Eta: La rinascita con la morte di un imprenditore

di Paolo Riva Commenta

Sono passate quasi due settimane da quando, anche qui su Politicalive, si era annunciata la cattura di uno dei capi dell’organizzazione indipendentista basca, l’Eta appunto, con l’arresto in Francia di Mikel Garikoitz Aspiazu. I poliziotti sapevano due cose al termine di quella giornata: la prima che in quel momento l’ETA era rimasta senza testa e quindi si sarebbe dovuta riorganizzare per proseguire il suo “lavoro”, la seconda che il punto 1 l’ETA l’avrebbe sicuramente fatto.


Così, tragicamente, è stato. Sfondo è quell’Alta Velocità che da noi chiamano TAV e che invece in Spagna chiamano Y, a causa della forma che la linea prende sul territorio. Y che suo malgrado passa anche dalla regione basca, quasi paese intoccabile a vista del proprio governo interno, quello basco appunto. Talmente intoccabile che, per dimostrare il proprio intento, non sono bastate, in questi anni, autobombe, furti, esplosioni. Mancava l’assassinio. E così è stato.

Vittima, suo malgrado, è stato Ignacio Uria. Un imprenditore 70enne ben voluto da tutti, dedito al lavoro, ma soprattutto amato da chi comandava. Cosa che, come ben si sa, non è di certo semplice da ottenere. Proprio per queste ragioni girava sempre solo, senza la necessità di una scorta in un paese pericoloso come quello basco. Pericoloso almeno per chi non è lì per gli interessi della regione. Come non lo era lui agli occhi dell’ETA.

Un assassinio da killer professionisti: 2 colpi alla testa da distanza ravvicinata. Freddato. Senza nemmeno riuscire, probabilmente, a mandare l’ultimo pensiero alla moglie e ai cinque figli che lo aspettavano di ritorno a casa dopo il lavoro.

Purtroppo tutto questo l’ETA non lo pensa. Anche se ancora non è stato rivendicato, da parte dell’organizzazione, l’attentato, pare scontato indicare loro come la causa di questa morte “sul lavoro”. Così ha fatto anche il premier Zapatero.

Così mi sento di fare anche io. Come è giusto che sia. Perchè l’indipendenza di una regione, se proprio deve essere, non passa dai proiettili, dalle autobombe, dalle esplosioni, ma passa prima di tutto dalla maturità e dalle parole.

Lascia un commento