
Metalmeccanici, per le trattative, semplicemente, non ci sono spiragli



Sono ormai 15 giorni che il Kenya sta vivendo giorni di terrore, a causa della crisi creatasi al termine delle elezioni presidenziali e i suoi contestatissimi voti. Personalità da tutto il mondo stanno cercando di intervenire per placare gli animi che sembrano non volersi raffreddare, anzi danno l’impressione di continuare a scaldarsi.
Dopo gli interventi di John Kufour prima e di Kofi Annan poi, ora è arrivato il momento di Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU. Il messaggio di Ki-Moon è chiaro e semplice:
Ho invitato i leader politici keniani a trovare con urgenza e attraverso il dialogo una soluzione accettabile per risolvere la crisi politica e perché il paese ritrovi il cammino della pace e della democrazia. Inoltre ho lanciato un appello perchè i dirigenti keniani, il governo come l’opposizione, evitino misure o azioni suscettibili di compromettere la ricerca di una soluzione amichevole della crisi nel paese.

Il mondo dei blog è mondo assai strano. Abbiamo, forse, uno strumento e invero non siamo perfettamente in grado di capire quale ne sia l’utilizzo migliore, o dove ci stia portando.Scoppia oggi la polemica Grillo-Gilioli. Nei seguenti termini.
Due giorni fa, il buon Gilioli pubblica, sul suo blog, Piovono rane, su L’Espresso, il post

Il primo incontro è fallito. Non è bastato come mediatore il presidente dell’Unione Africana John Kufour. Il neo eletto presidente del Kenya Mwai Kibaki e il capo dell’opposizione Raila Odinga non sono riusciti ad avvicinare le loro parti, attualmente molto distanti.
Tutto ha inizio il 27 dicembre scorso, data fondamentale per il Kenya, giorno in cui il Kenya si presentava alle elezioni con lo scopo non solo di eleggere il nuovo presidente, ma di mostrare al mondo la maturità civile che aveva reso il paese, negli ultimi anni, uno dei maggiormente attivi a livello di rilancio economico.
Purtroppo, agli occhi dei media di tutto il pianeta, il Kenya ha rispettato solo dei due punti di cui sopra. E tra l’altro con “legittimi” sospetti di broglio. Come sappiamo dopo alcuni ritardi di voto e con uno scarto minimo, il leader dei Kikuyo Kibaki ha battuto il leader Luo Odinga dato, tra l’altro, come favorito dalle previsioni.

Se dovessimo segnare un appunto sulla data del 9 gennaio, per quanto riguarda l’Italia e la sua politica, potremmo appuntarla come il Casini-Day. Non tanto per il gioco di parole che ne nasce (casini = disordini, che tra l’altro potrebbero riportarci benissimo alla situazione di Napoli) quanto dal cognome del leader dell’UDC.
Il fatto che sia il suo giorno è dovuto alla posizione che ha preso, in maniera pare definitiva, riguardo la “bozza Bianco”, ovvero la riforma sulla legge elettorale, che attualmente vedono alleati i “nemici-amici” Walter Veltroni, leader del PD e Silvio Berlusconi, leader di FI.

Le parole del sindaco di Quarto, comune coinvolto nella crisi-rifiuti del napoletano, lasciano sbigottiti:
Sembra di stare a Beirut il giorno dopo un bombardamento.
A leggere sembra che il primo cittadino di Quarto stia esagerando, eppure a guardare le strade della cittadina di quarantamila abitanti l’affermazione rilasciata dal sindaco sembra veramente calare a pennello. Macerie a terra, pietre, pezzi di vetro, cassonetti rovesciati, rottami di carrozzerie di automobili ancora infuocate. Un “tipica” giornata di guerriglia verrebbe da dire.

Sono parole che rimbombano forti, quelle di Papa Benedetto XVI pronunciate in occasione dell’incontro con gli ambasciatori di tutto il Mondo presso la Santa Sede. Un’occasione per illustrare, seppur tra le righe, come un’ ampliamento della moratoria sulla pena di morte all’aborto possa essere la “via giusta” da prendere per il futuro.
Davanti ai diplomatici di 176 paesi diversi, Ratzinger si è mostrato convinto:

I problemi per Prodi sembrano non finire mai. Questa volta è il tema dell’aborto a dare una spallata alla scricchiolante maggioranza del premier, che dovrà gestire al meglio la situazione per evitare di ritrovarsi a piedi.
Il nodo della questione è la legge 194, il cui tema è appunto l’aborto. La legge permette, entro i primi 90 giorni di gestazione, di interrompere la gravidanza volontariamente, mentre tra il quarto e il quinto mese è permesso solo in in caso di motivi terapeutici. La 194, che compirà 30 anni nel 2008, potrebbe quindi rivelarsi un’arma perfetta per l’opposizione al fine di sferrare l’attacco finale a Romano Prodi.

La situazione sembra incredibile. Noi di politicalive, che abbiamo avuto il pregio di seguire fin dall’inizio la situazione in Kenya quando ancora si parlava di campagna elettorale e quando i telegiornali snobbavano la notizia, siamo sorpresi e sbalorditi per come la situazione si sia evoluta negli ultimi giorni.
Prima una vittoria annunciata dell’ODM, guidato da Raila Odinga, poi, a sorpresa, una vittoria che conferma quanto di buono ha fatto il presidente Mwai Kibaki negli ultimi 5 anni. Nel mezzo un paese che tra i dubbi del broglio e le lotte etniche scatenatesi dalla campagna elettorale sta vivendo la piaga del dopo-elezioni sulla propria pelle.
Regalo di Santo Stefano dai Liberaldemocratici al Premier Romano Prodi. “Il governo in Senato non ha più i numeri per governare. Ed è assurdo che Prodi pensi che soltanto lui possa svolgere quel ruolo“. Lamberto Dini parla, e la sua voce sembra levarsi quasi dai banchi dell’opposizione. Nessuna concessione all’esecutivo e al suo presente, nella sua critica.
E la Barney Productions presenta… Gli auguri di Natale di Mr. President!
BarneyCam VI: “Holiday in the National Parks”, ovvero: comunicazione politica ai minimi della logica grammaticale, dei contenuti, della qualità e della beltà dell’audiovideo. Uno storyboard opinabile, un cagnetto – quello del Presidente – che vuole fare il Ranger, e una tematica, quella dei Parchi Nazionali, che manda avanti la Nazione.