La Vendetta Del Fantasma Formaggino



Formaggio. Buono il formaggio. Italiano, il formaggio. Base delle nostrane politiche economiche, il formaggio. Necessaria presenza nel bouquet di offerta del Made in Italy nel mondo, il formaggio. Tipico, l’Italia non teme rivali, viva il formaggio. Neanche i francesi. Ci vedono col binocolo, nonostante la loro grandeur, in termini di beneedetti formaggi.


Fuso, spalmabile, formaggio grattugiato, zzi suoimozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Sottilette, mozzarelle di bufala, scamorze, parmigiano, asiago, la lista è assai lunga e succulenta. Al solo pensiero, la fame avanza e lo stomaco danza, anche se sono le 10 di mattina. Si impone la gustosità di una colazione a base di tramezzino, chissà, pomodoro e mozzarella. Spinaci e mozzarella filante. Prosciutto e formaggio.


Parola chiave: genuinità. Garantita dai più famosi brand italici.

L’alta qualità italiana

Garantita, nè.


E se il formaggio in questione è scaduto da più di 20 anni?

Formaggio avariato, origine controllata: sì, controllata da aziende del settore. L’idea è semplice: scarti di produzione che venivano riciclati, mescolati e cotraffatti per arrivare prima ai supermercati e poi su tavole ignare. Il mix portava in tavola di tutto: escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro, vermi. Un famoso formaggio sardo è proprio quello con i vermi, si potrebbee obiettare, no? Muffa a profusione, inchiostro. Da merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico, che era, gli autori della disgustosa truffa, invece, hanno pensato bene di riciclare e affibiare al nuovo prodotto un bel marchio di qualità.


Nelle celle frigorifere c’erano fettine datate 1980!

Scrive Paolo Berizzi su Repubblica. Potrei aver mangiato cose che avevano ad occhio e croce esattamente la mia età, quindi. Nascevo io, nasceva il formaggio che quasi 30 anni dopo, rigorosamente scaduto, avariato, ma ripulito, avrei ingurgitato nel mio bel tramezzino della golosa colazione delle 10 della mane.


Le prelibatezze sono state vendute in Italia e in Europa. Scrive ancora Berizzi:

Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E’ quello che si legge nell’ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori

Chi di voi non ha comprato almeno una volta un prodotto delle suddette aziende?


Sia detto per inciso: le indagini, partite due anni fa, sono state aiutate dall’utilizzo delle intercettazioni. Faccenda che possiamo ancora leggere sui giornali.

La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta…

Saranno cazzi suoi …

Se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto… questo rimane un discorso fra me e te…

Trattasi di sottilette

scadute un anno e mezzo prima

Leggiamo negli stralci di intercettazioni riportate dal quotidiano.


Sulla vicenda, i tg nazionali non hanno sollevato molto chiasso nei giorni scorsi. I soliti noti, quelli di Rai News 24 ci hanno fatto un signor reportage dal titolo La grande abbuffata. Da non guardare prima di pranzo.


Ricordate Velenitaly? Era solo lo scorso aprile, in fondo.


Mozzarella in stile camorra: anche Liberation è tornata sopra alla vicenda.


L’olio? Non dimentichiamo l’olio. Rigorosamente extra-vergine.


Di tutte queste benedette inchieste sulla nostra dieta mediterranea, abbiamo anche potuto leggere stralci di intercettazioni. Per il futuro chissà. Dipenderà dagli scambisti. Il manifesto di oggi:

Gli scambisti

Il governo accelera sul lodo-Alfano che prevede l’impunità per le alte cariche dello stato, giovedì il voto alla camera. In cambio promette all’opposizione di tornare indietro sul decreto blocca-processi. Il Pd promette opposizione, ma l’accordo c’è già. Aspettando la manifestazione di oggi a piazza Navona, che quel «patto» non lo vuole proprio


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