Legge Bavaglio, dal Governo prime modifiche. Rinvio a settembre?

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L’annuncio del rinvio dei lavori della Commissione Giustizia è stato dato in mattinata da Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia: il ddl sulle intercettazioni – provvedimento meglio noto come Legge Bavaglio – subisce l’ennesimo intoppo per mancanza di tempo utile. La Commissione avrebbe dovuto esaminare gli emendamenti avanzati da maggioranza e opposizione (la bellezza di 600) ma a una manciata di lancette dall’inizio, il proclama. “Ci serve maggiore tempo per scrivere un nuovo emendamento, che tenga conto non solo dei rilievi della maggioranza e dei finiani ma anche dell’opposizione. Non e’ semplice“. La constatazione immediata – e inevitabile – porta a dire che l’accordo tra le parti in causa – cui tocca tenere anche conto delle osservazioni fatte dal Presidente della Repubblica – è quantomeno complicato. Anche se.

E’ morta Eleonora Chiavarelli, la moglie di Aldo Moro. “Sulla vita e sulla morte di mio marito giudicherà la storia”

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Lottò contro i poteri forti e gli uomini di comando della Dc per la libertà del marito. “Se solo fossero stati modestamente intelligenti avrebbero capito che al potere non si arriva mai attraverso il delitto

E’ morta oggi un altro pezzo di storia della politica italiana. Eleonora Moro, vedova di Aldo Moro, lo statista democristiano che fu ucciso dalle Brigate rosse il 9 maggio del 1978, aveva quasi 95 anni. I funerali si sono svolti questo pomeriggio a Torrita Tiberina, il paese dove è sepolto il marito e leader democristiano. Sarà sepolta accanto all’uomo che ha provato a salvare sino all’ultimo. La donna è venuta a mancare nella sua abitazione romana, chiudendo una storia poco conosciuta ai tanti giornalisti-paparazzi del gossip-politico italiano, ma che era invece molto profonda e intensa tra i due.

aldo-moro-rapimentoDopo l’agguato del 16 marzo 1978,
il giorno in cui doveva avvenire la presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu bloccata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. In pochi secondi, i terroristi uccisero tutti i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. La signora Moro, da sempre donna riservata e decisa, pur di riuscire nella titanica impresa di salvare la vita del marito, cominciò a bussare a tutte le porte della politica, del Vaticano, delle Istituzioni tutte, senza mai arrendersi. La sua rigorosa  fermezza fu tra i motivi che convinse perfino il pontefice Paolo VI, a scrivere una lettera commovente “agli uomini delle Brigate rosse”. Uno spiraglio, seppur piccolissimo di speranza e di salvezza, la signora Moro pensò di averlo trovatoo anche nella posizione che prese il leader socialista Bettino Craxi, uno dei pochi all’epoca dei fatti che voleva percorrere la via della trattativa.

Finanziaria 2010: medici in sciopero. I motivi della protesta e il disaccordo di Fazio

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Da una parte il fronte comune dei Presidenti di Regione che lamentano gli effetti – nefasti – previsti dalla Finanziaria 2010 e verso i quali il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, ha pronunciato parole distensive in vista di una trattativa che consenta di giungere a un patto rispetto ai tagli previsti.

Dall’altra parte, vere e proprie classi di professionisti che lamentano, in vista dell’approvazione della manovra economica e finanziaria, carenze inaccettabili. A manifestare disaccordo rispetto alla Finanziaria 2010 sono oggi i medici, in sciopero per tutta la giornata: garantite ovviamente le emergenze anche se i primi effetti della decisione dei camici bianchi di incrociare le braccia per 24 ore sono lampanti. Salteranno, in questo lunedì di luglio inoltrato, 40 mila interventi chirurgici e migliaia tra esami e visite specialistiche.
I motivi della protesta?

