Ipse dixit, anzi no. (Umberto Bossi)

di Francesco Giurato 1

Le recentissime esternazioni del Senatùr circa la reintroduzione dell’Ici e la presunta pressione esercitata dal Presidente della Repubblica Napolitano sulla legge elettorale per le europee sono dunque state uno scivolone, ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi, un infortunio. L’ennesimo, ci viene da dire, da parte di Umberto Bossi, padre fondatore della Lega Nord. Pochissime settimane fa registravamo il suo dito medio durante l’esecuzione dell’Inno di Mameli, “mai più schiavi di Roma” e via discorrendo.
Il ministro per le riforme per il federalismo ha precisato ieri che il dito medio non era affatto destinato all’inno nazionale, per carità: si trattava di una “memoria storica”. Spiegazione: “il gesto è nato nell’antichità perché i romani tagliavano agli arcieri nemici il dito medio per impedire loro di scoccare ancora frecce, pratica ripetuta dagli inglesi con i francesi.
Proprio nella stessa occasione, il profeta del celodurismo ha però rilasciato subito le due dichiarazioni destinate a far discutere, almeno fino alla prossima smentita o precisazione. Il ministro delle Riforme è intenzionato a reintrodurre l’Ici, accennavamo all’inizio. “La rimettero” dice spiegando che bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse. “I cittadini – aggiunge il leader del Carroccio – sono disposti a dare, se le tasse vanno ai loro Comuni, perché vedono i risultati: strade, aiuole”. Strade e aiuole… ‘nnamo bene.
I più attenti noteranno peraltro che si tratta dell’esatto contrario di quanto detto e fatto dal Governo da lui rappresentato. Sulla legge elettorale in vista delle europee del prossimo anno, il ministro spinge sull’acceleratore. “Va fatta entro il prossimo mese”, precisando che il suo “ministero l’ha più o meno pronta”. “Dobbiamo tener conto – aggiunge – anche di quello che vuole il presidente della Repubblica. Vuole che partiti, formazioni politiche troppo piccole di inesistente capacità politica e organizzativa alla fine non vadano a finire in Europa. Ne terremo conto e faremo una legge adeguata”.
Il Colle smentisce con fermezza la posizione affibbiatagli rispedendo al mittente la lettera aperta di Napolitano, palesemente apocrifa. In attesa delle smentite o precisazioni di rito, facciamo un piccolo tuffo nel passato, rileggendo alcune tra le più significative dichiarazioni, più o meno smentite, rilasciate da Bossi negli ultimi anni.


“Tutto a posto, non ci saranno liti” Umberto Bossi ribadisce che per la Lega la priorità è il federalismo, ma assicura: “Faremo tutte e due le riforme, giustizia e federalismo”. (17 luglio 2008)
“Veltroni ha ragione, qui c’è troppo bordello. Come si fa a fare le cose?” Come si fa a governare, e soprattutto, come si fa a fare le riforme? Umberto Bossi, che ha a cuore la “grande riforma”, il federalismo, per arrivare alla quale è indispensabile il dialogo tra maggioranza e opposizione e il raggiungimento di un accordo, accoglie la mano tesa del segretario del Pd che ieri, avvertendolo che se va avanti così “non dura cinque anni”, ha offerto l’armistizio a Berlusconi, chiedendogli di rinunciare a imporre per decreto le contestate norme blocca-processi, in modo da far “cambiare il clima” politico e consentire l’avvio del dialogo tra i due schieramenti. (06 luglio 2008)
“Io non scarico i miei alleati”. Con queste parole il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha messo a tacere i dubbi sulla compattezza del governo e della maggioranza sul tema della riforma della giustizia. Il leader della Lega ha dichiarato: “La riforma della giustizia è cosa che vuole Berlusconi e se la vuole lui va bene anche a me” (20 luglio 2008)
“Berlusconi è ossessionato dalla Giustizia, ha paura di finire in galera” (22 giugno 2008)
“Dobbiamo cacciare i clandestini e fare il federalismo fiscale per questo useremo tutti gli strumenti che servono. Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi… ….I fucili sono sempre caldi” (29 aprile 2008)
“Prodi, di nascosto, a casa sua, dopo una cena ha deciso di vendere ad Air France, non si sa in cambio di che cosa. I francesi, è chiaro, comperano Alitalia solo per avere le rotte. Ma il governo italiano non può pretendere che il Nord, dopo che è servito per tenere in piedi Alitalia, adesso se ne stia buono e zitto. Scenderemo in piazza e ci faremo sentire” (29 dicembre 2007)
“La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi. Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord; Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia; la Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano; Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì; Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano. L’uomo di Cosa Nostra. Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che ‘pecunia non olet’. C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto”. (27 Ottobre 1998)
“Nazista”, “nazistoide” e “paranazistoide”, sono i tre epiteti con cui ha dato il suo addio a Berlusconi: “Adesso che non e’ piu’ presidente del Consiglio e’ bene che la magistratura faccia i suoi passi e spazzi via la gentaglia ereditata da Craxi e da Gelli. Se Dini fa il giochetto, se tra quattro o sei mesi si dimette, zac, noi abbiamo la macchina pronta in garage. Abbiamo gia’ creato l’ alternativa di un governo istituzionale, il governo Pivetti. Resta questa ipotesi per evitare le elezioni anticipate, adesso si’ che Berlusconi puo’ morire di noia aspettando. L’ importante adesso e’ fare un governo, poi sarà difficile buttarlo giù. Vediamo se Fini e Berlusconi possono ancora dire al Paese che vogliono andare ad elezioni. Noi facciamo subito un Fronte di liberazione nazionale contro di loro” (14 gennaio 1995)
Nella foto, il ministro Umberto Bossi ai tempi in cui si faceva chiamare Donato e faceva il cantante (1961).

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