Caro Walter, puoi fare meglio di Obama

di Michele Baratelli 1

Tempi difficili sono questi, oltre che per la povera “Ministra Gelmini”, per il neo-eletto presidente degli States, Barack Obama. Oggi (Lunedì) infatti dovrà ufficializzare il suo team per la  politica estera e per la difesa. Le indiscrezioni sui possibili nomi portano tutte allo stesso punto: la politica di Obama non sembra proprio quella che la sinistra progressista italiana si auspicava. Infatti, tra i vari nominativi che circolano, a capo del Pentagono rimarrà tale Bob Gates, scelto da Bush due anni fa.

Gates, oltre che per ottime referenze, è stato riconfermato per via dell’attuale ottima strategia militare in Iraq. Altro nome che circola è quello del futuro consigliere per la Sicurezza Nazionale. Le indiscrezioni indicano che Obama avrebbe scelto il Democratico James Jones, ex generale dei Marines e amico di John McCain.

Jones è noto per la sua posizione contraria al ritiro immediato delle truppe in Iraq (gli USA infatti, secondo il suo pensiero, ritirandosi dall’Iraq andrebbero contro i propri interessi) e crede fortemente che l’unico modo per continuare e vincere la battaglia contro “Al-Quaida” sia confrontarsi con l’Afghanistan. Inoltre, come Obama, auspica la chiusura immediata del carcere di Guantanamo (solo per far apparire gli USA con un’immagine più pulita?) ed è pure convinto che si debba trovare una modalità per confrontarsi con i nemici.

Qualunque sia tale modalità, non crediamo sia quella di “andare tutti a cena insieme”. Ecco che Obama si distanzia ancora di più da quelle che sono state le sue prime idee portate avanti nella campagna elettorale: idee che gli hanno consentito di battere la sua avversaria (Hilary Clinton) durante le primarie. Probabilmente, al momento non può fare diversamente che alleggerire il “sistema Bush” per poi smantellarlo con il passare del tempo. Certo è che la presenza militare nel mondo degli Stati Uniti non può venir meno nel corso di una notte ed è inoltre necessario che ogni scelta in merito sia ponderata.

Un editoriale del New York Times, poco tempo fa, avvertiva Obama che “l’America non può venire meno al suo ideale di portare la democrazia dove ora non è presente, soprattutto nei paesi arabi in cui la mancanza di essa genera il terrorismo”.

Mi chiedo: ma della mancanza della democrazia in parecchi stati dell’Africa non gliene frega proprio niente a nessuno? Walter, pensaci tu.

Commenti (1)

  1. Come cambieranno i rapporti Europa-USA con l’investitura di obama? Uno storico italiano, Franco Cardini, afferma qui che, fino a quando l’Europa non imporrà i suoi punti di vista (cosa che con Bush non ha neanche accennato a fare) gli Stati Uniti manterranno la loro egemonia sull’Europa. Tutt’al più, con Obama, dopo il bastone, ci sarà la carota di una politica multilaterale, quanto meno a livello di una maggiore diplomazia comunicativa, ma siamo comunque destinati a essere sudditi dei nostri cosiddetti alleati.

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