Lega contro Berlusconi riguardo la guerra in Libia

di Michele Laganà Commenta

Foto: AP/LaPresse

Tensione altissima nel governo per quanto riguarda la decisione presa dal premier Silvio Berlusconi, riguardo l’entrata in azione dell’Italia nella guerra in Libia. Questa volta, Berlusconi si trova a dover difendere nuovamente Giulio Tremonti, attuale ministro all’economia. “Ho fiducia in Tremonti che, con me, sta lavorando per ritrovare con la Lega i termini di un comune impegno politico. Smentisco il Giornale, d’altronde proprio oggi, alla Camera abbiamo approvato il documento economico finanziario che reca la sua firma con la mia” dice Berlusconi.

Il premier si riferisce al titolo del quotidiano il Giornale il quale titola “Tremonti aizza la Lega!”. Nel pomeriggio di oggi, è previsto un incontro tra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, l’incontro sicuramente verterà sull’entrata in azione dell’Italia sulla Libia.

Riguardo la decisione della Lega di essere contro le operazioni militare in Libia, Berlusconi durante una cena ieri a casa di Melania Rizzoli ha commentato la decisione della Liga, mostrandosi amareggiato e dispiaciuto. Inoltre, ha aggiunto: “Non sono affatto preoccupato per i lavori della coalizione e della governo“, ha comunque risposto il premier ai giornalisti al termine della cena: “Non voglio aggiungere altro, ma posso dirvi un mio stato d’animo: non sono affatto preoccupato.”

Il capogruppo della Lega alla Camera ha commentato così, le notizie riguardo una possibile divisione nella maggioranza “Nessuna divisione – ha esordito Reguzzoni a Canale 5 – la contrarietà alla guerra è condivisa da tutti. Ed è – aggiunge – una posizione non di oggi. La Lega è nata 30 anni fa – spiega l’esponente lumbard – e la posizione sulla politica estera è stata sempre la stessa. Nulla di vero nel fatto che l’ispiratore della linea leghista possa essere stato Tremonti”.

Il quotidiano Leghista oggi ha confermato l’idea che ormai la Lega sta portando avanti da più giorni: “Sulla Libia il Carroccio non arretra” perché “bombe uguale più clandestini”.

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