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Trenta giorni da Berlusconi

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8 marzo 2008. Festa della donna, apertura della campagna elettorale del PDL e del suo padrone, Silvio Berlusconi. E la risposta alle accuse di inciucio circolanti dal giorno della caduta di Prodi è inequivocabile. A Milano, davanti ad una claque adorante, il Cavaliere strappa il programma del Partito Democratico. Se sia studiato o meno non ci è dato dirlo, ma l’impatto mediatico è assicurato.


11 marzo. Il Cavaliere confessa candidamente che la – quantomeno discutibile – candidatura di Giuseppe Ciarrapico “serve per vincere”. Evviva la faccia. Anzi la faccetta.


12 marzo. Ecco servita la ricetta per superare il precariato: “sposare suo figlio o un altro milionario”. Provocatore.


16 marzo. E’ il giorno del lancio delle truppe cammellate della libertà, concetto poi ribadito in un crescendo rossiniano di numeri e di accuse. Trattasi di un esercito di nonsoquantinonsochè – ma volontari! – pronti a difendere le urne “dai brogli della sinistra”. Ma su questo argomento avrà modo di precisare.


20 marzo. Dopo avere giudicato la proposta di Air France per rilevare Alitalia, come irricevibile, il Cavaliere fa sapere dell’esistenza di una cordata – con dentro i suoi figli, volendo – pronta a fare un’offerta migliore al grido di – verità – “Qui o si fa Alitalia o si muore”. Simpatico aggiottatore.


26 marzo. Lo spettro del comunismo si aggira minaccioso sull’Italia. “Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: e’ la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra”. Lo stesso giorno: “Di Pietro si e’ laureato grazie ai servizi, perche’ non e’ possibile che l’abbia presa uno che parla cosi’ l’italiano”. No comment.


31 marzo. Il leader del Pdl ha un piano per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania “nel giro di due mesi”. Metterlo urgentemente in contatto con De Gennaro.


1 Aprile. E’ il giorno del primo attacco frontale al Presidente Napolitano. “Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovra’ passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall’altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi”. Poi preciserà. Pesce d’aprile.


8 aprile. Dopo avere etichettato come malato Umberto Bossi, Berlusconi chiarisce che si è trattato di una “invenzione dei giornalisti, tutti di sinistra, ad eccezione di Fede, ultimo baluardo”. Lo stesso giorno rende noto di essere più alto di Sarkozy e di Zapatero. Ma l’otto aprile è stato il giorno dei fuochi d’artificio, quelli lasciati in soffitta per le occasioni importanti. “I pubblici ministeri dovrebbero essere sottoposti periodicamente ad esami che ne attestino la sanita’ mentale”. L’idea non e’ nuova: era gia’ stata scritta nero su bianco nella riforma dell’ordinamento giudiziario targata Cdl. Gigante.


9 aprile. Berlusconi spiega che in una situazione come quella attuale, “dove non c’è nessuna carica dalla nostra parte”, sarà “difficile dare una Camera alla sinistra. Ma avendo loro anche il Quirinale, se il capo dello Stato decidesse di dimettersi prendendo atto della nuova situazione”, allora “si potrebbe pensare di dare una Camera all’opposizione”. Insomma io do una carica a te e tu dai una carica a me. Manovratore.


Ora, a ragion veduta, siamo sicuri che il test periodico lo debbano fare solo i magistrati?