Politically correct, e che ce la si mandi buona

di Angela Gennaro 2



Cortesi fino all’inverosimile. La nuova strategia, l’unica possibile, è questa. Hillary Rodham Clinton e Barack Obama dibattono soavemente al Kodak Theatre, dove va annualmente in scena la cerimonia degli Oscar. Il capitolo rissa e veemenza si direbbe superato.


Quesi sembravano non nemici, ma alleati nel loro confronto delizioso. Due vecchie, british amiche che chiaccherano durante l’ora del tè. Hillary è tutta un cuoricino: Abbiamo l’opportunità di fare la storia, cambieremo il nostro Paese, perché penso che uno di noi due finirà con l’essere il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.


Tanto carini e tanto onesti parevano, che negli osservatori è sorta spontaneamente una domanda e uno scenario possibile. Lo scenario possibile si chiama dream ticket. E vorrebbe dire correre insieme alle elezioni di novembre, naturalmente a diverso titolo: uno come candidato alla presidenza e l’altro alla vicepresidenza.

Naturalmente l’ardita questione è stata posta all’ormai zuccheroso tandem. Che ha replicato, come ovvio, in maniera evasiva, perchè è troppo presto per saperlo o più che altro rivelarlo. Se ne discuterà, certo, fanno sapere. E l’ipotesi non è stata esplicitamente esclusa.


La senatrice, dal canto suo, nel corso del dibattito ha sottolineato le divergenze con Obama. Disaccordi che si espletano anche su problematiche cruciali, come ad esempio l’assistenza sanitaria, le riforme economiche e la politica estera. Ma ciò non vuol dire, per Hillaru. Basta semplicemente guardarci, e si può senz’altro affermare che noi siamo la stessa cosa. Il connubio è forte, perchè significa togliere la vittoria ai nemici repubblicani. Fronte comune e compatto, dunque?


Anche Obama è stato delizioso con la sua interlocutrice. Ha sottolineato come il momento delle elezioni presidenziali costituirà un passaggio, una scelta ben precisa tra il passato e il futuro.


Ero amico con Hillary Clinton prima che questa campagna avesse inizio. Rimarremo amici dopo che tutto sarà finito. Certo, al momento della politica estera, l’armonia si è scalfita percettibilmente. Per Hillary il proposito dichiarato dal rivale di avviare il dialogo con tradizionali nemici degli Stati Uniti, come l’Iran, è senza mezzi termini da escludersi. Barack non dimentica e sottolinea criticamente il voto favorevole espresso da Hillary Clinton quando Bush chiese al Congresso di autorizzarlo ad attaccare l’Iraq di Saddam Hussein.


Non c’è verso di metterli insieme, soprattutto da questo punto di vista. Ma si stagliano l’uno di fronte all’altra, ora, con una carineria senza pari. Strette di mano, galanterie, sorrisi, segretucci bisbigliati in segreto. E non trattandosi di sicuro dell’inizio di una relazione extra-coniugale (per quanto, lui, invero, sia belloccio), certo qualcosa vorrà pur dire.


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