Marcegaglia: corvo a chi?

di IsayStaff 1

Corvo a chi? Non sono un corvo, è il Governo che deve fare di più. Emma Marcegaglia, con la sua inconfondibile vocetta proprio non ci sta, e rimanda al mittente l’epiteto di corvo. Epiteto che si era visto affibiarsi da Claudio Scajola, MInistro dello sviluppo economico, che si era detto perplesso degli scenari che ogni volta Confindustria ha diffuso a fronte delle previsioni degli organismi internazionali. Finiamola con questi corvi che passano per strada…

Altro che corvo, anzi. Nostra Signora di Confindustria ci tiene, dalla BIT di Milano, a sottolineare che in realtà è tra i pochi a credere e auspicarsi una ripresa dell’economia entro la fine dell’anno in corso.

Mi pare di non essere un corvo, ma anzi una delle poche che ancora crede che alla fine del 2009 si possa vedere un po’ di miglioramento in questo paese, e noi spingiamo affinché si possa uscire da questa crisi prima possibile

Non che si vogliano ritrattare le analisi e le previsioni economiche del Centro Studi dell’associazione, peraltro, a detta della Marcegaglia, in linea con quelle diffuse da altri organismi internazionali. E soprattutto nere. Previsioni per le quali il nostro paesenon da solo, neh, ma nell’ottima compagnia di tutto il resto del mondo – sta attraversando una fase di crisi (MADDDDDDDDDAIIII!). Qui non si tratta di diffondere pessimismo, ma di fare previsioni come sono partendo da dati attuali, precisa l’ineccepibile Emma.

Che aggiunge: anziché prendersela con dati e previsioni, il governo può sempre fare di più. Pensiamo che in un momento come questo il tema del debito sia essenziale e serva a fare di più su alcuni temi specifici, così come stanno facendo gli altri paesi europei

Numeri, cifre, polemiche. Qual è l’andamento dell’economia? EE quali sono i veri numeri che lo rappresentano? – 2,5% come ha sostenuto Confindustria, o solo il 2, come hanno sostenuto grandi organismi internazionali come l’Ocse e il FME? Il punto cruciale tra Scajola e la Marcegaglia è la lotta di punti di vista tra politica ed economia. Non chiedere un’informazione patrottica, non tocca a nessuo, ma un’informazione corretta. E non diffondere, questo sì, un allarmismo che può, in economia, facilmente avverarsi.

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