Iran – Sakineh, lapidazione sospesa

di Joel 4

Tam tam, manifestazioni, appelli, proclami, richieste ufficiali e – soprattutto – l’incessante presenza di una società civile unita, compatta, determinata. Sposare un obiettivo – quello di salvare la vita di Sakineh Ashtiani (43 anni e madre di due figli), condannata a morte con la formula della lapidazione dal Governo dell’Iran per il reato di adulterio – in nome di un riferimento imprescindibile e universale – quello dei diritti umani. Capita spesso (l’ultimo caso che viene in mente è quello del Presidente della camera, Gianfranco Fini) di fare ricorso all’espressione “tanto rumore per nulla” al fine di indicare la staticità di un evento. Che non evolve.

Invece stavolta tanto clamore (ci eravamo lasciati alla punizione di 99 frustate che sarebbe stata eseguita qualche giorno fa) pare sia servito per un piccolo (o grandissimo, diranno gli sviluppi) passo in avanti: l’annuncio odierno, per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, è che la lapidazione nei confronti di Sakineh è stata sospesa. “Il verdetto riguardo la vicenda di tradimento extraconiugale è stato bloccato ed è stato sottoposto a revisione”.

Tuttavia, il referente governativo non ha risparmiato forti critiche nei confronti della mobilitazione in corso: “La difesa una persona dall’accusa di omicidio non dovrebbe essere trasformata in una questione di diritti umani. Se così fosse, i paesi europei dovrebbero rilasciare in nome dei diritti umani tutti gli assassini incarcerati“.

Nel frattempo, il Parlamento europeo in seduta a Strasburgo aveva appena finito di sfornare una risoluzione relativa al caso (approvata con 658 voti a favore, 22 astensioni e un voto contrario) “Sakineh” che nella sostanza si prefigge d’essere giudizio di “condanna nei confronti della sentenza di morte per lapidazione di Sanikeh” ma anche concetto generale volto a riaffermare che “indipendentemente dai fatti, una condanna a morte per lapidazione non può mai essere accettata o giustificata“. In luoghi di Medioevo culturale, quindi, sarebbe ancora prematuro cantare vittoria.

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