La Pascale si iscrive all’Arci gay e giura che lo fa per i diritti e non per politica

di Alba D'Alberto Commenta

 

Martedì Francesca Pascale si è iscritta all’Arci gay e la cosa ha fatto notizia. Lei ha precisato che la sua non è una linea politica per Forza Italia, cui probabilmente hanno pensato quelli che ipotizzano il cerchio magico a fianco di Berlusconi, ma per il rispetto che meritano i diritti umani. La scelta della Pascale, che trova sulla stessa linea quella di Berlusconi e quella di Feltri, sembra però una nuova visione di Forza Italia che vuole essere quel centrodestra più moderno sui temi sociali facilitato in questo dal distacco con il Nuovocentrodestra di Angelino Alfano, di sicuro più schiacciato su posizioni conservatrici.

La Pascale si è detta a favore dei matrimoni gay e ha abbracciato in pieno la causa del riconoscimento dei diritti civili e quella di contrasto all’omofobia. Una iniziativa personale che non centra con la politica di Forza Italia, continuano a dire i ptotagonisti, ma di certo a livello di pensiero politici qualcosa è cambiato. Il partito forse non cerca più l’appoggio delle fasce più tradizionaliste di oltre tevere e si rivolge a un possibile elettorato più variegato. E poi i tempi sono probabilmente maturi per allineare l’Italia alle democrazie europee più sviluppate che hanno fatto una legge per permettere le unioni civili.

Nel partito è arrivata una critica da parte di Daniela Santanché, la quale ha affermato che per difendere i diritti degli omosessuali non era necessario iscriversi all’Arci gay, così come per difendere i diritti dei lavoratori non è necessario iscriversi alla Fiom.

La Pascale però è sicura della sua scelta e all’Adnkronos ha detto: “Una serata di diritti, e un’iniziativa felice. Grazie a Dio e alla volontà di più anime diverse unite peri diritti civili: l’Arcigay e GayLib, due schieramenti polticamente diversi, sono uniti per un’unica causa: dare finalmente anche all’Italia i diritti civili. E questo per me è una buona causa, aderisco a questa iniziativa in cui credo non per fare politica ma per una questione di civiltà. Non parlo a titolo politico ma a nome personale. Forza Italia è il partito in cui milito e che voto. Farò in modo che anche Forza Italia si apra ai diritti civili, ma non sono dirigente di partito e non scenderò in politica. Battagliare liberamente è più bello. Senza il pensiero e la responsabilità di poltrone”.