L’unità della classe politica è impossibile?

di IsayStaff 1

È durata poco l’unità politica di dichiarazioni e intenti. A generare questa “anomalia” della politica italiana è stato, purtroppo, il drammatico crollo del soffitto della scuola di Rivoli dove un giovane studente ha perso la vita. Possibile che la classe politica italiana riesca ad andare d’accordo solo per poche ore dopo che avvengono “fatalità di questo genere”? Lo scontro politico, lo so, è alla base della democrazia e permette ad un paese di crescere: anche una politica unita sui temi importanti, con osservazioni costruttive da entrambi gli schieramenti anziché accuse, aiuta lo sviluppo di un paese. Quante assurdità di questo genere dovranno ancora accadere prima che la classe dirigente italiana capisca che l’unità di intenti è spesso sinonimo di una polica costruttiva? Ora invece largo alle accuse, ai reportage e diamo pure la colpa di anni e anni di menefreghismo agli ultimi due Ministri. So che ora vi aspettate un paradosso, una battuta simpatica oppure anche una acida: oggi preferisco il silenzio.

Commenti (1)

  1. Se ogni giorno se ne esce uno a caso che attacca chiamando gli avversari comunisti e giustizialisti, fa la vittima dicendo che le televisioni lo prendono in giro, quando, a ben guardare, ne possiede tre, mentre le altre tre, dati AGCom alla mano, lo fanno parlare per ore (oggi vedevo il TG1, ha parlato per cinque minuti di fila), se dice tutto e il contrario di tutto per confondere le acque e avere le mani libere di fare quello che gli passa per la testa (e altre, favolose simili cose), possiamo dire che la maggioranza sta a posto.

    Dall’altro lato abbiamo l’opposizione dell’UDC che si astiene su tutto; l’opposizione del PD, spaccata fra chi vuole imitare Berlusconi, sia in politica che negli affari (vedasi D’Alema e Latorre sul caso Unipol) e non vede l’ora di inciuciare e chi non lo nomina nemmeno e porta avanti la politica del “Ma anche” che vuol dire tutto e il contrario di tutto (vedi sopra, non è un caso); l’opposizione dell’Itala dei Valori che, a parte la sacrosanta crociata sulla giustizia, non ha un indirizzo ideologico (anche se pare lo stia trovando fra i liberali riformatori, ma c’è da aspettare ancora per capirlo).

    Io non credo che serva l’unità politica, perché si tramuterebbe automaticamente in inciucio; serve, invece, una nuova classe politica, e deve cominciare dall’allontanamento in perpetuo di Berlusconi dalla vita politica italiana: come diceva Montanelli, Berlusconi è il macigno che blocca la politica italiana, e, a ben guardare, da quando è sceso in campo, quindici anni fa, abbiamo stagnazione economica e stagnazione politica (basti pensare all’alternanza fra Berlusconi e Prodi degli ultimi quindici anni, alla mortificazione del Parlamento, che grazie al Porcellum è diventato un esercito di soldatini che votano a comando dei segretari essendo da essi nominati, consolidando il potere dei partiti e non dei cittadini – il divieto di mandato imperativo è nei fatti defunto-, al fatto che la contrapposizione fra D’Alema e Veltroni risale ai tempi del PCI e continua dopo vent’anni, visto che l’uno è sorretto da Berlusconi e che l’altro è da sempre – sin dal 1996 – il delfino di Prodi).

    Serve aria totalmente nuova, non unità politica.

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