TFR in busta paga, la bufala dell’aumento dei consumi

di Alba D'Alberto Commenta

Anticipare il TFR in busta paga non vuol dire incrementare i consumi perché al di là delle possibilità offerte dal governo, c’è poi da considerare il libero arbitrio dei lavoratori che soltanto nel 18% dei casi intendono approfittare di questa opportunità.

Il governo Renzi ha definito nella legge di Stabilità, la possibilità per chi ha il TFR di ottenerlo anticipatamente in busta paga con l’obiettivo di stimolare i consumi e far ripartire l’economia. Peccato che le indagini sulla base siano fatte soltanto a posteriori e come spiega bene un sondaggio su TFR realizzato da Confesercenti, questo provvedimento è un flop perché sarà usato soltanto dal 18% dei lavoratori, in pratica meno di 2 su 10.

Il TFR in busta paga, al momento, non è percepito come un’opportunità perché fa lievitare l’ISEE allontanando la possibilità di accedere ad alcune agevolazioni ed aumenta la quota IRPEF, quindi le tasse da pagare sullo stipendio. È normale che così presentata, la cosa non sia affatto invitante. Il 67% dei lavoratori ha già dichiarato che lo lascerà in azienda e il 15% si è dichiarato indeciso.

A cosa serve, tra l’altro, il TFR? I lavoratori dicono a Confesercenti di usarlo per lo più come un salvadanaio per avere una liquidazione più sostanziosa, il 29% lo userà invece per integrare la pensione, il 12% vuole usarlo come fondo per le spese mediche e il sostegno alla vecchiaia e infine il 5% intende impiegarlo per l’acquisto di un immobile.

E chi invece lo vuole in busta paga? I lavoratori che coglieranno l’opportunità offerta dal governo, nel 44% dei casi non sanno ancora come usare il tesoretto, nel 17% dei casi intendono investirlo in forme di risparmio alternative, il 16% vuole investirlo nelle pensioni integrative e il 13% lo userà per saldare i debiti pregressi.