Santanchè: la Lario ha un compagno

di Redazione 6

Nuove rivelazioni, quasi scontate. A farle – e sono arrivate anche tardi, ce le si aspettava molto prima – è Daniela Santanchè.

Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno

La Santanchè parla in un’intervista rilasciata a Libero. Svela, a suo dire, all’Italia, che la Lario sarebbe la causa della rottura. Lei e la sua relazione. Il Corriere aggiunge allo scoop il nome di questa relazione: Alberto Orlandi, 47 anni, capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio.

Non solo. La Santanchè (Pdl) aggiunge anche la psicologia della vicenda, intricata e ora di nuova luce.

Berlusconi ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l’Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo. Con la moglie ha fatto un patto: andiamo avanti, non sfasciamo tutto, ha pensato ai figli, ai nipotini. Insomma, ha fatto quello che pochi uomini, soprattutto nelle sue condizioni, avrebbero il coraggio di fare. Ha accettato ciò che pochi uomini accettano. Cosa gli sarebbe costato divorziare e rifarsi una famiglia, un amore? Il battito di un ciglio e la questione era risolta. E invece nulla.

Lasciamo ancora alle sue parole la vicenda.

Ogni mattina apro i giornali e leggo di Berlusconi di qua e Berlusconi di là. E ogni mattina spero di trovare quella verità che io so e che ribalterebbe tutto, ogni giorno spero che il presidente abbia la forza di farlo, di dire. E invece niente. Il Paese poteva essere travolto da un finto scandalo, l’immagine internazionale sta per essere compromessa. Non è più accettabile, sopportabile. Sono certa che la misura è colma, che il gioco è truccato

Non solo. La Nostra si difende da accuse di manipolazione:

Non ho mai parlato con Silvio Berlusconi di questa vicenda. Non mi sono consultata con nessuno, meno che meno con Berlusconi. Ho agito da sola e di mia iniziativa, non sono certo una persona che si fa etero-dirigere da qualcuno. Ho agito seguendo la mia coscienza e per tutelare il nostro presidente del Consiglio. E’ giusto che gli italiani sappiano finalmente la verità

I soli contenuti possibili in un’Italia complice.

Commenti (6)

  1. Tre domande per Franceschini
    Mancano 5 giorni alle elezioni e il Pd ancora cerca casa in Europa
    di Stefano Fossi
    Niente di nuovo sotto il sole. Il Pd, in mancanza di armi migliori, continua a perseguire la vecchia strategia della caccia al Caimano. E la campagna elettorale si trasforma così in una frenetica sequenza di rilanci mediatici, in una demonizzazione permanente ed effettiva di “Silvio, padre di tutti i mali”, in una guerriglia senza esclusione di colpi in cui si cerca di servire qualsiasi sbobba al proprio elettorato – sesso, trame giudiziarie, moniti contro il regime prossimo venturo – pur di ottenere un piccolo vantaggio nel breve termine.

    Sullo sfondo resta un partito irrisolto che, come ricorda Peppino Caldarola sul Riformista, deve ancora rispondere a tre domande capaci di definire la propria identità. La prima riguarda la collocazione che il Pd avrà nel Parlamento europeo. Come è noto gli ex democristiani presenti nella nuova creatura hanno posto il veto a un ingresso nel Partito Socialista Europeo. Per questo motivo Piero Fassino ha lavorato a lungo per tentare di creare un nuovo gruppo parlamentare meno connotato a Strasburgo, un gruppo in cui raccogliere tutte le culture progressiste e democratiche. Un accordo però, come confermato da Franceschini stesso, ancora non è stato trovato. “Stiamo ancora discutendo – dice il segretario – è un problema che riguarda diversi partiti di 27 Paesi. Sono ottimista, ma ancora non c’è un accordo”. Fatto sta che a cinque giorni dal voto gli elettori ancora non sanno se il loro voto andrà a un partito legato ai socialisti europei oppure no.
    Il secondo nodo irrisolto riguarda il rapporto con Antonio Di Pietro. La strana alleanza, prima suggellata in prossimità delle scorse Politiche, poi rinnegata a più riprese, è davvero archiviata oppure la convenienza politica e l’incontro sul terreno dell’antiberlusconismo la rende ancora attuale e forse inevitabile? Attualmente la seconda risposta è quella più probabile.

