La pena di morte in Iran

di D. Spagnoletto Commenta

Foto: Ap/LaPresse

La pena di morte in Iran non placa la sua forza distruttrice. Dall’inizio dell’anno, infatti, si è registrato un notevole aumento delle pene capitali.

La denuncia arriva direttamente da l’alto commissario Onu per i diritti umani Navy Pillay, secondo cui le esecuzioni nella Repubblica Islamica si sono triplicate rispetto allo stesso arco temporale del 2010: “Nel solo mese di gennaio 2011 sono state giustiziate 66 persone mentre le impiccagioni effettuate in tutto il 2010 sono state circa 300. Abbiamo più volte chiesto all’Iran di fermare le esecuzioni. Sono molto scoraggiata per il fatto che le autorità iraniane invece di prestare attenzione alle nostre richieste abbiano incrementato l’uso della pena di morte”.

Nel paese degli Ayatollah in questi primi mesi del 2011 molte esecuzioni sono legate al traffico di droga.

Ma a preoccupare in Iran è la situazione dei diritti umani nella sua totalità, che  riguarda solo la pena di morte, ma anche, secondo i dettami della Sharìa (la legge islamica) iraniana, torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli. Punizioni che rappresentano la cartina di tornasole della non libertà a cui il governo di Teheran costringe la popolazione iraniana. Tanti ragazzi ogni anno subiscono frustate per aver bevuto alcolici o aver frequentato feste a cui partecipano maschi e femmine o per oltraggio al pubblico pudore.

Tornado alla pena di morte i metodi di esecuzione sono impiccagionefucilazione (lapidazione è stata proibita nel 2003).

In Iran la pena di morte è prevista per:

  • Blasfemia e apostasia
  • Reati politici e di opinione
  • Produzione di film pornografici
  • Omicidio
  • Rapina a mano armata
  • Stupro
  • cospirazione contro il Governo
  • Adulterio
  • Prostituzione
  • Omosessualità
  • Reati legati alla droga

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