Tremonti: “Il Governo Berlusconi è forte: nessun esecutivo tecnico nè larghe intese”

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Giulio Temonti intervistato da La Repubblica in un periodo nel quale non sembra difficile avere domande da porre al Ministro dell’Economia. La Finanziaria in fase di approvazione, certo, ma anche l’inchiesta sulla cosiddetta P3 e le difficoltà che sta incontrando la maggioranza parlamentare nel conservare coesione. I finiani sono un problema tutto interno al PdL ma rischiano – Bocchino, Fini e compagnia – di tenere in scacco l’intero Governo nazionale che pure – quello sì – mostra compattezza e unità di intenti. Per Tremonti, tuttavia, non vi sono alternative a Berlusconi: nessun passaggio a un esecutivo “tecnico” nè a larghe intese. “Il governo Berlusconi è forte, e non esistono alternative credibili. Né governi tecnici, né larghe intese. Sono fuori dalla storia, e l’Europa non approverebbe“. A dare man forte alle parole del Presidente del Consiglio – per il quale l’attuale maggioranza arriverà alla fine della legislatura – il sostegno di un uomo – quale è Tremonti – apprezzato anche da molti esponenti dell’opposizione che lo vedrebbero bene a capo di un Governo di transizione. Laddove quello attuale dovesse cadere.

Palermo ricorda Paolo Borsellino a 18 anni dall’attentato di via D’Amelio

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Una tre giorni di commemorazioni, a Palermo, per conservare eterno il ricordo di Paolo Borsellino. Più di un evento per custodire gli ideali propri del magistrato. E’ da un po’ che Palermo – una bella fetta di palermitani – ha deciso di non voltare la testa, non affossarla sotto la sabbia, non avere paura. L’ennesimo passaggio della voglia di non piegarsi alla malavita lo mettono a compimento le Istituzioni, i privati cittadini. Sabato 18 luglio, domenica 19 luglio, lunedì 20 luglio. Nel 1992, sarebbero stati “vigilia di morte”, poi “morte”, poi ancora “dolore”. Nel 2010 si possono indicare come giorni da bollino rosso (per il caldo record) e quali finestre attraverso le quali custodire indelebile l’esempio di Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940; Palermo, 19 luglio 1992). Evento inaugurale del “week end lungo” commemorativo rappresentato dal momento in cui, nell’Aula Magna del palazzo di giustizia di Palermo, ci si è alzati in piedi. Tutti. Con in mano l’agenda rossa. E’ stato il modo in cui la sezione distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati ha dato il là alle cerimonie dopo che nella mattina esponenti e simpatizzanti del comitato “Scorta civica” aveva organizzato un presidio in piazza Vittorio Emanuele Orlando, davanti al palazzo di giustizia, esponendo come simbolo proprio l’agenda rossa.

Piemonte, Cota – Bresso: il Tar accoglie parte dei ricorsi, 15 mila voti da ricontare

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Fermi tutti. La polemica tutta piemontese sui risultati elettorali delle ultime elezioni regionali, tra il neo eletto Roberto Cota (Lega Nord) e l’ex presidente Mercedes Bresso (Pd), era iniziata già qualche ora dopo i festeggiamenti per la vittoria della Lega Nord. E dopo oltre un mese di battibecchi, polemiche e ricorsi, la notizia ha assunto i contorni dell’ufficialità: torna così in bilico la futura presidenza del leghista alla guida dell Regione Piemonte. All’1,05 di questa notte infatti, il presidente del Tar piemontese, Franco Bianchi, ha letto il dispositivo di una sentenza che potrebbe dare un ulteriore scossa al già movimento momento politico italiano. E una nuova e pericolosa spallata al governo in carica, guidato in maniera sempre più evidente dal duo di “ferro” Lega Nord-PdL. Questo perché giudici hanno accolto parzialmente il ricorso contro due liste di centrodestra (“Consumatori” e “Al centro con Scaderebech”) decidendo che si deve procedere entro 30 giorni al riconteggio dei voti. Respinto invece l’altro ricorso contro la lista “Verdi Verdi” accusata dallo storico partito del “Sole che ride” di aver copiato il simbolo per confondere ulteriolmente gli elettori. Infine gli avvocati dei ricorrenti dell’area del centrosinistra, hanno 60 giorni di tempo per avviare una querela nei confronti di Michele Giovine, eletto a capo della lista “Pensionati per Cota”,  e finito sotto processo penale con l’accusa di aver presentato firme false. Insomma, solito teatrino tutto italiano.

Le liste incriminate – Il problema maggiore però, é che l’esito del riconteggio delle schede sarebbe quanto mai incerto. Si pensa al caso della lista “Al centro con Scaderebech” che, presieduta da un ex consigliere regionale Udc passato poi nel centrodestra (si ricordi che in Piemonte Pier Ferdinando Casini sosteneva la presidente uscente, Mercedes Bresso) ha raccolto circa 12 mila voti.

