Roma brucia

di Angela Gennaro Commenta

Quello che è successo oggi per le vie di Roma merita una riflessione. Mentre il gelo scende e la notte si placa sulla città. E tutto sembra stranamente silenzioso. Più del solito. Come se oggi le macchine, qui in centro, non passassero più. Come se la vita avesse subito un attimo di pausa in questa città che non si ferma mai.

E’ il 14 dicembre di un anno molto strano, il 2010. E Roma brucia. Sono quasi undici anni che vivo in questa città, e così non l’avevo mai vista. La gioia e la speranza data da un dissenso – che vuol dire ragionamento, si spera – in movimento oggi cade sotto i colpi della guerriglia urbana. Non erano ragazzi, non era gente comune. O forse sì? C’erano, a tentare di sfondare la zona rossa, anche “pischelli”. Cosa avranno pensato? Non sono riuscita a chiederglielo. Ho visto però da vicino la rabbia di chi quel dissenso lo stava manifestando senza superare il limite. Forse anche tentando di essere dove la questura aveva previsto che non ci fosse nessuno. Quella zona rossa, espressione tristemente abusata dopo i fatti di Genova. Ho visto poliziotti incazzati. Alcuni non ragionavano, alcuni cercavano l’ordine e la disciplina a tutti i costi e con chiunque. Altri erano solo tanto nervosi. Lasciati in mezzo a una città blindata, con un’organizzazione che forse non aveva dato loro tutte le risposte. Consapevoli che più metti barriere più la massa proverà a sfondarle. Cosa è andato storto? Tutto, e forse niente. Era chiaro che questo sarebbe stato l’esito. Le macchine che bruciano per le vie di Roma, i monumenti soffocati dal fumo nero, le lacrime che continuano a scorrere, la gola che brucia, cento feriti. Siamo allo sbando, ma senza una direzione possibile. Il governo ha la fiducia, da domani si ricomincia con la tarantella. Nel frattempo mi mancano già gli sms di Aldo Cazzullo sul Corriere. Ci immergiamo in cose che non sappiamo, tra pochi mesi andremo alle elezioni, non sapremo perché – tatticismi che non hanno funzionato, calcoli errate, compravendite, personalismi e rancori. La crisi c’è ma non si vede. O forse, come per tutte le cose, ci abbiamo fatto il callo. Non c’è una primavera in vista.

E semplicemente spero di sbagliarmi.

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