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Mumbai: Piangere i morti e scoprire la verità

Fa male. Queste sono le uniche parole che, sinceramente, mi viene da dire quando mi ritrovo a guardare gli scenari che le telecamere “live” ci trasmettono dall’India. Un’attentato terroristico che è risultato ancora più crudele di ciò che si prospettava, ma che ancora peggio fa aleggiare su ognuno di noi una falce di morte che potrebbe tagliare l’aria nel momento più tranquillo e più spensierato della nostra annata: una vacanza.


Quello era per molti che si trovavano in India, quello che fu purtroppo e che ormai non sarà più. Ed è giusto unirsi in un pianto mondiale e cercare di onorare la vita di chi, senza saperlo, è divenuto protagonista di una guerra che magari mai avrebbe voluto combattere. Costretto a divenire “capro espiatorio” di un attacco che magari un giorno sarà, di una vendetta che merita di essere consumata.

In tutto questo pianto globale è anche giusto risalire a chi, vigliaccamente, ha colpito chi meno di tutti crede in una guerra “religiosa”. Poveri turisti uccisi e trucidati solo per la loro provenienza, per la loro sfortunata origine. Si fanno chiamare, questi terroristi, “Mujaheddin del Deccan”, ma per me potrebbero chiamarsi in qualsiasi altro modo: rimarranno comunque uomini senza onore.

Ora è compito di tutti, India e Pakistan in testa, comprendere la situazione e mettere da parte le rivalità che ormai da anni si portano avanti come due bambini che combattono per avere la caramella più grande. Da parte del paese “attaccante” (i Mujaheddin arrivano da lì si suppone) è arrivata la massima solidarietà e la massima disponibilità a collaborare. Ora starà al paese indiano aprire le orecchie e le braccia per lasciarsi abbracciare e sostenere in una metaforica unione.

Perchè l’effetto devastante i terroristi l’hanno ottenuto con i loro quasi 200 morti. Ma il segno che farà più male a chi, senza perdere la vita, manda i propri uomini alla morte è dimostrare la maturità politica dei paesi. Uniti, tutti, possiamo distruggere le organizzazioni terroristiche.

Ci vuole un intervento unito, anche di India e Pakistan, perchè quei 200 turisti, che vivevano spensierati la loro vita, meritano di essere stati sacrificati per una giusta causa.