La lettera. Berlusconi, c’è posta per te. Da Walter, quello comunista

di Angela Gennaro Commenta



La lettera. Che beltà. La lettera dal titolo: Un impegno di lealtà repubblicana.


Caro Berlusconi,


mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana

Caro Berlusconi fa molto ridere.

Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l’onore di governare l’Italia, sulla base proprio del suo programma

Fine. Nobile. Delicato. Deciso.


Poi quello che da Silvio sarà stato visto come un colpo basso, ma che è anche il clou, in termini di pathos, della missiva.

L’impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l’identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant’anni di storia repubblicana hanno permesso all’Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa

Uolter ha inviato una lettera pubblica e aperta. Attraverso Repubblica, Uolter chiede (in nome del Popolo Italiano etc etc): caro Silvio, sei in grado di offrire delle GARANZIE? Prometti, Silvio?


Perchè, spiega Walter Veltroni, il clima non va bene per niente. Dopo la sparata di Bossi, su armi, fucili e quant’altro, l’ex sindaco di Roma scrive al suo avversario.


quale che sia il ruolo di ciascuno

invita Walter, il punto è che la priorità è dare garanzie al popolo italiano. Questa banda di precari, senza soldi e disincantati. E continua, Walter:

Da parte mia ho dato la garanzia di lealtà repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell’unità dello Stato italiano, rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata, fedeltà alla Costituzione repubblicana, fedeltà alla bandiera tricolore e all’inno di Mameli


Da Cosenza, Veltroni ha poi invitato l’avversario alla risposta, specificando che non si tratta di inciuci o prove generali di larghe intese. Niente Veltruschini, Berluschini, Veltrusconi, Berlusconi, Ventroni, Berluntroni. Programmi diversi e alternativi, saranno gli italiani a decidere. Certo, tutta questa differenza non salta prepotentemente all’occhio, ma a questo punto che fare? Siamo appesi all’illusione delle intenzioni.


Risposta di Silvio? In sintesi: Picche, Walter. Sei inopportuno e anche ignorante. Perchè lui. Lui, il nostro Cavaliere, ha

giurato per ben tre volte davanti a due presidenti

Ehm, qui ti si starbbe chiedendo, veramente, di rispondere ad un altro concetto… una cosina… sì certo, la parola è di difficile apprendimento e comprensione. Si chiama impegno morale. Verso i cittadini, che SONO lo Stato.


Solo chi ha scarsa dimestichezza con procedure e regole costituzionali democratiche dimentica che il presidente del Consiglio del nostro Paese giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato


E siccome non ce la fa, mezza volta, a salvarsi con un pochino di stile:

Veltroni non è la Consulta, dove per entrare tra l’altro serve la laurea


Non si sa che c’entri la dignità legata alla laurea. Qui si sta parlando di concetti di morale, che di titolo di studio, in genere, non hanno bisogno. Vi lascio con l’ennesimo anacronismo:

La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perché non ha alcun titolo. Non può dare patenti di lealtà repubblicana l’erede del partito comunista

I comunisti si stancheranno, un giorno, di farsi appellare così. Mentre lui rimarrà ancora lì. Ai cattivoni che mangiano i bambini.


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