    L’ultima domanda riguarda il modo in cui Franceschini e la tolda di comando di Via del Nazareno decideranno di combattere la propria battaglia politica contro il premier. Caldarola ricorda giustamente l’idea di un partito che avrebbe dovuto “definirsi per i suoi progetti e non contro qualcuno”. Una volontà di crescita, una prova di maturità politica finita nel dimenticatoio e ormai neppure ricordata come aspirazione ideale, come obiettivo di lungo termine.

    La conseguenza di questa deriva è un timore che circola con sempre maggiore insistenza tra i moderati del partito, ad esempio nelle parole di Enrico Letta. “Il centrosinistra e il Pd stanno rischiando il paradigma Bertinotti” ovvero lo spostamento a sinistra con forte perdita di rappresentanza elettorale. E’ questo lo spettro paventato dal parlamentare del Pd ed ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Prodi, durante la presentazione del suo libro “Costruire una cattedrale”.
    “Non vorrei che nel Pd – sostiene Letta – considerassimo quello che è accaduto l’anno scorso a Bertinotti come qualcosa di cui godere. Gli italiani danno un voto utile e non solo di bandiera. Attenzione, perché se il Pd e il centrosinistra sposano questa tesi è troppo difficile arrivare al 51%”. Enrico Letta, insomma, considera rischioso lo schiacciamento a sinistra con l’obiettivo di “governare da tante parti, concentrandosi però a livello nazionale solo su una buona opposizione. Sono convinto che rischiamo il paradigma Bertinotti”.
    La questione, però, sembra più ampia, perché stavolta è proprio sulle “tante parti”, ovvero sulle amministrazioni comunali e provinciali delle zone tradizionalmente rosse, che si gioca la vera partita per la sopravvivenza dei democratici di Franceschini. Se dovesse cadere qualche frontiera ancora inespugnata allora l’effetto domino potrebbe davvero travolgere il progetto stesso del Pd con conseguenza ancora imprevedibili.

  2. La realtà: il popolo italiano si sente così maltrattato dal Cavaliere da avergli fatto vincere le ultime elezioni!!!

  3. leggete!
    Ci arrendiamo, dopo quelle foto non è più possibile difendere Berlusconi Italia
    di Giancarlo Loquenzi2 Giugno 2009

    E va bene, ci arrendiamo. Lo dobbiamo riconoscere anche noi che pure ci abbiamo provato con lealtà e dedizione, ma Berlusconi è ormai indifendibile. Ogni residua resistenza, ogni tentativo di minimizzare è crollato oggi, dopo avere letto la cronaca impietosa e devastante che Fiorenza Sarzanini ha scritto sul Corriere dopo aver visto le foto fatte sequestrare dal Premier. Onore al merito.

    Come non essere turbati e disgustati dalla minuziosa descrizione di quelle foto, come non insorgere davanti ad immagini così raccontate: “Le foto mostrano vacanze e feste sempre caratterizzate da meravigliose ragazze in piscina in pieno agosto”; e ancora: “le signorine passeggiano nei viali (depravate!), ma spesso è lo stesso Berlusconi a portarle in giro per far ammirare loro gli angoli più suggestivi della sua residenza (pervertito!).

