Berlusconi: da superstar a golpista

di Angela Gennaro 1



Vorrei dare un avviso ai naviganti…

Certo che pure lui… Dovrebbe saperlo che certe cose non vanno dette così. Non esplicitamente, non con quello stile. Ma insomma. Quasi fosse un novellino…


Titolo: Berlusconi, da superstar a golpista. Svolgimento: Come cambiare sembianze pubbliche nel corso di 24 ore. Storia di una trasformazione che la corta, sopita memoria dell’opinione pubblica presto archivierà. Lo sappiamo che è un gran burlone, in fondo…


Più popolare e più potente che mai. Così lo aveva definito, solo ieri, il New York Times.

Nell’Italia in crisi, il premier va forte

In sole 24 ore dall’incoronazione anglofona, però, Nostro Signore di Arcore si fa scappare frasette poco democratiche in reazione alla protesta dilagante per la Scuola e contro la Riforma Gelmini.

La popolarità di un leader nazionale spesso sale e scende con l’economia. Non sembra essere questo il caso del Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi

Così considera, (mal celando stupore?) il NYT.


Ne offre anche una fenomenologia.

Ora controlla miliardi di dollari di denaro pubblico da elargire per salvare le aziende private, qualora ne avessero bisogno. E probabilmente ne avranno bisogno

Love, Love, Love. Senza scalfire le aziende, però, il Berlusca fa lo scivolone – chiamiamolo così – sulla scuola. L’avviso ai naviganti. Una minaccia, con l’intenzione della minaccia, con tanto di richiesta di arruolamento volontario nella missione primaria: preserviamo lo status quo.


A Berlusconi, come a Gordon Brown, la crisi farebbe un baffo in termini di popolarità. Ma Silvio, di fronte alla rivolta contro la riforma della scuola, non ci pensa due volte a spaccare in due l’Italica Nazione. Minacciando l’impiego della forza pubblica per impedire alla nascita l’opposizione universitaria e scolastica, l’occupazione, la protesta.



Mentre lui parla, la Gelmini annuisce. Dopo l’editto di Sofia, questo passerà alla storia come l’avviso ai naviganti? Ma poi che vuol dire? Avviso a coloro che stanno usando male uno strumentaccio? Ma non è così geniale inimicarsi la blogosfera… Ci sono sfere della blogosfera, ancora troppo piccole ma vive, che la memoria non la danno in pasto al quieto vivere…


Un altro tassello nell’applicazione del programma della P2. Un discorso che spacca l’Italia: da una parte coloro che condividono e accettano la riforma Gelmini, dall’altra quelli che sono già potenzialmente fuori legge, e che sono tutti coloro che in democrazia protestano e vanno subito fermati dalle forze dell’ordine. E’ chiaro che quella che ha in mente è una polizia tipo G8 di Genova, una polizia delle manganellate senza misericordia

Così commenta Furio Colombo. La P2.


Circolano nell’aria voci. Pensieri di analisti che hanno già visto, e che ora osservano, traendo (forse azzardate?) conclusioni. Vedremo un nuovo ’77. Scuole e facoltà occupate, lezioni libere in strada, cortei. Questa, ad oggi, la fotografia di un’Italia in lotta. Dato del Ministero dell’Interno:

Il dissenso ha avuto finora modo di svilupparsi in circa 300 manifestazioni tenute nell’intera penisola dal primo al 23 ottobre, con 150 scuole e 20 facoltà universitarie occupate

Protestano, protestano, protestano. Cortei, manifesti, mobilitazioni, raggruppamenti. Per strada, nelle piazze. E davanti al Senato. E’ che proprio non vogliono stare zitti.


Commenti (1)

  1. Il problema è che abbiamo un presidente del consiglio senza alcuna credibilità. Le sue affermazioni su certe aziende quotate avrebbero dovuto generare una fortissima reazione, ma il mercato, conoscendo la credibilità di questo tizio, se n’è abbondantemente fregato.

    Se non ché, in questa presa di posizione, si tratta di tastare il polso ad un ipotetico “passo in avanti” verso la dittatura strisciante, ovvero: “come si sentirebbero gli italiani se annunciassi l’olio di ricino e le manganellate?” (si veda Gomez su voglioscendere). Un po’ come la guerra chirurgica in Iraq, che era tanto bella poiché i media mostravano solo i morti dei cattivi iracheni e non i buoni (quelli li tenevano ben nascosti).

    Così la repressione del movimento di protesta, con bambini e mamme annessi, rischia di degenerare nell’indifferenza di chi, per qualche motivo, in questo movimento non si sente coinvolto.

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