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“I magistrati cancro della democrazia”. Quando il capo perde la testa
Di IsayStaff4 minuti di lettura
A occhio le ipotesi qui sembrano essere due: o il cavaliere ha capito che se non si da una mossa il processo Mills lo porterà ad una scomodissima condanna, o piuttosto, suggerito da avvocati e consigliori, ha realizzato che le promesse elettorali erano davvero eccessive e ha deciso di puntare alla bagarre istituzionale. Il bello è che in entrambi i casi non sarebbe una novità.
Se infatti pensiamo alla prima ipotesi, quella del caimano mangia-processi, annoveriamo per la cronaca: depenalizzazione del falso in bilancio, legge sulle rogatorie internazionali, legge Cirami sul legittimo sospetto, lodo Schifani sull’improcedibilità contro le alte cariche dello stato, legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado, ex Cirielli per il taglio dei tempi di prescrizione, svariati decreti salva Rete4, riforma della disciplina delle intercettazioni, sospensione dei processi. Gli ultimi quindi anni ci mostrano impietosamente che il cavaliere non è cambiato affatto, e la giustizia è sempre la sua passione, ben aldilà dei suoi studi accademici.
Guardando invece alla seconda possibilità proposta in apertura, definite in passato armi di distrazione di massa, alcune considerazioni su queste prime settimane dell’esecutivo nascono quasi spontanee.
Nella corso della campagna elettorale più falsa della storia – da parte di tutti gli schieramenti – abbiamo assistito a mirabolanti annunci sul tema della sicurezza ma soprattutto a grandi rassicurazioni su stipendi, salari e potere d’acquisto degli italiani. Il governo Prodi, reo di non avere provveduto alla fase due del suo più volte aggiornato programma – quella della redistribuzione del tesoretto – veniva sbertucciato pubblicamente in mezza tivvù dagli opinionisti degli house organ del Popolo delle libertà senza che alcuno replicasse nel merito mentre il capo era nell’altra mezza a spiegare come avrebbe riportato in prima classe quelli che non arrivano alla terza settimana.
La descrizione minuziosa e martellante del perchè e del per come le sinistre – come le chiama lui – distruggano il paese è continuata, in barba a chi ha creduto alle larghe intese, anche dopo il 16 aprile. Prima erano gli avversari politici in senso stretto, ora è arrivato il momento dello scontro decisivo, quello contro le toghe rosse. Ma dai.
A parte che, banalmente e non dovendo credere alle favole, se il cavaliere si faceva i fatti suoi senza scomodare il povero Bernasconi per transazioni di dubbia natura estero su estero, o se ad esempio evitasse di fare il Marco Ranzani da Cantù parlando di donne da sistemare al fedele Agostino Saccà per telefono, a quest’ora staremmo parlando d’altro.
Ma soprattutto mi domando, davvero ci siamo già dimenticati, non semplicemente delle promesse elettorali, quanto soprattutto dei primi provvedimenti varati dall’esecutivo?
Detassazione degli straordinari, fatta passare per misura in favore dei lavoratori. Beh diciamo che lo è in un certo senso. Nel senso che è la misura gradita al padrone – scusate il lessico arcaico – per aumentare la produttività al costo minore e senza neanche pensare minimamente agli investimenti. In tasca ai lavoratori una media di 2 euro al giorno, ma solo se lavorano di più sia chiaro.
Lo spalmadebiti applicato ai mutui, ovvero pagare meno pagare sempre o almeno finchè morte non sopravvenga, sulla quale l’europa non ci ha detto nulla solo perchè stanno messi come noi e non sanno neanche loro bene cosa andare a dire a quelli del tasso variabile.
Meno rom e meno spazzatura ci hanno detto, e continuano a farlo nonostante i dati sulla sicurezza e le strade di Napoli mostrino errori di valutazione su entrambi i problemi. Dati freschi dell’ISTAT celebrano il de profundis anche del settore commerciale che ha visto un crollo verticale dei consumi, e l’innovativa finanziaria triennale di Tremonti che non prevede alcuna riduzione della pressione fiscale imposta da quel vampiro rosso Visco non smentisce i nostri dubbi. Ma tant’è.
Poi la ciliegina sulla torta: si era accennato al tema caldo della campagna elettorale, la sicurezza. Per non farsi mancare niente si è deciso che per non celebrare il processo Mills a carico del premier, debbano saltare una cosa come centomila processi comprendenti delitti predatori e contro la persona. Quando si dice la sicurezza.
Allora sapete che c’è? Che se la situazione è questa allora forse è meglio davvero distrarsi, pensare ad altro. Si ricominci prego con Lucignolo e la bella vita, camice bianche, abbronzatura e panama in riva al mare chè l’estate è vicina.
PS: rimanendo in speranzosa attesa che una Garlasco qualunque rinfreschi questo torrido avvio di stagione, vi avviso che la Lecciso e Al Bano pare siano tornati assieme, ma solo per il bene dei bambini.
Meno male, adesso avremo di nuovo qualcosa di cui parlare.
