Legge Bavaglio, 600 emendamenti; P3, dimissioni Cosentino; ‘ndrangheta, Madonna di Polsi: parla Il Crimine

di IsayStaff 1

Ddl sulle intercettazioni, la nuova costola della P2 a cui è stato cambiato il numero (ora P3: si va in ordine crescente) e la maxi operazione condotta dalle forze dell’Ordine tra Reggio Calabria e Milano con una serie di blitz che hanno portato all’arresto di oltre 300 persone riconducibili alla ‘ndrangheta. Volessimo scattare tre fotorgrafie per raccontare la situazione politica italiana delle ultime ore, il rullino custodirebbe il trittico appena indicato. Momenti e contesti tra loro differenti – vero – nonostante il gioco di volti e assonanze consenta di trovare qualche affinità, determinare parallelismi, trarre conclusioni. La prima: situazione assai delicata per il panorama socio-politico nostrano nel quale accade che – a fronte di un Governo sempre appeso alla precarietà dell’asse Berlusconi-Fini – nemmeno quando è possibile riferire del più grosso colpo inferto alla ‘ndrangheta ci si può esimere dal confermare che – tra arresti e indagati – vi sono nomi di spessore professionale elevato. Direttori sanitari, avvocati, commercialisti e – appunto – politici. La seconda: saranno giorni infuocati. Nel corso dei quali pare necessario fare ricorso – da più parti – all’arte della pubblica relazione. Con ordine.

Ddl intercettazioni, dicevamo. La legge bavaglio. Oggi sono stati presentati undici emendamenti: sei firmati dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, e dal leghista Matteo Brigandì; altri cinque dalla presidenza della commissione stessa e relatrice del ddl sulle intercettazioni, Giulia Bongiorno. Si vanno ad aggiungere agli altri 600 presentati dalle opposizioni (400 solo dal Pd). Motivo per il quale il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, chiede maggior tempo per la valutazione. “Vogliamo leggerci con calma tutti gli emendamenti per capire che tipo di parere dobbiamo dare“. In tal caso, assenso trasversale: 48 ore per l’esame, martedì prossimo si vota.


P3: Silvio Berlusconi ha dichiarato, nel tentativo di fare quadrato attorno agli uomini di partito coinvolti nella vicenda, che ci si trova di fronte a “un gran polverone cretao intorno a quattro sfigati“. I quattro sfigati? Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia (di qualche minuto fa le dimissioni, come aveva paventato in giornata da Umberto Bossi, mentre resta coordinatore del Pdl in Campania. L’aternativa alla rinucia spontanea sarebbe stata una mozione di sfiducia che avrebbe trovato consenso anche tra i finiani e sarebbe stata messa al voto il prossimo mercoledì); Denis Verdini, coordinatore del Popolo delle Libertà; Marcello Dell’Utri, senatore PdL; il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo (a proposito di volti che si incrociano tra vicende); l’affarista Flavio Carboni. Per citarne giusto qualcuno. L’intento: fare più affari possibili, soldi, denaro, potere. E controllare, in maniera diretta, i ruoli nevralgici della società. Il sodalizio, come trapela dalle migliaia di pagine di intercettazioni a disposizione della magistratura, non si faceva mancare nulla. Appoggi  politici, giudiziari (nei giudici Arcibaldo Miller e Antonio Martone), operativi (ad esempio, gli infiltrati Ignazio Farris, Pinello Cossu e Marcello Garau che in Sardegna avrebbero dovuto avere sotto controllo l’intero comparto dell’eolico). La reazione in tal senso delle Istituzioni non è stata solo politica: di oggi – con comunicato affidato all’Ansa – le dichiarazioni dell’Associazione nazionale magistrati che chiede le dimissioni delle toghe coinvolte nelle inchieste sulla cosiddetta P3 scaturita dalle indagini sull’eolico. “Servono segnali forti. Bisogna avere la capacità di farsi da parte“, lo ha detto il segretario del sindacato dei magistrati Giuseppe Cascini.

‘Ndrangheta: paluso all’immane lavoro condotto in sinergia da rappresentanti delle forze dell’Ordine e della Magistratura di diverse città. Calabria-Lombardia, per metterla in Regioni; Reggio-Calabria-Milano, detta in capoluoghi. A conti fatti, la ‘ndrangheta aveva raggiunto l’intento di infiltrarsi nei luoghi dell’economia lombarda smettendo di macchiare vestiti di sangue. Semmai, mani sporche di calcinacci, visto che la rete era riuscita a penetrare nel mondo degli appalti del Nord Italia e puntava decisa all’assegnazione dei lavori per Expo 2015. Anche in questo caso, lavoro certosino fatto di appostamento, registrazioni, intercettazioni, analisi e studio: l’organizzazione criminale colpita al cuore (come ha ribadito Roberto Maroni, Ministro degli Interni) e manette anche al Boss dei Boss (in gergo, Il Crimine: colui al di sopra del quale non c’è nessuno). In tal senso, le news di oggi sono rappresentate in primo luogo dalla pubblicazione di parte delle immagini acquisite nel corso dei mesi. Questo video ha fatto il giro del mondo in poche ore: ci si trova al santuario della Madonna di Polsi, presso la frazione di Polsi del comune di San Luca. Provincia di Reggio Calabria. Nell’incontro tra boss, la parola spetta a Il Crimine, ovvero Domenico Oppedisano: nominato dagli altri capi cosca e intento, nella circostanza, a dettare regole e condizioni agli altri intervenuti. Agghiacciante la commistione tra sacro e profano. Inquietante il confine – labile – tra la vita e la morte.


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