Florida 11/9, pastore Jones: “Corano in fiamme”

di Joel 1

L’undici settembre è alle porte. Il nono dall’attentato che – Torri Gemelle distrutte, migliaia tra morti e feriti, America colpita al cuore – ha cambiato le sorti del mondo. Oltre ai 19 dirottatori dei 4 aerei di linea, vi furono 2974 vittime (la maggior parte delle quali, civili) e 24 dispersi. Lo si ricorderà – questo passaggio indelebile della storia – in maniera differente, con richiami appositamente studiati, in ogni angolo del pianeta.

Eppure stavoilta, tra le miriadi di lezioni di civiltà che ne scaturiranno, si rischia di incappare in un inconveniente spiacevole e – già pervenute le minacce del caso – in grado di minare i precari equilibri tra occidente e oriente. Tutto nasce da un dato – ovvero, la probabile costruzione di un centro islamico in Ground Zero a New York (quindi, sui luoghi dell’attentato); ogni cosa è riconducibile a una persona: il pastore della Florida, Terry Jones.

Volto asciutto, baffi e barba che richiamano quelle degli sceriffi anni ’50, determinazione da vendere: ci provassero, ha detto in sintesi, a costruire una Moschea proprio lì: “Il punto è che dobbiamo smettere di piegarci alla volontà altrui. In certe aree del nostro paese abbiamo perso la spina dorsale. Abbiamo fatto troppe concessioni“. Quindi, l’idea: in occasione dell’anniversario dell’attentato di nove anni fa, Jones utilizzerà il simbolismo per mettere in chiaro il proprio pensiero e quello di molti americani: gli basteranno un Corano e un accendino per bruciare il libro Sacro.

Alla pubblicazione della notizia, le repliche di Al Qaeda non si sono fatte attendere: non vedono l’ora che accada – il succo – per riprendere ad ammazzare cristiani di ogni luogo. Non solo, lo stesso Presidente Usa, Barack Obama, si è dovuto spendere in prima persona per distogliere il pastore dall’intento: “Un gesto simile sarebbe uno strumento di reclutamento per Al Qaeda e metterebbe a repentaglio le truppe americane in Iraq e Afghanistan. Potrebbe inoltre favorire il reclutamento di gente disposta a farsi saltare in aria in America o in Europa. Non solo, quello che vuole fare è totalmente in contrasto con i nostri valori di americani: questo paese è stato costruito con la nozione della libertà religiosa e della tolleranza religiosa“.

Il passo indietro di Jones arriva quando Donald Trump (ha offerto all’investitore Hisham Elzanaty di acquistare la sua quota nel centro islamico, noto come Park51, ad un prezzo del 25% superiore a quello di mercato) pare mettere fine alla controversia. Poi la marcia indietro di Jones, per nulla convinto: brucio il Corano, non lo brucio, si lo brucio, ok rinuncio. Anzi no. La sensazione, o forse l’augurio, è che la gozzoviglia di istituzioni intervenute nell’affare (coinvolti anche uomini dell’Fbi) riescano a vanificare ogni proposito.

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