    Ma la Sarzanini non perdona e con una prosa incalzante che non lascia nulla all’immaginazione, prosegue nel suo orripilante racconto: “In molte foto si vede il presidente guidare macchinette elettriche con almeno (almeno, capite?) tre o quattro ragazze (a parte lo scandalo morale qualcuno dovrà pur indagare prima o poi se quelle macchinette siano omologate per un equipaggio così numeroso. Di Pietro che fa? Tace?). Ma sentite, ecco altri dettagli: “Quando il premier non c’è sono gli agenti a trasportare le belle ospiti con le mini-car. Talvolta addirittura con la mimetica!”(non c’è davvero limite allo scempio che si dipana sotto i nostri occhi).

    Ma non è finita, seppure a fatica siamo andati avanti nella lettura: “una sequenza – scrive la Sarzanini – mostra l’allora primo ministro ceco, Topolanek nudo a bordo piscina con una donna bionda che potrebbe essere la sua fidanzata”. Capito, in pieno agosto, in una casa privata, con la fidanzata, a bordo piscina. Se pensavamo che Berlusconi fosse nei guai adesso sappiamo che c’è chi se la passa peggio. Ma l’articolo ci offre un’ulteriore aggravante: mentre il leader ceco era nudo in piscina, “nelle immagini non appaiono affatto i bambini dei quali aveva parlato Ghedini”. Ancora una bugia. Poveri innocenti, magari li avevano spediti con la baby sitter sulla spiaggia, Dio non voglia!

    Il meglio, o sarebbe il caso di dire il peggio, deve ancora venire. Scrive infatti la Sarzanini: “sconvenienti devono essere apparse anche le foto delle molte ragazze in bikini o in topless che prendono il sole accanto a statue di bronzo raffiguranti (tenetevi forte) donne nude”. Bikini, topless, statue di donne nude, a simili perversioni non è stato ancora trovato un nome, siamo davvero oltre ogni limite!

    Basta direte voi. Ma a questo punto non è possibile fermarsi. Bisogna toccare il fondo e poi provare a risalire questa putrida china morale a cui il Premier ci ha esposti. Sentite ancora: “le ragazze nelle foto quanto sono accanto al presidente del Consiglio – che indossa sempre pantaloni e maglione blu (satiro!) – sono tutte vestite. Una cautela che invece non sembrano avere se in giro ci sono le guardie del corpo (ah, che doppiezza, che meschinità!)”.

    Concedetemi ancora un briciolo di pazienza e di sopportazione, anche se ormai il senso di nausea ci attanaglia. Ma siamo arrivati al dunque, a quelle foto che fanno riferimento a dicembre, quando a Villa Certosa c’era anche Noemi Letizia! Ecco come le descrive la giornalista: “Le immagini mostrano una bellissima bionda che indossa jeans, un paio di stivali neri dai tacchi alti (siamo al feticismo!) e un cappottino rosso. Qualcuno ha creduto che riconoscere proprio Noemi”.

    No, abbiate il coraggio di scriverlo chiaro, ormai siamo pronti a tutto, ditelo, non continuate ad alludere, a insinuare. Basta con queste finte cautele. A questo punto lo diremo noi assumendocene tutta la responsabilità: Noemi portava un cappottino rosso! Ma la colpa non è solo sua, la colpa è del clima di dissipazione e di peccato in cui era, forse inconsapevolmente finita. Basta dare uno sguardo alle ultime foto descritte dal Corriere, per rendersene conto: “Ci sono diverse bionde, tutte alte e slanciate (tutte, capito?) Ma anche qualche affascinante bruna, una con i riccioli e basco che spicca tra le altre”. Ecco, povera Noemi, finita in una simile compagnia come poteva salvarsi?

    Berlusconi non merita compassione, non merita più di essere difeso, occorre che il pubblico sappia come stanno le cose, che la magistratura indaghi a fondo, che la politica ponga nuovi limiti e nuovi controlli su questi miserabili andazzi.

    Avevamo stima del Cav. ma dopo quel cappottino rosso ci vergogniamo di lui.

