Honduras, sfida alla comunità internazionale

di Angela Gennaro Commenta

Honduras: non si è trattato di un colpo di Stato. Questo è il messaggio che continua a pervenire, e che prova a bucare e a squarciare il velo dell’informazione internazionale. A portarlo avanti, nuovi documenti che circolano in Honduras e sulla rete. Come il video che vedete, ad esempio. Un documento nel quale il destituito Manuel Zelaya viene definito “l’antitesi della democrazia” e l’operato e le condanne della comunità internazionale – e in particolar modo degli Stati Uniti e del Presidente Barack Obama – non vengono assolutamente comprese.

La popolazione onduregna è rivoltata dal comportamento di Obama. Non lo comprende, è sconvolta

E ancora:

… rimangono poche ore per informare il mondo… se Zelaya torna in Honduras sarà un bagno di sangue…

La nazione onduregna ha sofferto la tirannia di Zelaya. Ma gli onduregni sono certi di poter far fronte ai propri errori, attraverso il dialogo, “proprio delle nazioni civili”. L’Honduras rivendica una presa del potere senza spargimenti di sangue. E dà messaggi chiari ad una comunità internazionale che decisamente non ci sta.

La corte suprema dell’Honduras, le cui decisioni sono state alla base di quello che non definiscono un “colpo di stato” ma “legittima difesa”, persiste e dichiara “irreversibile” la destituzione di Manuel Zelaya. Non ha quindi avuto alcun successo il tentativo di mediazione dell’Organizzazione degli Stati Americani. Il segretario generale è stato, infatti, a Tegucigalpa per “sponsorizzare” il ritorno di Zelaya.

Secondo RaiNews24, nelle piazze hanno manifestato “migliaia di simpatizzanti” del presidente destituito, a fronte di altrettante migliaia che invece, vicino al palazzo del governo, hanno manifestato il loro entusiasmo per il neopresidente golpista Roberto Micheletti. Non solo: l’Honduras ha deciso di uscire dall’Organizzazone degli Stati Americani.

I sostenitori di Micheletti – nemici di Zelaya – temono un eventuale ritorno dell’ex presidente. Per ragioni che descrivono così: “23 omicidi: un numero che pone il nostro paese tra i più pericolosi dell’America latina. Zelaya ha giustificato soprattutto gli ultimi assassini come perpetrati dalla criminalità organizzata. Invitando la popolazione a non allarmarsi”. Già.

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