Cosentino, negate intercettazioni. Finiani votano con l’opposizione

Primo banco di prova per l’Esecutivo: si è votato in mattinata rispetto alla richiesta del Gip di Napoli di poter usufruire delle intercettazioni telefoniche inerenti alla vicenda di Nicola Cosentino (esponente PdL, coordinatore regionale della Campania), accusato di essere direttamete coinvolto nell’inchiesta sulle cosiddette “nuove P2” e indagato per reato di associazione camorristica.

Cosentino, dimessosi nella circostanza da Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze (forti le pressioni in tal senso dell’area finiana del PdL), alla fine vince la personalissima battaglia (la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere) ma il PdL non può politicamente esultare per una evidente spaccatura. Erano nell’aria, non fanno notizia in maniera assoluta ma i voti del gruppo parlamentare Futuro e Libertà – confluiti in quelli dell’opposizione, che ha espresso parere positivo rispetto all’utilizzo delle intercettazioni – si sono per la prima volta dissociati da quelli della maggioranza.

Il PdL tiene, Lega e UdC crescono, Pd e IdV ai minimi, Fli irrompe

Nuovo sondaggio elettorale effettuato da Ipr-Marketing e volto ad analizzare l’attualità politica: evinciamo una serie di dati che portano a diverse considerazioni. Il primo: la fiducia nei confronti dell’Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi è ai minimi storici, così come il gradimento verso il Popolo delle Libertà e resta invariato (era già diminuito in termini di percentuali nello scorso luglio) l’apprezzamento del Premier.

Secondo dato: le forze di opposizione del centro sinistra non hanno la capacità di approfittare dell’incertezza e dello sfilacciamento della maggioranza, tutt’altro. Continuano a perdere consensi sia il Partito Democratico (altro crollo – meno 6 punti – rispetto a luglio) che Italia dei Valori (il partito di Antonio Di Pietro perde 4 punti di consensi).

Terzo elemento di riflessione: la crescita della Lega Nord non si arresta e proprio quella di Umberto Bossi, al pari dell’UdC di Pier Ferdinando Casini, è la forza partitica che fa registrare l’ennesimo passo in avanti. Il gradimento del Carroccio cresce di altri tre punti, quello dei centristi di due.

Pd, Franceschini: “Veltroni, che dolore”

Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, mostra tutta la delusione (politica ma anche personale, visto che assieme hanno condiviso un progetto partitico e una fase, quella dei primi passi del Partito democratico, delicata) accumulata dopo aver assistito alla presa di posizione di Walter Veltroni che ha di fatto invocato una sterzata da parte dei vertici democratici.

Intervenuto in video chat su Repubblica tv, l’ex Segretario dichiara: “E’ stata una vicenda dolorosa sia dal punto di vista politico che da quello personale. Non c’era bisogno di questa cosa adesso, non nego il dibattito perché non siamo un partito identitario, ma se è vero che c’è l’emergenza democratica non è questo il momento di dividersi. Io lavoro per rafforzare Bersani“.

L’obiezione che gli si potrebbe muovere è che in realtà Veltroni non ha alcuna intenzione di dividere e rompere, ma anche di fronte a tale osservazione, Franceschini sa come replicare: “Nel momento in cui raccoglie le firme, si contano quelle più del contenuto del documento  e non basta dire che non si vuol fare una corrente, tutte le correnti sono nate così: fa specie che, nonostante alla Camera sia seduto di fianco a Veltroni, io abbia saputo del documento attraverso la televisione“.

Telebavaglio: Chiamparino vs grillini

Nuova puntata di Telebavaglio, in onda su Current Tv – canale 130 di Sky e su ilfattoquotidiano.it. E’ la volta dello scontro tra il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino del Pd e Davide Bono del Movimento 5 stelle.

Dagli inceneritori alla Fiat, dalla Tav alla Lega è contrasto. Chiamparino, in più, è anche al centro del dibattito delle primarie del suo partito, che sta vivendo giornate concitate tra veltronismo redivivo e percentuali di popolarità troppo ferme. Chiamparino poi aggiunge: “Se fossi stato Fassino una domanda a Schifani sulla mafia l’avrei fatta”.

Miccichè lascia il PdL: “Fondo il partito del popolo siciliano”

Gianfranco Micciché lascia il Pdl. Conferma il diretto interessato nel corso di una intervista al quotidiano Il Corriere della Sera. A rendere ancora più critico lo scenario politico di questa coda d’estate, è la decisione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, legato a Silvio Berlusconi fin dal lontano 1993, anno in cui l’attuale Premier fece affidamento alle capacità di un manipolo di uomini provenienti da Publitalia ’80 per diffondere il messaggio di Forza Italia.