  4. alle elezioni europee votate daniela melchiorre dei liberali democratici
    http://www.ldconmelchiorre.it/

  5. Non disperedete voti in partitini!!!!! Probabilmente non raggiungono la soglia del 4%, sarebbe inutile!

  6. Mi ha scritto Tonino
    Scritto da Gianluca Perricone

    …Ho tirato un sospiro di sollievo: Antonio Di Pietro ha scritto anche a me! La missiva, firmata da “Noi dell’Italia dei Valori”, l’avevano ricevuta in tanti: fino a quando non l’ho trovata nella mia cassetta postale, mi sembrava di morire. Che ho fatto di male, mi chiedevo, ce l’ha con me quell’uomo perché collaboro con Giustizia Giusta e l’Opinione? O forse perché non faccio follie per Marco Travaglio e le sue velinate?
    Avevo appena appreso dal sito Internet del Di Pietro il suo grido di battaglia: «Io mi sento un partigiano della nuova resistenza». La cosa mi aveva fatto piacere e sorridere al tempo stesso: ve lo immaginate Tonino, sulle montagne, armato di fucile, a combattere per una (che sia una) causa? Fino al trattore ci possiamo anche stare, ma ad immaginarmelo combattente in mezzo ai boschi delle alture italiche, proprio non ci riesco.

    Esco per andare all’edicola, e, al rientro, ecco la sorpresa: nella buca delle lettere la missiva dell’IdV firmata dal presidente-padrone: l’emozione ha la meglio sulla mia già debole psiche. Mi scrive, mi conosce (o, almeno, conosce il mio indirizzo), sostanzialmente vorrebbe il mio voto (ma questo è un altro discorso).
    Apro la busta e scopro, prima di tutto, che «l’obiettivo dell’Italia dei Valori per l’Italia è: tornare in Europa». Certo, scritto da chi, dalle parti del Parlamento europeo c’è stato assai poco nel corso della legislatura che sta per finire, non è un buon inizio ma lascia sperare: almeno si viene a sapere che, nelle intenzioni, il Nostro ha voglia di ritornare a lavorare (a Strasburgo).
    E poi si viene a scoprire, ad esempio, che Di Pietro è per l’eolico, il solare, la raccolta differenziata, e che si batterà per l’inserimento della “conoscenza obbligatoria di una seconda lingua fin dall’infanzia” (che detto da colui che ha trasformato la grammatica italiana in una fantasmagoria è tutto un programma…).
    Apprendo inoltre, tramite la medesima missiva, che dall’Europa “provengono ogni anno miliardi di finanziamenti che nel nostro Paese finiscono in larga parte nelle tasche della criminalità organizzata, di lobby economiche e dei partiti”. Ed ecco il Tonino che più ci piace, quello che spara sugli altri per non rimanere colpito da qualche proiettile vagante: “Occorrono trasparenza ed onestà nella gestione dei finanziamenti, e servono anche persone che abbiano volontà di cambiare le cose”. Da tutto questo ho provato a dedurre che: 1-Antonio Di Pietro è a conoscenza che criminalità organizzata, lobbies (lobby è singolare, caro Tonino…) e partiti incassano illecitamente i finanziamenti europei e non lo ha mai denunciato; 2-Antonio Di Pietro ammette il proprio fallimento come deputato europeo, considerando il fatto che è ancora alla ricerca di qualcuno che abbia la “volontà di cambiare le cose”; 3-Antonio Di Pietro, proprio lui, chiede (agli altri, naturalmente…) “trasparenza ed onestà nella gestione dei finanziamenti”.
    Infine la chicca, il punto 10 della missiva di cui sopra, laddove viene espressamente richiesta “l’applicazione delle sentenze europee entro 60 giorni dalla loro approvazione”: che il Nostro si riferisse alle condanne che l’Italia ha beccato per i vari ritardi e per le goffaggini commessi dagli ex colleghi del Di Pietro?
    “Tornare in Europa”? Ma non sarebbe meglio tornarsene a Montenero di Bisaccia e, magari, una volta per tutte?

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