Il governo mette la fiducia sulla manovra: “La crisi è grave”. L’Iva arriverà al 21%

di Luca Fiorucci Commenta

 Nonostante le smentite iniziali, il governo sembrerebbe intenzionato a porre la fiducia sul voto di domani al Senato sulla manovra finanziaria. Il premier Berlusconi, durante la riunione del governo, avrebbe detto infatti: “Bisogna fare in fretta“.
Il testo iniziale del decreto sarebbe stato intanto oggetto di ulteriori modifiche anche di rilievo, come l’aumento dell’Iva dal 20 al 21%, il contributo di solidarietà del 3% per i redditi superiori a 300 mila euro (non 500 mila, come previsto inizialmente), e l’aumento dell’età pensionabile per le donne nel settore privato già dal 2014. Potrebbe invece essere cancellata la norma che prevedeva il carcere per chi evade oltre i 3 milioni di euro, norma poco gradita al premier, che avrebbe avuto rassicurazioni in tal senso.
Previsto per giovedì, invece, un consiglio dei ministri che dovrebbe varare un disegno di legge per inserire l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione, abolire le province e dimezzare il numero dei parlamentari.
Stamattina si è tenuto un vertice a Palazzo Grazioli tra i principali leader del centrodestra, per decidere gli ultimi ritocchi alla manovra; erano presenti,oltre al premier Berlusconi, il ministro dell’Economia Tremonti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro Calderoli, i capigruppo del Pdl Cicchitto e Gasparri e della Lega Bricolo.

Proprio ieri sera, inoltre, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto un appello a tutte le forze politiche a non sottovalutare la situazione economica e la “difficoltà a recuperare fiducia“, e ha aggiunto poi: “Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l’efficacia e la credibilità“.
Tutta l’opposizione critica aspramente il governo, anche per la scelta di porre la fiducia sulla manovra. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha affermato in una nota: “L’ennesima chiusura di ogni possibile discussione ci consegna una manovra che resta iniqua e inefficace“. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro ha invece definito la decisione di porre la fiducia “un atto di vigliaccheria da parte di un governo che non ha più niente da dire e da dare al paese“. Per il leader di Sel Nichi Vendola, invece, tale decisione è “un vero e proprio atto di violenza contro il Paese”.
Tutti i sindacati, inoltre, dalla Cgil, che oggi ha manifestato in piazza, a Cisl e Uil, solitamente più morbide con il governo, hanno criticato le ultime misure introdotte nella manovra, in particolare  l’aumento dell’Iva e l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. La Confindustria, invece, approva le ultime modifiche, pur chiedendo che “il decreto venga approvato rapidamente“.
E’ scontro, inoltre, sull’articolo 8, che modificherebbe lo Statuto dei lavoratori, rendendo più facili i licenziamenti: il segretario del Pd Bersani ha chiesto che venga cancellato, ma il ministro del Welfare Sacconi ha replicato: “Non se ne parla proprio“.

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