Da allora, fedeltà al partito fino allo scorso 2008, quando qualcosa si incrina: in primo luogo, il legame tra due alleati storici quali erano stati Miccichè e Totò Cuffaro, a tal punto sfaldato che lo stesso Miccichè si farà pregare (e rilasciare garanzie precise: un ruolo di vertice nell’Esecutivo) prima di appoggiare la candidatura a Presidente della Regione Sicilia di Raffaele Lombardo (intimo dello stesso Cuffaro).

Invece, con il passare dei mesi e con il rafforzamento dei rapporti tra lo stesso Lombardo e Miccichè (legame ora nuopvamente ai minimi storici per via dell’intesa di Lombardo con il Pd) quest’ultimo conferma l’intenzione di voler lavorare per la creazione di un partito del Sud e frenare l’impeto leghista che sbilanciava il PdL in direzione opposta.

Aiuto! L’appello di Santoro

Dal sito di Annozero, in partenza (come ancora non è dato sapere) giovedì 23 settembre.

Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale .

Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro.

Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma.
Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene.

Un abbraccio

Michele Santoro

Berlusconi: “Compravendita degli onoervoli? Macchè, tutti eletti con noi”

Mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera dei Deputati ufficializza l’ultimatum ai finiani fuoriusciti dal gruppo parlamentare e finiti in Futuro e libertà (delle due l’una, il senso delle parole di Cicchitto: o vi riaccasate nel Pdl in un unico gruppo parlamentare o la scissione sfoci in una nuova forza partitica), l’ala del centro destra che risponde in prima persona a Gianfranco Fini replica in maniera piccata e non lascia adito a dubbi.

Carmelo Briguglio:L’osservazione di Cicchitto è acutissima: dopo l’intervento di Fini a Mirabello non ci sono ambiguità. La strada? E’ la seconda che ha detto“. Italo Bocchino:E’ lo stesso Cicchitto a porre la questione in termmini ultimativi: o rientrate o formate un nuovo partito. Non ci lascia scelta. Ma Cicchitto dimentica che esiste un editto che dichiara Fini incompatibile con il Pdl: in base a questo editto siamo tutti incompatibili e le conseguenze verranno tratte a tempo debito“.

Roma Capitale, il CdM approva il primo decreto

Nella forma cambia poco: Roma era e resta la Capitale italiana. Nella sostanza, tuttavia, le differenze rispetto a prima saranno parecchie: nonostante il mal di pancia dei leghisti, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il decreto legislativo su Roma Capitale.

Ovvero, status di ente speciale in occasione dell’anniversario (il  140esimo) della breccia di Porta Pia (il 20 settembre 1870, il tratto di mura prospicente alla porta divenne scenario della fine dello Stato Pontificio).

A volere con forza che la ricorrenza diventasse al contempo momento in cui celebrare la nascita dello status sui generis è stato lo stesso sindaco capitolino, Gianni Alemanno, il cui primo impegno ufficiale diventa ora quello di conferire a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, la cittadinanza onoraria (il prossimo lunedì in Campidoglio).

Non pochi i dubbi della vigilia, dovuti alle perplessità del Carroccio per il quale era sato lo stesso Senatur, Umberto Bossi, a esporre il pensiero condiviso dalla Lega Nord – “Ci sarà una frenata” – invece l’abbraccio odierno tra lo stesso Alemanno e Roberto Calderoli suggella l’unanimità con la quale il CdM ha licenziato il decreto.

Pd, tutto Veltroni: “Non discuto Bersani ma il partito deve essere altro”

Walter Veltroni torna a disquisire degli equilibri (precari) che interessano il Partito Democratico e coglie l’occasione della video chat con i lettori di repubblica.it per affrontare in maniera trasversale ciascuna delle criticità che insistono in seno al Pd.

Ha parlato del segretario – Pier Luigi Bersani – ma anche dell’opportunità di pensare a una leadership proveniente dall’esterno (come avvenne con Romano Prodi ai tempi – fausti – dell’Ulivo); el lavoro – positivo – di Nichi Vendola e del senso di un documento redatto da Veltroni e dal suo entourage nel quale l’ex segretario chiede il ritorno allo spirito maggioritario.

Allenaze e candidati, sottolinea l’ex primo cittadino della Capitale, vanno fatte solo dopo aver costruito il partito. I punti salienti dell’intervento di Veltroni:

Governo, il piano Berlusconi – Alemanno per la fiducia parlamentare


In attesa che il gruppo di responsabilità si faccia realmente avanti, Silvio Berlusconi – con il sostegno operativo di Gianni Alemanno – sta cercando di intessere un piano alternativo affinchè il Governo possa contare su una maggioranza oggettiva il prossimo 28 settembre, giorno in cui il Premier si presenterà in Parlamento (alla Camera) per illustrare i cinque programmatici sui quali chiederà la fiducia a governare per il prossimo triennio. Arrivare a scadenza naturale non è più così scontato, visto che i deputati di Futuro e Libertà (oramai a tutti gli effetti autonomi e svincolati dal PdL: l’unione è attestata dal mero rispetto del programma elettorale) non garantiscono più all’Esecutivo un sostegno unilaterale e a prescindere.

