Prodi ai militari: “Vi vedo e mi commuovo”

di Paolo Riva 1

Un messaggio che arriva dal cuore, e da altra parte non potrebbe arrivare visto i destinatari del discorso, quello del premier Romano Prodi, che il giorno dell’ante-vigilia di Natale si è recato, a bordo di un C-130, in Afghanistan a visitare i soldati di istanza a Kabul e ad Herat, i due avamposti italiani del paese.

Un viaggio, quello di Prodi, non solo di visita ma anche di augurio “ufficiale” da parte della Nazione ai valorosi militari che combattono per una nobile causa, quella di garantire e permettere al popolo afghano di “crearsi” una nuova vita, dimenticandosi il passato di dominio talebano.

Un premier di poche parole ma ricche di significato:

Grazie di cuore. Il Paese e il Governo vi sono riconoscenti per quello che state facendo in Afghanistan. Gli afghani devono essere aiutati dalla comunità internazionale; in questo quadro, l’Italia si sta distinguendo non solo da un punto di vista quantitativo ma anche qualitativo.

Di risposta il premier afghano Karzai, si è premurato di ringraziare il nostro paese per l’apporto che sta dando alla rinascita del paese.

Una situazione, quella afghana, che rischia di divenire sempre più complicata con il passare degli anni. Alcuni paesi della Nato, infatti, sembrano essere stanchi di dover impegnare i propri contingenti in questa missione ed hanno già annunciato la revoca del loro mandato al termine del 2008, tra questi il Canada e l’Olanda.

Gli Stati Uniti, presenti in maggior numero sul territorio afghano, chiedono da parte degli alleati Nato un maggior sforzo e una maggiore presa di posizione e di responsabilità, ottenendo però l’effetto contrario.

Da quanto riporta il Kabul Times, giornale di lingua inglese, la situazione è preoccupante:

Mentre i talebani si stanno rafforzando, come dimostra l’incremento degli attentati suicidi sia in Afghanistan che in Pakistan, il ritiro di alcune forze Nato potrebbe indebolire il morale.

Per l’Italia, anche in campo militare, si prevede un 2008 decisamente ricco di impegni e di responsabilità alle quali i nostri 2200 uomini di istanza in Afghanistan (1200 a Kabul e 1000 a Herat), dovranno far fronte comune per il paese che servono e per il paese che aiutano.

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