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Giuseppe Falsone, Agrigento-Marsiglia-Ventimiglia: pronto un 41bis per il ragioniere fedele a Bernardo Provenzano

Di Joel | 12 agosto 2010
Giuseppe Falsone, Agrigento-Marsiglia-Ventimiglia: pronto un 41bis per il ragioniere fedele a Bernardo Provenzano

Altra riga da tracciare sul nome di uno dei latitanti inserito nell’ elenco del ministero dell’Interno dei 30 ricercati più pericolosi. Undici anni di latitanza, roba da un terzo di pensione assicurata. Dallo scorso 25 giugno, giorno in cui venne arrestato a Marsiglia, al secondo mercoledì di agosto. Guarda caso, l’11 del mese. Giorno in cui Giuseppe Falsone, capo della mafia agrigentina, viene trasferito da Aix en Provence al carcere di Ventimiglia: una giornata pasata a negare ogni coinvolgimento, addirittura la stessa identità, poi nella notte le prime ammissioni. Il video dell’arresto compiuto dai gendarmi francesi: Anche i boss si evolvono. Giuseppe Falsone, sotto le mentite spoglie di tal Giuseppe Sanfilippo Frittola da Catania, continuava a condurre una vita agiata in quel di Marsiglia e allo stesso tempo comandava i suoi uomini impugnando – macchè pistole e bombe a mano – Skype e i telefonini.Al momento dell’arresto Falsone era un capo in piena attività“, ha affermato il sostituto procuratore della Dda di Palermo Fernando Asaro. Uno che ragiona, uno che fa di conti (mica solo per definirne la resa, macchè: amministrava in maniera oggettiva come se fosse lì. In Sicilia, ad Agrigento, dentro casa sua): mica per altro, il fedelissimo di Bernardo Provenzano lo chiamavano “il ragioniere”. Sarà un altro caso che lo stesso Provenzano venne arrestato pure lui l’11? (dell’aprile 2006, nel covo di Montagna dei Cavalli furono rinvenute lettere che, per stile e contenuto, sono state chiaramente attribuite a Falsone).Continua a leggere

Berlusconi apre a Fli: bluff o conciliazione?

Di Joel | 11 agosto 2010
Berlusconi apre a Fli: bluff o conciliazione?

Silvio Berlusconi che tenta la via del dialogo nei confronti dei fuoriusciti del Popolo delle Libertà è una novità vera. Il Premier che si mostra addirittura conciliante rispetto alla frangia di Futuro e Libertà rischia di esere un passaggio politico interessante, ermetico, da intuirci tutto “ora o mai più”. Il bluff è nell’aria ma al contempo la mano è tesa, nel tentativo di stringere idealmente – ma neppure troppo – quella di Gianfranco Fini. Una nota diramata in serata con cui il Presidente del Consiglio mostra l’ennesimo volto che non ti aspetti (specie dopo la dichiarazione di Umberto Bossi che punta deciso verso le elezioni): “Al di là del frastuono delle irresponsabili e a volte farneticanti parole pronunciate da taluni contro il governo e contro la propria stessa maggioranza, se vi sarà lo spirito costruttivo contenuto nelle dichiarazioni di alcuni senatori del centrodestra (deputati Fli, ndr), che accolgo con grande soddisfazione e disponibilità, sarà certamente possibile ritrovare quell’unità che, ove mancasse, non potrebbe che portare a scelte dolorose e definitive“. Parla da paciere, il Premier, e intuirne lo scopo è in realtà più difficile di quanto sembri: semplice voglia di dialogo? Estremo tentativo di ricompattare tutto, lasciare ogni divergenza alle spalle, tirare un telo e non buttargli più un occhio? Potrebbe esssere. Ma l’altra versione – che rimanda al tentativo di spaccare in due, e indebolire, i deputati di Futuro e Libertà che hanno mostrato una differenza di vedute rispetto al comportamento da tenere con l’attuale maggioranza; che riporta al tatticismo fondamentale secondo cui PdL sarebbe in attesa che la spaccatura venga ufficializzata dagli avversari, se ne assumano la responsabilità – sembra altrettanto verosimile.Continua a leggere

Di Pietro – Bersani: “Alleanze e strategie comuni per l’opposizione”

Di Joel | 11 agosto 2010
Di Pietro – Bersani: “Alleanze e strategie comuni per l’opposizione”