Per iniziativa del repubblicano Francesco Nucara si stava allestendo una pattuglia di eletti che – indipendentemente dalla decisione dei rispettivi partiti di appartenenza: UdC, MpA, gruppo misto, Svp – potesse assicurare a Berlusconi un numero certo di voti (si è vociferato una ventina, ma uno alla volta – laddove interpellati – hanno mostrato di non essere interessati). I venti salvagenti, quindi, sono quasi tutti ciambelle con il buco: a galla non ci si sta.

Pd, l’ombra di Veltroni su Bersani

Che la questione delle alleanze dovesse tenere banco nel Pd più della linea programmatica volta a definirne connotati e contenuti, alla minoranza interna al partito non andava bene. Portavoce del malumore era stato nei giorni scorsi Walter Veltroni che, in particolare dopo la notizia che Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero sarebbero stati arruolati nei democratici in cambio (si è vociferato) di un appoggio al segretario nel corso delle prossime primarie che andranno a individuare il candidato Premier da fronteggiare a Berlusconi, aveva invocato una riunione del coordinamento nazionale.

Telebavaglio, gli incorruttibili?

Nuova puntata di Telebavaglio, in onda su Current, canale 130 di Sky e su ilfattoquotidiano.it, sulla proposta di legge sulla corruzione elaborata proprio dal Fatto Quotidiano. La proposta ha trovato l’appoggio di Pd, Idv e Fli ed è in attesa di feedback necesario dall’Udc. Introduce nuove fattispecie di reato e sanzioni più dure contro autoriciclaggio, traffico di influenze illecite, corruzione tra privati. In redazione Luigi Zanda (Pd), Angela Napoli (Fli) e Antonio Di Pietro (Idv).

Pd, Renzi: “Fini inaffidabile. Veltroni – D’Alema, basta: si apra a nuovi dirigenti”

Matteo Renzi da Firenze, di cui è primo cittadino dopo aver raccolto le preferenze degli elettori chiamati a indicare il prescelto lo scorso 22 giugno 2009, è una delle nuove leve del Partito Democratico: tra le caratteristiche che gli si riconoscono in maniera condivisa, quella di non avere peli sulla lingua e di trascurare con enorme piacere  i formalismi più inutili. Sa volgere critiche feroci agli avversari ed è anche uno dei più autocritici nei confronti del partito di provenienza.

Riflette, analizza e parla. Dalla sua bocca – in momenti recenti della storia politica – sono arrivate frecciate ai vertici del Pd (“Due mandati e a casa“) e linee programmatiche con le quali dare un’anima al partito. Oggi, in occasione della videochat con i lettori de La Republica, Renzi ha rimarcato – semmai ce ne fosse bisogno – il concetto e messo in allarme chiunque punti su eventuali alleanze con il Presidente della Camera: “Non ci si può fidare di Gianfranco Fini. Chi nel centrosinistra, accecato dall’antiberlusconismo, immagina di fare l’accordo persino con Fini deve sapere che stiamo parlando di un signore che si è accompagnato per anni con Le Pen e Almirante, persone con cui io non voglio avere nulla a che fare. Lo stesso Fini, che ha detto tutto e il contrario di tutto, è stato per 16 anni il cavalier servente del cavaliere primo ministro e ora, improvvisamente e per una vicenda privata, probabilmente hanno litigato. Se fanno un accordo Mattarellum-lodo costituzionale non è che la conferma dell’inaffidabilità di Fini“.

Venti salvagenti per Berlusconi, ma è giallo

Annunciata la formazione di un gruppo di responsabilità in soccorso dell’attuale Esecutivo: venti parlamentari appartenenti a partiti che finora non hanno appoggiato il Governo presieduto da Silvio Berlusconi sarebbero pronti a costituire una formazione ad hoc con il fine di assicurare alla maggioranza il numero necessario per andare avanti: a promuoverlo sarebbe stato il repubblicano Francesco Nucara che nella giornata di ieri annunciava in pompa magna la buona riuscita del proposito.

Il toto nomi si è scatenato appena dopo la pubblicazione del proclama: alcuni UdC, esponenti del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo e rappresentanti della Svp, stando alle prime indiscrezioni, sarebbero pronti a lasciare il partito di appartenenza (non allineato, in nessuno dei tre casi, con il Premier) e attuare il salto.