – sia Bersani che D’Alema – lo stesso organo di stampa per esprimere un parere completo rispetto allo scenario più verosimile: La Repubblica (chat on line per Bersani, intervista a Massimo Giannini sul quotidiano per D’Alema). Settembre regalerà più di un colpo di scena (PdL e Fli, intanto, sembrano ancora i ferri corti rispetto al da farsi circa il processo breve) ma i vertici del Pd sembrano pronti ad affrontare ogni eventualità (sulla falsarga delle parole pronunciate da Rosy Bindi qualche giorno fa: “Non ci spaventa il voto, neppure se fosse con questo sistema elettorale”).

Roma, Gheddafi-show: per Farefuturo sembra Disneyland

Ennesimo spettacolo ad hoc intorno alla figura del leader libico, Muhammar Gheddafi. Roma presta il fianco; mai stata inospitale, la Capitale. Solo che, stavolta, i giudizi rispetto agli avvenimenti che si susseguono cominciano a essere agli antipodi. Tra chi apprezza e chi disprezza, chi avvalla e chi scuote il capo. Altra pattuglia di giovincelle (non le 500 di ieri ma buone due centinaia) all’Accademia libica per creare la giusta cornice in occasione dell’ennesimo intervento del Colonnello con tanto di – seconda volta in due giorni – lezione di Corano.

Elogio dell’Islam tra sorrisi ammiccanti e gonne (più o meno lunghe). A seguire, due visite ufficiali: alle 17 Gheddafi e Silvio Berlusconi visiteranno una mostra fotografica all’Accademia libica mentre in serata verrà celebrato a dovere l’anniversario del Trattato di amicizia: previsti uno spettacolo equestre (con 30 cavalli berberi) e il Carosello dei Carabinieri alla caserma Salvo D’Acquisto; infine, il Premier offrirà al leader libico e agli altri 800 invitati una cena a interrompere il digiuno voluto dal Ramadan.

Messina, Fazio si scusa: “A nome dei medici e della Sanità”

Quanto accaduto a Messina rientra nella casistica della malasanità fino a un certo punto: la lite tra due professionisti (in questo caso, medici) è all’ordine del giorno, non vi sono carenze strutturali da rimarcare ma in questa circostanza si è sfiorata la tragedia. Non più banale incomprensione ma indecenza che non deve capitare.

Laura Salpietro, 30 anni, ha partorito al Policlinico di Messina durante una violenta lite fra medici: i due avrebbero sovuto portare a compimento il parto ma hanno cominciato ad azzuffarsi nel reparto di Ostetricia del Policlinico. Il ritardo ha messo in pericolo la vita della donna e del nascituro: i minuti di stand by hanno costretto i sanitari ad asportare l’utero alla trentenne, bimbo in arresto cardiaco per due volte (ancora vivo ma in condizioni critiche).

Gheddafi a Roma: “Europa islamica, bene la Turchia nella Ue”

Il Colonnello Muhammar Gheddafi sbarca a Roma per la celebrazione del secondo anniversario della firma del trattato di amicizia con l’Italia: accolto in pompa magna dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dall’ambasciatore libico Hafed Gadur.

Il leader libico ha messo piede a Ciampino appena dopo le 13 dopo una serie di rinvii e anticipi. Solito abbigliamento tradizionale, due amazzoni al fianco e armamentario consueto fatto di tenda e piantoni (ubicata in zona Cassia).

Due giorni nella Capitale cominciati presso la sede dell’ambasciatore – raggiunta su limousine bianca – e deliziata dalla presenza di cinquecento ragazze reclutate dall’agenzia Hostessweb: si vocifera – malelingue? beninformati? – di un gettone di presenza per la comparsata (dicono i rumors: 70 euro a testa con un solo diktat: “Non si parla con i giornalisti“) anche se parte delle stesse ha confessato di non aver ricevuto alcuna direttiva circa il comportamento da tenere.

Alfano – Anm, scontro sul processo breve. Bocchino richiama le perplessità di Napolitano

Angelino Alfano, l’attuale titolare della Giustizia, nuovamente al centro delle scene politiche. Oggetto delle polemiche che si sono scatenate ttorno alle parole del Ministro, nuovamente il processo breve che rifà la sua comparsa – veemente, prepotente – sulle scene dell’emiciclo parlamentare alla fine di agosto. Dura e aspra la polemica scoppiata tra Alfanop e l’Associazione Nazionale Magistrati con un botta e risposta che preannuncia la difficile situazione cui si assisterà da settembre in poi, quando la politica riaccenderà i motori.

