Lavorare stanca

di Angela Gennaro Commenta



Un’indicazione nuova, data dalla giurisprudenza. Che qualcosa stia cambiando? Una bella sentenza della Corte di Cassazione. Quando ci vuole ci vuole.


I lavoratori dei call center che prestano servizio nella struttura di una società hanno diritto ad un contratto di lavoro subordinato. I suddetti lavoratori, infatti – spiega la Cassazione – poichè utilizzano attrezzature e materiale aziendale, non possono essere considerati, dal datore di lavoro, lavoratori autonomi. Proprio no.


Questo il verdetto della Corte di Cassazione, dunque, con la sentenza 9812 della sezione lavoro.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso della Solidea sas. La società di Padova aveva un call center nel settore pubblicitario. La Corte di Appello di Venezia, nel 2005, l’aveva condannata a pagare più di 250.000 euro all’Inps come contributi previdenziali evasi ai danni di 15 centraliniste precarie. Le lavoratrici erano state scoperte a lavorare presso la società durante un controllo degli ispettori del lavoro. Il controllo risaliva addirittura al 1997. Potenza e velocità dell’Italia. Una marcia in più.


Comunque, contro quella decisione della Corte di Appello e quindi contro il cospicuo risarcimento, l’azienda aveva fatto ricorso al Tribunale di Padova. Sosteneva, dall’alto dell’essere un’azienda, e dall’alto del sistema del lavoro italiano, purtroppo giunto a soglie incredibili in termini di gestione e dignità contrattuale, che le dipendenti in questione, in realtà, svolgevano lavoro autonomo.


Il bello è che, naturalmente, all’epoca del ricorso il tribunale diede ragione all’azienda, annullando di fatto il verbale dell’Inps. Peccato che in Italia esista l’appello, e che in quella sede la Corte di Venezia confermò (chi vogliamo prendere in giro?) la natura subordinata del lavoro svolto dalle 15.


La Cassazione ha confermato. E per Solidea finisce qui. Per una volta. Correttamente, dice la Suprema Corte, Venezia ha considerato

qualificanti della subordinazione delle dipendenti, con mansioni di telefoniste, le circostanze che esse seguivano le direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere prendendo nota dell’esito e del numero di telefono chiamato, del fatto che avevano un preciso orario di lavoro, che usavano attrezzature e materiale di proprietà della società

Correttamente, il ricorso della Solidea è stato respinto. Speriamo che sia un nuovo inizio.


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