Il piano del Pd per il mercato del lavoro

di Alba D'Alberto Commenta

matteo renzi
Il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi è pronto a lanciare il suo “Job act”, il piano per il lavoro. Un piano che dovrebbe cambiare le regole del mercato del lavoro e al quale stanno lavorando i collaboratori del segretario del Pd. Questi sono Yoram Gutgeld, che si occupa di economia, Marianna Madia, responsabile Lavoro, Filippo Taddei, responsabile Welfare e Davide Faraone con la supervisione di Elena Boschi.
Alla base della riforma del mercato del lavoro ci sono il precariato, la burocrazia da semplificare e le norme sugli ammortizzatori sociali. Da domani è prevista la discussione in segreteria del Pd e Davide Faraone ha affermato che l’ispirazione nasce dal modello utilizzato nei Paesi scandinavi, basato su lavoro e Stato sociale con una sorta di flessibilità sicura.
Renzi ha parlato di un piano per il lavoro a 360 gradi lontano dai vecchi slogan. Una critica ai vecchi schemi dei sindacati? Renzi non ha accolto la richiesta su Twitter del portavoce della Camusso che si chiedeva se il piano per la riforma del mercato del lavoro partisse da quello della Cgil. Il segretario del Pd ha affermato in maniera eloquente e specifica: “La Cgil fa un altro mestiere. Ci confrontiamo con tutti ma noi siamo il Pd, non un sindacato. Partiamo dalle nostre idee”.
Il piano del Pd, da quello che emerge, prevede un contratto a tempo indeterminato per i neoassunti, ma senza l’articolo 18, quello del licenziamento per giusta causa. C’è invece l’indennizzo in caso di licenziamento senza giusta causa, ma non il reintegro.
La Cgil potrebbe minacciare lo sciopero, anche considerando che l’Articolo 18 rimane attivo per i contratti in essere.
La proposta somiglia a quella di Ichino e Gutgeld dice “Potrà esserci anche una dinamica negoziale positiva con i datori di lavoro: per esempio, io potrei accettare un contratto con meno protezione, in cambio di una retribuzione più alta”.