Il Papa e la pace. In Tibet, in Darfur, in Libano, in Iraq, in Darfur. Buona Pasqua. Speriamo

di Angela Gennaro Commenta



A Roma piove oggi. Pioggia su di noi. Pioggia sul mondo, pioggia di Pasqua. Pioggia dell’anima e della riflessione. Pioggia degli affetti e dei destini. Pioggia di rinascita. Pioggia di comprensione. Pioggia, per mettere insieme quallo che nella vita si desidera.


Quello a cui si crede, e lottare per la gioia. Pioggia di vita. Si chiama Resurrezione. Di un uomo il cui ricordo e la cui storia è stata rovinata, vilipesa, strumentalizzata e violentata. Del più grande rivoluzionario che la storia dell’umanità abbia mai avuto. Piove su Roma, piove sulla Cupola di San Pietro.

San Pietro, culla della cristianità. Chissà se culla anche del messaggio originale. E’ Pasqua, e arriva l’appello. Com’è giusto che sia, e sperando che sia utile. Appello alla pace. Il mondo a brandelli, l’anima a brandelli. Bisogna risollevarsi. L’essere umano non può essere creatura così stupida da non tendere, prima o poi, alla sopravvivenza.


Arriva, di necessità, virtù e tradizione, l’appello del Papa. E’ Pasqua.

Ricerchiamo soluzioni che salvaguardino il bene e la pace nelle regioni del pianeta tormentate da conflitti: il Darfur e la Somalia, il martoriato Medioriente, la Terra Santa, l’Iraq, il Libano e infine il Tibet

E’ il messaggio di Benedetto XVI, sotto la pioggia di Città del Vaticano, per Pasqua, seguito dalla benedizione “Urbi et Orbi”.

Quante volte le relazioni tra persona e persona, tra gruppo e gruppo, tra popolo e popolo, invece che dall’amore, sono segnate dall’egoismo, dall’ingiustizia, dall’odio, dalla violenza


Le piaghe dell’umanità. L’uomo deve reagire.

Aperte e doloranti in ogni angolo del pianeta, anche se spesso ignorate e talvolta volutamente nascoste; piaghe che straziano anime e corpi di innumerevoli nostri fratelli e sorelle

Che si debba lenire, che si debba guarire, che si debba cambiare. Speriamo che l’autorevolezza della fonte da qualche parte arrivi. E’ Pasqua.

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