IdV e Pd sembrano aver trovato una convergenza ideale rispetto al cammino da intraprendere da qui alle eventuali elezioni anticipate. Attraverso le parole dei massimi referenti dei due partiti di opposizione, Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani, pare di percepire una volontà strategica comune: quella di cacciare, una volta per sempre, Silvio Berlusconi e la sua maggioranza. Nel fare ciò, pare che la strada da percorrere – ma, insegna la storia partitica recente, un conto sono le parole e un altro i fatti – sia quella di individuare una coalizione il più allargata possibile: evidente il motivo. Se andassero ciascuno per proprio conto, PdL e Lega farebbero l’ennesima incetta di voti. Sembrano usciti, i due leader, da altrettanti dibattiti a tavolino: talmente evidente, il razionalismo che sta alla base delle frasi pronunciate in giornata, che Di Pietro ha anche virato nettamente rispetto a quel che andava dichiarando qualche giorno fa. Ora, il buon Tonino sarebbe pronto a mettere in un angolo il voto e darebbe spazio a una fase di Governo tecnico: di emergenza, con mandato e funzione chiara. DI PIETRO: “E’ inutile perdere tempo. E’ in atto una gravissima crisi che investe il paese sul piano economico, istituzionale e politico, con lo sfaldamento di una maggioranza i cui componenti ormai giocano allo sfascio, rinfacciandosi vicende scabrose di cui sono protagonisti. Italia dei valori si batte affinché si vada al più presto alle urne, anche in autunno, e siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al paese una speranza per il futuro. Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell’informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata“.Continua a leggere

Bossi vuole le elezioni: “Senza Fini, la gente non ha fiducia”. Assunta Almirante incorona La Russa

Di Joel | 11 agosto 2010
Bossi vuole le elezioni: “Senza Fini, la gente non ha fiducia”. Assunta Almirante incorona La Russa

La Lega Nord diventa spettatore interessato rispetto alla partita che si sta giocando tra i banchi della maggioranza di Governo: Umberto Bossi e le camicie verdi, pur conservando un “rispettoso” distacco nei confronti delle vicissitudini griffate Popolo della Libertà, non possono fare a meno di alzare la voce per evitare di cadere vittima indiretta delle querelles ormai quotidiane tra esponenti berlusconiani e finiani. Il Senatur non ci sta più e, avvallato dai sondaggi che continuano ad attribuire alla Lega Nord una crescita costante in termini di consensi, prende la parola per invocare le elezioni anticipate. Inutile sperare di concludere la legislatura in queste condizioni: il rischio sarebbe quello dell’immobilismo governativo e “il popolo del nord questo non lo vuole”. Perentorio, Bossi, nello schierarsi ufficialmente contro Gianfranco Fini che è oramai un ex alleato di cui liberarsi il più in fretta possibile. In barba ai tentativi di mediazione di alcuni, il leader leghista preferisce semmai seguire il ragionamento di coloro che sollecitano la maggioranza a riaffidare la parola agli elettori:Bersani e Fini non vogliono il voto perchè sanno di non avere i voti: in Italia solo in due li hanno, Berlusconi e io. Che non siamo uguali: il sottoscritto è un segretario cattivo e uno come Fini l’avrebbe sbattuto fuori dal partito già da tempo, da quando – durante l’asseblea nazionale del PdL – andò sotto il palco da cui parlava Berlusconi: con il dito alzato verso Silvio, era da sbattere fuori in quel momento. Io avrei fatto così, ma Silvio è più buono di me, è una persona per bene“.Continua a leggere

Fiat Melfi: reintegro per operai licenziati. La Fiom dichiara vittoria

Di Joel | 10 agosto 2010
Fiat Melfi: reintegro per operai licenziati. La Fiom dichiara vittoria

Tre operai della Fiat Melfi, Potenza, sono stati reintegrati dal giudice del lavoro dopo che l’azienda li aveva prima sospesi (8 luglio) e poi licenziati (14 luglio). Ciascuno torna alle proprie mansioni dopo la dichiarazione di antisindacalità della decisione. Si tratta di Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (delegati Fiom) e Marco Pignatelli: al terzetto i vertici del Lingotto dislocato in Basilicata fu contestato il fatto che durante un corteo interno bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale a operai non in sciopero. Immediata la reazione di buona parte dei colleghi e dei sindacati, che cercarono di sostenere la posizione dei tre atttraverso cortei e manifestazioni sfociati nell’occupazione simbolica del tetto della Porta Venosina, monumento ubicato nel centro storico di Melfi.Continua a leggere

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