La Rai non vuole i tagli del governo

di Alba D'Alberto Commenta

Nel periodo della campagna elettorale per le elezioni europee l’accoglienza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi a Ballarò da parte del conduttore Floris non è stata proprio delle migliori. Alla base c’era la critica di Floris e della Rai all’operato del governo, che sulla basa della spending review del commissario Carlo Cottarelli ha chiesto all’azienda pubblica tagli per 150 milioni di euro.

 

In questi giorni la polemica divampa con l’annuncio di uno sciopero l’11 giugno, il giorno prima dei mondiali. La Rai critica i tagli chiesti per le sedi regionali e per la possibilità di mettere sul mercato Rai Way.

Il governo però conferma che su questo punto non si torna indietro. Lo fa anche con il Presidente Renzi, il quale sottolinea come i sacrifici in Italia li hanno fatti e li stanno facendo tutti, dalle persone alle aziende pubbliche. Il governo può chiedere tagli alle aziende pubbliche e Renzi ha affermato di essere dispiaciuto che la polemica sia emersa solo ora, in quanto se la stessa fosse esplosa in campagna elettorale il Pd avrebbe preso non il 40,8% ma il 42,8%. Queste le parole del Presidente del Consiglio.

Il vice ministro dell’Economia Morando ha confermato che il taglio di 150 milioni di euro si dovrà fare e lo dice ai sindacati della Rai che hanno opposto delle resistenze.

Secondo i sindacati il taglio non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro con il rischio di smantellare le sedi regionali e svendere Rai Way, ma è chiaro che la necessità di tagli anche alla Rai è in questo periodo improrogabile.