Finanziaria 2010, il Senato approva; in Usa passa la riforma voluta da Obama

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Appuntamento congiunto, lo detta la tempistica, rispetto a tematiche tra loro affini: in Italia il Senato ha approvato la manovra Finanziaria 2010; negli Stati Uniti ci si è pronunciati a favore di una delle riforme più caldeggiate dall’amministrazione democratica, quella della Finanza. Per Silvio Berlusconi e Barack Obama, quindi, il primo step è archiviato e si attende la conseguenziale prosecuzione dell’iter (che in Italia significa passaggio alla Camera, in Usa marchio finale del Presidente) per arrivare alla definitiva accettazione in un caso del prospetto economico e finanziario, nell’altro dei regolamenti innovativi che incidono sul funzionamento di Wall Street.

P3, eolico in Sardegna: il Csm trasferisce Marra che dice “Non c’entro”

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P3: sigla da battaglia navale che rischia di trasformarsi in un “colpito, affondato”. Si è parlato di polverone ma, valutando con attenzione conseguenze e potenziali scenari, il pericolo è che diventi uno scandalo. Di quelli da meritare una posizione di rilievo. L’inchiesta – ancora nel vivo – che ruota intorno agli appalti per l’eolico in Sardegna continua a mietere vittime illustri. Oggi è toccato al Presidente della Corte d’Appello di Milano, Alfonso Marra, il cui nome risulta presente in diverse intercettazioni al vaglio dagli inquirenti: per Marra è stato deciso di avviare (prima commissione del Csm: quattro voti a favore, uno contrario, un assente) la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale. Lo stesso verrà ascoltato nei prossimi giorni anche se la prima reazione a caldo è stata quella di dichiararsi estraneo ai fatti: “Sono tranquillo, io non c’entro niente in questa vicenda. Sono contento che il Csm abbia aperto la procedura così si chiarirà la mia posizione“. Non il primo a pagare dazio, si diceva: l’indagine, infatti, sta falcidiando trasversalmente molti esponenti illustri.
L’INCHIESTA. Gli appalti per l’eolico in Sardegna: si è cominciato a indagare qualche mese fa in merito a un collegamento tra l’inchiesta della procura di Roma – rispetto a un presunto gruppo di affaristi che avrebbero agito in maniera tale da gestire l’assegnazione stessa di una serie di appalti pubblici nell’isola per la realizzazione di parchi eolici.

Roma, Il Manifesto contro i tagli all’editoria: redazione a Montecitorio

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Anticipata dalla prima pagina del quotidiano in edicola – un uomo a una donna in maniera quasi allusiva: “Lo facciamo in piazza?” – la riunione di redazione de Il Manifesto si è tenuta all’aria aperta, a due passi dal Parlamento, sole a palla a Montecitorio. Alla base, l’evidente voglia di manifestare ancora contro i tagli per l’editoria previsti dalla manovra Finanziaria in discussione nell’emiciclo. La voce di Norma Rangeri – in veste di Direttore – deve salire di un’ottava per annunciare l’apertura dell’anomala riunione di redazione del manifesto: ad ascoltarla, nomi noti e meno noti del giornalismo italiano, esponenti politici (facile pensare al rimando politico, essendo Il Manifesto un quotidiano di chiara ispirazione a valori e ideali di sinistra). Tra i presenti si segnalano: Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa; Fulvio Fammoni, della segreteria nazionale della Cgil; Claudio Fava e Alfonso Gianni, di Sinisitra ecologia e libertà; Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista; Fausto Bertinotti; Ignazio Marino, Giovanna Melandri e Vincenzo Vita (Pd); Giuseppe Giulietti (Aticolo21); Luigi De Magistris (Idv); i vertici di Mediacoop, Mario Salani e Lelio Grassucci; Corradino Mineo; Valentino Parlato, Giuliana Sgrena e Vauro. Il messaggio lanciato dalla Rangeri è lampante: “Berlusconi con questi tagli vuole togliersi dai piedi una serie di giornali di destra e di sinistra. La stampa è l’ultima spina nel fianco del regime mediatico berlusconiano e il premier inizia a eliminarla cominciando dai piccoli, ma noi venderemo cara la pelle. Se si andrà avanti con il voto alla Finanziaria siamo pronti a salire su un tetto, questa è solo la prima tappa“.