Partire dalla replica del Ministro, che aveva precedentemente riaperto alla necessità di introdurre il processo breve attraverso una intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, per poi riprendere le parole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. Il ministro: “Evidentemente all’Anm stanno bene le lungaggini della giustizia italiana e vogliono che nulla cambi. Evidentemente all’Anm sta bene l’infinita durata dei processi italiani. Evidentemente l’Anm sa dire solo ‘no’ e non formula proposte in grado di fare uscire la giustizia dallo stato di paralisi. La criminalità noi l’abbiamo combattuta e la combattiamo con le nostre leggi e nelle sedi di trincea; e per coprire i vuoti di organico, proprio nelle sedi di trincea, abbiamo approvato all’unanimità, in Parlamento, due decreti, mentre la Anm difendeva evidentemente i privilegi corporativi della casta“.

Saviano e il giallo di Sabaudia

Dagospia segnala quest’oggi: caso o coincidenza. Ma lunedì Roberto Saviano era a Sabaudia, sul litorale laziale. E lunedì sera il lungomare di Sabaudia si popola dei cadaveri di venti cornacchie morte (e congelate) di fronte ai cancelli delle ville. In una di queste ville vip c’era proprio lui, Saviano.

Per Dago un “messaggio in perfetto stile mafioso”.

Tutti contro l’Iran: no alla pena di morte per Sakineh Mohammadi Ashtiani

Sakineh Mohammadi Ashtiani, condanna alla pena di morte per adulterio: è il volto di un Iran a cui nessuno vuole abituarsi. Nè la società civile e neppure la politica occidentale che si sta mobilitando in ogni modo per fermare la manoi del boia e salvare la vita alla donna. La Francia, per esempio, ha invitato la Ue, attraverso il ministro degli esteri Bernard Kouchner che ha inoltrato un messaggio all’Alto rappresentante dell’Unione Europea Catherine Ashton, a prevedere sanzioni contro lo Stato nel caso in cui si dovesse materializzare la morte di Sakineh.

Nell’appello, si fa riferimento a “Una lettera comune di tutti gli Stati membri dell’Unione europea alle autorità iraniane è diventata necessaria, ne sono convinto, se vogliamo salvare questa donna. Bisogna che l’Unione si impegni in nuove iniziative per ricordare alle autorità iraniane che, come sul dossier nucleare, la loro attitudine di isolamento e di chiusura ha un costo, di cui si potranno liberare nel momento in cui sceglieranno comportamenti più conformi ai loro impegni internazionali in materia di diritti dell’uomo“.

Gli italiani con Napolitano: no al voto anticipato

Voto o non voto? Meglio le elezioni anticipate oppure la stabilità di un percorso esecutivo intrapreso dal Governo Berlusconi e messo in crisi dalle polemiche in seno al Popolo delle Libertà? Stando al parere direttamente interessato dei politici di casa nostra, pare che la voglia di riconsegnare agli elettori matita e scheda non l’abbia più nessuno. Nè l’opposizione, che punterebbe volentieri a sostenere un periodo di transizione nel quale affidare a tecnici (espressione di larghe intese) il compito di modificare la legge elettorale prima di votare di nuovo; nè tantomeno la maggioranza, dove il solo Umberto Bossi (poi convinto del contrario dal Premier) aveva con veemenza sostenuto la necessità di rimettere tutto nelle mani della popolazione.

Sardegna, la protesta dei pastori tra Cagliari e Porto Rotondo

Nonostante le assicurazioni e le garanzie che non sarebbe accaduto, le forze dell’ordine attendevano un blitz dei pastori sardi nei pressi di Villa Certosa, residenza estiva di Silvio Berlusconi: era proprio lì che si era concentrato un gran numero di poliziotti e carabinieri. Hanno atteso invano. Perchè: i pastori sardi sono di parola tanto quanto hanno mostrato (forse semplicemente confermato) di esssere persone tenaci e caparbie.

Capaci di lottare per un diritto. Erano 1.500 i pastori in protesta con il Movimento guidato da Felice Floris: centinaia, invece, i turisti incuriositi e rimasti a osservare quel che stava accadendo nelle località turistiche dell’isola. Porto Rotondo, zona di piazza San Marco: ma insieme ai pastori, a Saassri, si sono uniti numerosi sindaci con addosso la fascia tricolore e una delegazione di operai Vinyls. Una protesta civile e ferma con la volontà di farsi sentire e di mettere al corrente i passanti e i curiosi dei motivi della manifestazione.