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Manifesti elettorali: lo scempio bipartisan

Roberto Carlino

L’assuefazione del popolo italiano al malcostume dei propri politici diventa evidente durante le campagne elettorali. Fra i molti atti che contribuiscono a disegnare un quadro di generale indifferenza e di complessiva maleducazione, c’è n’è uno in particolare che si ripete immutato in occasione di ogni chiamata alle urne. Parliamo dello scempio dei manifesti elettorali, i posteroni zeppi di facce che ti sorridono da ogni dove, malamente incollate a muri e arredi urbani che dovrebbero essere salvaguardati da categorici divieti d’affissione. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, non li notiamo nemmeno più. Ma che risultano essere un esempio di come l’arroganza dei nostri governanti – cioè di quelli che dovrebbero rappresentarci – abbia raggiunto livelli insopportabili.

Per legge i manifesti elettorali bisognerebbe attaccarli negli appositi spazi previsti da ogni comune durante il periodo di campagna elettorale.  Già in un articolo del Corriere della sera dell’11 aprile 2008 un boss dell’organizzazione di attacchinaggio elettorale a Roma aveva spiegato come funziona tale pratica: gli attacchini sono squadre che lavorano al nero, durante la notte. Quando arrivano le multe, nessuno le paga perchè subito dopo le elezioni scattano condoni e sanatorie [Come nella finanziaria del ’96, in cui tutti i politici si sono sanati i loro miliardi di multe con un milione a persona o a partito o in quella del 2005, che aveva previsto il pagamento di una-tantum di 100 euro all’anno e per Provincia per tutte le violazioni commesse in precedenza. O in quella del 2007 che ha aggiunto l’obbligo di pagare le spese di disaffissione a carico degli autori delle violazioni, ma che sono state pagate in minima parte].

Da destra a sinistra non c’è uno schieramento o una regione d’Italia che si salvi da questa pratica indecente: l’unica vera par condicio che viene rispettata è quella che vede tutti impegnati nella violazione delle leggi per strappare un centimetro di più all’avversario. In barba alle leggi, alle concessioni comunali, ai divieti d’affissione, al decoro stradale, alla più elementare decenza e al buon senso che invece ogni “normale” cittadino invece è tenuto regolarmente a rispettare.

I manifesti della “casta” non risparmiano nessuno: staccionate dei cantieri, scuole, negozi, cabine telefoniche, secchi della spazzatura, abitazioni, affissioni regolari. Noi di PoliticaLive, accantonato il consiglio di Virgilio (“non ragioniam di lor ma guarda e passa”) vi proponiamo una galleria degli orrori delle peggiori affissioni abusive cui ci troviamo a dover assistere ancora una volta in occasione di questa tornata elettorale. Cominciando da Roma, la “capitale” di queste indecenze.

Per rendere la cosa almeno più goliardica – se non fosse che si sarebbe da piangere – stileremo una classifica dei manifesti piazzati con maggiore inciviltà in queste elezioni europee: vincerà il centro-destra? trionferà il centro-sinistra? o si affermerà qualche outsider? Ai poster(i) l’ardua sentenza.

[ Vi invitiamo caldamente ad inviarci le vostre testimonianze fotografiche dalla vostrà città, inviandoci un link alla vostra immagine tramite la pagina “Segnala” oppure lasciandolo in un commento (potete caricare la foto su hosting gratuiti come imageshack.us ). In alternativa mandare la vostra immagine all’indirizzo mail: [email protected] ]