Legge Bavaglio, 600 emendamenti; P3, dimissioni Cosentino; ‘ndrangheta, Madonna di Polsi: parla Il Crimine

nicola-cosentinoDdl sulle intercettazioni, la nuova costola della P2 a cui è stato cambiato il numero (ora P3: si va in ordine crescente) e la maxi operazione condotta dalle forze dell’Ordine tra Reggio Calabria e Milano con una serie di blitz che hanno portato all’arresto di oltre 300 persone riconducibili alla ‘ndrangheta. Volessimo scattare tre fotorgrafie per raccontare la situazione politica italiana delle ultime ore, il rullino custodirebbe il trittico appena indicato. Momenti e contesti tra loro differenti – vero – nonostante il gioco di volti e assonanze consenta di trovare qualche affinità, determinare parallelismi, trarre conclusioni. La prima: situazione assai delicata per il panorama socio-politico nostrano nel quale accade che – a fronte di un Governo sempre appeso alla precarietà dell’asse Berlusconi-Fini – nemmeno quando è possibile riferire del più grosso colpo inferto alla ‘ndrangheta ci si può esimere dal confermare che – tra arresti e indagati – vi sono nomi di spessore professionale elevato. Direttori sanitari, avvocati, commercialisti e – appunto – politici. La seconda: saranno giorni infuocati. Nel corso dei quali pare necessario fare ricorso – da più parti – all’arte della pubblica relazione. Con ordine.

Ddl intercettazioni, dicevamo. La legge bavaglio. Oggi sono stati presentati undici emendamenti: sei firmati dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, e dal leghista Matteo Brigandì; altri cinque dalla presidenza della commissione stessa e relatrice del ddl sulle intercettazioni, Giulia Bongiorno. Si vanno ad aggiungere agli altri 600 presentati dalle opposizioni (400 solo dal Pd). Motivo per il quale il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, chiede maggior tempo per la valutazione. “Vogliamo leggerci con calma tutti gli emendamenti per capire che tipo di parere dobbiamo dare“. In tal caso, assenso trasversale: 48 ore per l’esame, martedì prossimo si vota.

Napolitano: “Condividere le scelte di lungo periodo”

Giorgio NapolitanoCi sono scelte su cui ci si divide e si contendono i consensi politici, ma ci sono alcune scelte che esigono condivisione e continuità“, l’ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’inaugurazione della nuova sede della Sissa a Trieste.

Sede che è stata realizzata con l’approvazione di diversi  schieramenti politici, che si sono alternati nelle amministrazioni pubbliche. “Sono le scelte – ha continuato Napolitanonon di breve ma di lungo periodo“.

Fini: “La libertà di stampa non è mai sufficiente”

Gianfranco FiniIn un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente“. Lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, che, intervenuto alla presentazione della relazione annuale dell’Agcom, continua: “Abbiamo ancora bisogno di introdurre nell’ordinamento ulteriori norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione“.

Di Pietro: “La legge sulle intercettazioni va cancellata”

antonio-di-pietro_cNon può essere emendata, va cancellata: lo dicono i media, il procuratore generale antimafia e chi combatte ogni giorno il crimine. È criminale il comportamento del governo che persiste nel volere una norma che assicura impunità per sè“. L’ha detto il leader dell’Italia dei Valori , Antonio Di Pietro, parlando con i cronisti a Montecitorio riguardo la legge sulle intercettazioni.

È un’azione truffaldina per sperare che l’opinione pubblica, – continua Di Pietro – distratta perchè al mare o in in ferie, non si accorga che la Carta costituzionale viene stracciata su legalità e stato di diritto, le parti più importanti“.

Bersani: “Fiat? Deve fare investimenti su Pomigliano”

Pier Luigi BersaniOra la Fiat senza tentennamenti, senza se e senza ma, ribadisca l’investimento su Pomigliano“.

E’ la richiesta del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che fa sentire la sua voce da Piazza Navova, in cui si sta svolgendo la protesta dei sindaci contro la manovra, dopo il successo dei sì al referendum che si è svolto allo stabilimento Fiat.