Debora Serracchiani, l’Obama italiana (?)

di IsayStaff 1

Debora Serracchiani sbarca in Europa col Pd e viene preferita a Silvio Berlusconi: in Friuli è stata votata più del Premier. I fan sul web la amano e scrivono di lei “Yes, she can“. Attenzione, l’ultimo italico che ha detto Yes, we can si sta ancora leccando le ferite.

Ho sentito spesso chiedere, da una giornalista (???) che non stimo ai suoi intervistati: “Secondo lei chi è l’Obama italiano?“. Che domanda. Un parallelismo di semplificazione che sfiora l’ignoranza più totale – quanto meno in una questione posta in questo modo. Ma lei era – e se legge sa perfettamente che sto parlando proprio di lei – una non giornalista. Sapeva scrivere, e conosceva (conosce, credo, ancora) molto bene un certo mondo della politica italiana vicina e lontana. Quello stesso mondo che dubito le dia oggi ancora corda, perchè di “truffe” ne ha già fatte molte, e a danno di molti. Danni più o meno grandi, morali e materiali.

L’Obama italiano, in quella semplificazione, non esiste. Altra cosa, invece, è analizzare l’effetto “digitale” brandizzato Obama e ricercare eventuali casi di studio all’italiana.

A vedere una novità in Debora Serracchiani è Michele Ficara sul suo blog. Qui non si entra nel merito né di lei come candidata, né del suo programma politico (o almeno, lo si fa in altra ottica), né della sua sincerità. Qui si entra nel merito dell’effetto web. Io dico che dobbiamo imparare a parlare unitariamente da Pd. Diceva tanto tempo fa. Una cazziata in piena regola, dove attacca la dirigenza, attacca la voce “mai unica” del suo partito. Ha sfondato con un discorso (erano i tempi ormai lontani e sopiti del dibattito sul testamento biologico, e attaccava, tra gli altri, la capogruppo al Senato PD Dorina Bianchi), ma soprattutto con la celebrità data dal suddetto discorso in video su YouTube. Amichevole ma decisa. 38 anni portati bene – e ne ha davvero una per tutti.

Il Pd sentito dalla base e non dal gruppo dirigente: questo è il problema per Debora. Una questione di mentalità. Come scrive Michele Ficara – e ripeto, qui l’analisi è del fenomeno di comunicazione:

Non dico che possa essere la nostra Obama italiana, ma ci si avvicina di molto. Soprattutto perchè non ha “studiato al tavolino” una strategia ma è successo quasi tutto per caso dopo la pubblicazione del suo video su Youtube dove condanna l’immobilismo del PD

Rappresentanza. Il web pone la problematica. La politica italiana deve affrontare il nodo. Dare a Debora – che comunque fa parte della politica da anni e che comunque da tanto fa campagna nei territori – dell’effetto Obama all’italiana è roboante – e non credo sia l’intenzione di Michele. Ma dare al caso di studio la valenza di una riflessione necessaria, per cercare (e chissà, trovare) la via italiana alla partecipazione alla Res Publica, potrebbe essere una chance.

Commenti (1)

  1. Ciao a tutti,

    vi scrivo per comunicarvi la nascita su Facebook del gruppo “Debora Serracchiani Leader del PD”.

    Un gruppo che punta a far eleggere Debora alla segreteria del PD al congresso di ottobre. Una persona nuova, giovane, preparata, intelligente, pulita, schietta, di sinistra, che dice esattamente quello che vorremmo sentir dire dal segretario del PD. E soprattutto una donna. Una donna distante miliardi di anni luce dalle veline berlusconiane. Degna rappresentante delle donne italiane e di tutti coloro che auspicano un PD che torni a fare una politica veramente alternativa a quella della destra. Senza inciuci e senza compromessi.

    Iscrivetevi e pubblicizzate il gruppo il più possibile: pubblicandolo sulla vostra bacheca, sui blog, invitando ad aderirvi i vostri amici e condividendolo con l’apposito link.

    Se diventiamo migliaia non potranno ignorarci.

    http://www.facebook.com/groups/edit.php?success=1&customize&gid=46037099234#/group.php?gid=46037099234

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